Contrastare il rischio di infiltrazioni mafiose nelle misure per il riavvio delle attività produttive

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Intervento in Senato durante il Question Time con il Ministro dell'Interno Lamorgere per la presentazione di un'interrogazione sui rischi di infiltrazione mafiosa in occasione delle misure per la ripresa economica nell'emergenza da Coronavirus (video).

In queste settimane, molte fonti, molti Procuratori della Repubblica, associazioni antimafia, associazioni che combattono l’usura e la stessa Banca d’Italia hanno denunciato un allarme sulla possibilità che le mafie sfruttino questo momento di crisi economica prodotta dal coronavirus per infiltrarsi e assumere maggiore forza nel nostro Paese.
Ci sono concreti rischi, lo sappiamo.
Principalmente c’è il rischio che le mafie realizzino un sistema di assistenza alternativo a quello dello Stato sui territori più in difficoltà.
C’è il rischio che il traffico di persone venga utilizzato in carenza di manodopera nei terreni agricoli. C’è il rischio che le mafie si impossessino di imprese, mettendo molto denaro - che possiedono grazie ai loro traffici illeciti - nell’economia legale.
C’è il rischio che le mafie si candidino ad acquisire gli appalti della prossima ripartenza.
Credo che il Governo, che si è già dimostrato sensibile sul tema della lotta alle mafie, debba dire quali sono le misure che sta mettendo in campo per evitare che questo avvenga, per presidiare il territorio, per controllare i flussi finanziari ma anche per riuscire a interdire la possibilità per le mafie di impossessarsi degli appalti, sapendo che bisogna trovare un equilibrio tra la necessità di fare in fretta e bene le opere ma che non si può fare questo stravolgendo e cancellando le regole che oggi ci sono e che, come il Codice Antimafia e il Codice degli Appalti, continuano a garantire quelle misure che sono necessarie e non possono certo esser abrogate oggi se si vuole impedire che le mafie si infiltrino negli appalti.

Video dell'intervento»


Risposta del Ministro dell'Interno Luciana Lamorgese:
Signor Presidente, onorevoli senatori, i senatori interroganti paventano il rischio che l'attuale emergenza sanitaria possa rappresentare un'opportunità di arricchimento per la criminalità organizzata. Come sappiamo, gli appetiti criminali si organizzano alla ricerca di profitti e sfruttano la delicata situazione economica, quale quella attuale, tentando di inserirsi nell'economia legale. Non dissimili opportunità si possono prefigurare nella fase della ripresa, dopo l'epidemia, caratterizzata dal riavvio delle attività economiche e condizionato da un deficit di liquidità e dall'afflusso di ingenti finanziamenti pubblici, sia nazionali che europei, volti a sostenere la ripresa economica.
Proprio in quest'ottica, con una mia direttiva emanata il 10 aprile scorso a tutti i prefetti, ho sollecitato un'azione di intelligence sul territorio che valorizzi, in primo luogo, le evidenze di natura info-investigativa e la capacità di analisi dei contesti e dei fenomeni criminali a cura delle forze di polizia, con l'obiettivo di assicurare una ripresa delle attività secondo delle coordinate imprescindibili di legalità.
In quest'ambito, ho dato impulso alla creazione, da parte di ciascun prefetto, di apposite cabine di regia a livello provinciale con la partecipazione e il contributo di tutte le associazioni datoriali, imprenditoriali, del mondo finanziario e creditizio, ritenendo che ciò possa costituire un utile elemento di condivisione di tutti gli elementi e delle conoscenze.
Le forze di polizia sono impegnate a intercettare e contrastare le nuove dinamiche dell'azione criminale, anche in ragione della spiccata vocazione economica della criminalità organizzata e della sua capacità di repentino adattamento ai cambiamenti sociali e produttivi. Particolare attenzione viene attribuita ai cosiddetti reati spia, indici di fenomeni di infiltrazione criminale, anche mafiosa, nelle pieghe economico-finanziarie, tra i quali l'attività estorsiva, l'usura e l'attività di riciclaggio.
Nell'ambito dell'attività di prevenzione, evidenzio il ricorso alle risorse stanziate dal Programma operativo nazionale (PON) legalità e in particolare 14.600.000 euro sono destinati alla realizzazione del progetto «Sistemi evoluti per il monitoraggio e l'aggressione di patrimoni illeciti», che prevede la realizzazione di un sistema informativo finalizzato a rafforzare il sistema di vigilanza, di monitoraggio e di aggressione dei patrimoni illeciti. Ritengo inoltre che l'ingente mole di interventi finanziari renda necessario trovare un punto di equilibrio tra la tempestività delle erogazioni, come diceva l'onorevole interrogante, che è fondamentale in questa fase emergenziale, e i relativi controlli - a mio avviso - irrinunciabili. Non a caso è di prossimo perfezionamento un protocollo di intesa con la Sace SpA, per il rilascio della documentazione antimafia ai soggetti beneficiari di finanziamenti, assistiti da garanzia pubblica. Ritengo necessario individuare un elevato presidio di legalità nelle erogazioni pubbliche, scongiurando anche un uso distorto delle risorse, che saranno erogate a supporto delle attività economiche particolarmente colpite dalle misure emergenziali. Ciò, ovviamente, si potrà ottenere soltanto con il rispetto del quadro ordinamentale antimafia.


