La tassazione per la cartellonistica pubblicitaria

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Interrogazione presentata sulla questione della tassazione per la cartellonistica pubblicitaria.

Testo dell'interrogazione:

Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01777 - Pubblicato il 14 luglio 2020, nella seduta n. 239 

Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico.

Premesso che:

l'imposta comunale sulla pubblicità (di cui al capo I) e la tassa di occupazione del suolo pubblico (TOSAP) di cui al capo II del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507, il canone sostitutivo di tale imposta di cui all'articolo 62 e il canone sostitutivo della TOSAP di cui all'articolo 63 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e il canone previsto dall'articolo 27 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (codice della strada), trovano il loro presupposto per quanto attiene alla pubblicità esterna nell'espletamento della stessa e, dunque, nell'esposizione dei messaggi pubblicitari o comunque nel beneficio economico che deriva dall'utilizzo del suolo;

tali imposte e canoni, per gli impianti pubblicitari installati in modo permanente, maturano e si versano per tutto l'anno, nella presunzione, appunto, dell'esposizione dei messaggi pubblicitari e di un reale beneficio economico derivante da essi;

le misure di contenimento del contagio da COVID-19 hanno inibito dapprima l'esercizio delle attività della gran parte dei clienti investitori in pubblicità, con conseguenti recessi e risoluzioni contrattuali di campagne già in corso da febbraio del 2020 e il blocco dei pagamenti per esposizioni permanenti già esistenti;

i successivi provvedimenti di chiusura delle attività ed il "lockdown" hanno eliminato ogni possibilità di pianificazione ed esecuzione di nuove campagne di affissione e le nuove esposizioni in permanente, e ciò anche per le attività di impresa consentite;

questa eccezionale situazione richiede anche un serio intervento per la rinegoziazione dei contratti vigenti con le pubbliche amministrazioni ed in particolare le amministrazioni locali e gli enti pubblici; le imprese del comparto della pubblicità esterna retrocedono mediamente al comparto pubblico oltre il 50 per cento del proprio fatturato e assicurano quindi minori costi per i cittadini nel pubblico trasporto e in numerosi altri servizi quali, ad esempio, il bike sharing e l'arredo urbano;

il settore della pubblicità esterna nel periodo compreso tra il mese di gennaio e il mese di maggio 2020 ha perso il 57,7 per cento del proprio fatturato rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente ed in particolare nel mese di aprile non ha registrato alcun fatturato e nel mese di maggio ha avuto un fatturato pari 10 per cento di quello dello stesso mese dell'anno precedente;

osservato che:

il settore della pubblicità esterna, contrariamente ad altri settori dei media, quali l'editoria e la televisione sia locale che nazionale, non può accedere a forme di credito d'imposta e quindi subirà anche un grande svantaggio competitivo, e inoltre ciò determinerà ovviamente una grave difficoltà di mantenere l'attività delle imprese di pubblicità esterna e della loro occupazione;

l'attuale interpretazione normativa vigente, in assenza di un adeguato correttivo o di una differente interpretazione delle norme, impone il pagamento delle imposte e dei canoni in misura annuale e ciò è evidentemente iniquo in quanto è venuto totalmente meno il loro presupposto impositivo,

si chiede di sapere quali provvedimenti i Ministri in indirizzo intendano adottare, in considerazione dell'assenza dei presupposti per l'applicazione di canoni e tributi, al fine di ridurre gli oneri economici e tributari per le imprese di pubblicità esterna, di garantirne la sopravvivenza, salvaguardare i posti di lavoro, consentire agli investitori di usufruire anche in questo settore di un credito d'imposta per i loro investimenti ed infine di preservare gli enti locali, il trasporto pubblico locale, le società aeroportuali e le aziende ferroviarie da perdite future derivanti dall'impossibilità delle imprese del settore di rispettare pienamente i loro contratti di concessione in quanto la loro sopravvivenza è in serio pericolo.

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