I diritti in Turchia

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Adesione ad un'interrogazione del gruppo PD sui diritti umani in Turchia.

Testo dell'interrogazione:

Atto n. 3-01878 - Pubblicato il 1 settembre 2020, nella seduta n. 251

Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.

Premesso che:

il 27 agosto 2020, in Turchia, è morta in regime di detenzione Ebru Timtik, avvocata e attivista per i diritti civili, dopo 238 giorni di sciopero della fame;

Ebru Timtik scontava una condanna a 13 anni di reclusione per presunta appartenenza a un'organizzazione terroristica; nel gennaio 2020, aveva iniziato lo sciopero della fame, chiedendo un processo equo per sé e per gli altri detenuti politici in Turchia; il 5 aprile 2020 in Turchia giornata dell'avvocato, aveva annunciato che avrebbe proseguito lo sciopero della fame fino alla morte, assieme al collega Aytac Unsal, ancora detenuto; all'aggravarsi delle sue condizioni di salute, secondo quanto dichiarato dalla difesa di Timtik e riportato dalla stampa, l'Istituto turco di medicina legale aveva accertato l'incompatibilità delle sue condizioni di salute con la detenzione; tuttavia, il 30 luglio 2020 le autorità turche si erano limitate a disporne il ricovero coatto, in condizioni tali da non evitarne la morte;

lo sciopero della fame è stato scelto da Ebru Timtik, da Aytac Unsal e da altre detenute e detenuti politici in Turchia come estrema forma di resistenza rispetto alle violazioni dei diritti umani in quel Paese;

in Turchia è infatti in corso da anni una violenta azione di repressione del dissenso, che passa anzitutto attraverso lo svuotamento delle garanzie processuali dei diritti umani fondamentali, a partire dalla garanzia di indipendenza della magistratura; in questo quadro, sono numerose le avvocate e gli avvocati che, in contatto costante con l'avvocatura europea, con il Consiglio nazionale forense e con l'Osservatorio internazionale sugli avvocati in pericolo, stanno conducendo una campagna di sensibilizzazione internazionale sullo stato dei diritti in Turchia; ad oggi, sono moltissimi gli avvocati detenuti, non di rado sulla base di accuse strumentali ed eminentemente politiche; nel novembre 2019, una delegazione di avvocati europei, tra cui rappresentanti del Consiglio nazionale forense e dell'Unione delle Camere penali italiani, si è potuta recare in Turchia per verificare le condizioni di detenzione di alcune colleghe e colleghi; nel gennaio del 2017 un'avvocata italiana esperta di diritti umani e spesso presente in Turchia, come osservatrice internazionale, Barbara Spinelli, era invece stata fermata dalla Polizia e respinta alla frontiera con divieto permanente di reingresso;

attualmente, un altro avvocato, Aytuc Unsal, sta proseguendo lo sciopero della fame a oltranza proclamato assieme a Timtik e le sue condizioni di salute destano grande preoccupazione;

considerato che:

a seguito della morte di Timtik, le istituzioni europee hanno espresso il loro rammarico nella persona del portavoce della Commissione europea, Peter Stano e della commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Dunja Mijatovic, la quale ha in particolare osservato che "la morte dell'avvocatessa Ebru Timtik è la tragica illustrazione delle sofferenze umane che sta causando il sistema giudiziario turco che si sta trasformando in uno strumento per zittire avvocati, difensori dei diritti umani e giornalisti, attraverso una negazione sistematica dei principi più basici dello stato di diritto"; analoghe preoccupazioni sono state espresse dal Governo francese e da altri governi di Stati membri dell'Unione europea;

dal principio personalista, fondamento della Costituzione italiana, discende non solo l'obbligo di tutelare i diritti inviolabili all'interno del nostro ordinamento, ma anche quello di proiettare l'imperativo del rispetto dei diritti umani anche all'esterno, nell'ambito dell'azione internazionale del nostro Paese, come desumibile dagli articoli 10 e 11 della stessa Carta costituzionale;

l'Italia, dunque, non può rimanere spettatrice passiva di episodi così gravi, che si consumano alle porte dell'Europa e vedono coinvolti anche avvocate e avvocati, vale a dire soggetti che si trovano in prima linea nella difesa dei diritti e nell'attivazione delle garanzie dello stato di diritto, funzionali alla tutela di quei diritti nel rispetto del principio della separazione dei poteri,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati e se intenda attivare i canali diplomatici, a partire dall'Ambasciata della Repubblica italiana ad Ankara, per rappresentare al Governo turco la preoccupazione del Governo e delle cittadine e dei cittadini italiani di fronte alla sistematica violazione dei diritti umani in Turchia, e in particolare per le condizioni di salute dell'avvocato Aytac Unsal, detenuto attualmente in sciopero della fame;

se intenda attivarsi in sede europea per rafforzare le pressioni verso il Governo turco, attivando tutti gli strumenti previsti e consentiti dal diritto internazionale, affinché vengano ripristinati in Turchia lo stato di diritto, il principio di separazione dei poteri e l'effettiva garanzia dei diritti umani fondamentali.

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