Intervento di Replica:
Ringrazio il Ministro Lamorgese per la risposta alla mia interrogazione e per le novità che ha introdotto nella sua risposta.
Dal punto di vista del metodo, ritengo molto importante in questa fase coinvolgere tutti i soggetti interessati nel contrasto alle mafie e, quindi, vanno benissimo i tavoli insieme alle forze territoriali e a tutti i soggetti che possono dare una mano a combattere e contrastare le infiltrazioni mafiose.
Molto bene anche i provvedimenti che sono stati realizzati per garantire che i flussi finanziari non siano inquinati dai soldi riciclati dalle mafie.

Video dell'intervento e della risposta del Ministro»

Testo dell'interrogazione:

Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-01507 - discusso nel Questione Time del 22 aprile 2020

MIRABELLI, MARCUCCI, MESSINA Assuntela, STEFANO, COLLINA, FERRARI, BINI, CIRINNA'

Al Ministro dell'interno

Premesso che:

l'emergenza sanitaria dovuta alla grave crisi epidemiologica da COVID-19 che il nostro Paese sta affrontando potrebbe rappresentare un'opportunità di arricchimento per le organizzazioni mafiose. Come noto, infatti, le situazioni di crisi rappresentano per la criminalità organizzata un terreno fertile da sfruttare in termini sia di guadagno che di controllo del tessuto imprenditoriale, politico e civile. A quanto detto si aggiunga la capacità di rapido adattamento ai mutamenti economici e sociali quale tratto distintivo delle organizzazioni criminali;

in questo drammatico frangente vi è il concreto pericolo che le imprese riconducibili alla criminalità organizzata possano infiltrarsi in diversi settori del circuito produttivo, sia quelli rimasti attivi nella fase di emergenza come le forniture alimentari e mediche, che in quelli, al contrario, duramente provati dalle misure di restrizione poste in atto al fine di contrastare la crisi epidemiologica, si pensi in tal senso al settore turistico e a quello dell'edilizia;

le forme di infiltrazione che le organizzazioni criminali potrebbero utilizzare in questa situazione di crisi sono molteplici, prima fra tutte il sostituirsi allo Stato nel sostegno alle fasce più deboli della popolazione al fine di aumentare il proprio "consenso sociale" utilizzando "risorse" proprie o anche gestendo i fondi previsti negli interventi di sostegno economico approntati dal Governo. A tal riguardo si evidenziano le notizie riportate dal quotidiano "il Mattino", secondo le quali la camorra a Napoli avrebbe organizzato una sorta di "banco alimentare" parallelo;

come sottolineato sia dal procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho che da diversi autorevoli esponenti della magistratura, vi è il concreto pericolo che le organizzazioni criminali cerchino di utilizzare le risorse pubbliche e i canali di finanziamento offerti dalla legislazione anticrisi per impossessarsene quali utili canali di riciclaggio, o ancora il pericolo di acquisire le molte imprese che saranno vittime della crisi. Infine, non si può non menzionare il rischio, per le implicazioni che comporta, ovvero di infiltrazione negli appalti pubblici che verranno;

lo stesso procuratore Cafiero De Raho, in un'intervista rilasciata il 21 aprile 2020 al quotidiano "Avvenire", sottolinea come "regolarizzare gli immigrati che lavorano nel nostro Paese (...) impedirebbe alle mafie di continuare a gestire le difficoltà e le sofferenze di queste persone con la mannaia dell'intimidazione e del condizionamento. E consentirebbe finalmente un lavoro regolare a tutti";

rilevato che:

in data 6 aprile il Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell'interno, guidato da Franco Gabrielli, ha diramato ai vertici sul territorio una circolare della DAC (Direzione centrale anticrimine) dalla quale emerge la necessità di individuare uno specifico programma di sostegno informativo e investigativo sui futuri scenari evolutivi della criminalità organizzata, considerato che queste organizzazioni sono pronte a "reinvestire flussi significativi di capitali in diversi segmenti del tessuto produttivo e finanziario";

nelle raccomandazioni su tematiche afferenti alle misure di sostegno economico predisposte dal Governo per l'emergenza COVID-19 inviate in data 10 aprile dalla Banca d'Italia alle banche italiane si legge che: "Considerate le opportunità che l'attuale crisi rischia di offrire alla criminalità economica, si fa presente che gli intermediari dovranno continuare a sottoporre la clientela a tutti gli obblighi previsti dalla disciplina in materia di antiriciclaggio";

appare, dunque, di tutta evidenza la necessità di coniugare l'esigenza da un lato di garantire il necessario sostegno finanziario alle imprese, alle famiglie e all'intero sistema economico, dall'altro di preservare tutte le necessarie tutele a presidio della legalità, evitando, come pure suggerito da alcuni autorevoli esponenti politici, qualunque soluzione legata alla temporanea sospensione del codice degli appalti, delle gare europee, dei controlli paesaggistici e da ultimo dei certificati antimafia;

tale sistema di regole si è dimostrato negli anni indispensabile nel contrasto alla criminalità organizzata e alle sue infiltrazioni nel tessuto produttivo economico del nostro Paese e il suo venir meno, anche solo per un breve periodo, finirebbe in un colpo solo per vanificare i sacrifici compiuti dalle forze dell'ordine e dalla magistratura e per compromettere l'intero impianto normativo a tutela dell'economia legale costruito nell'ultimo trentennio,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di assicurare ogni necessaria forma di contrasto a qualunque fenomeno di infiltrazione criminale e mafiosa nella delicata fase di riavvio e rilancio delle attività produttive, anche alla luce delle pesanti ricadute economiche e sociali che si sono venute a verificate a seguito del diffondersi della crisi epidemiologica.


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