Interrogazione sui bambini in carcere e la vicenda accaduta a Rebibbia

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Dopo il tragico duplice infanticidio a Rebibbia, il ministro Bonafede ha sospeso la direttrice del carcere, la sua vice e il vice comandante del reparto di Polizia penitenziaria. Fa propaganda e cerca il capro espiatorio invece di trovare soluzioni concrete, come si addice a un ministro. Ciò che deve e può fare è modificare il decreto legislativo sulle misure alternative, in attuazione della riforma Orlando dell’ordinamento penitenziario, che il suo governo ha presentato in Parlamento privo di quelle norme che sarebbero servite ad evitare i drammatici fatti di Roma. Le disposizioni sulle detenute madri con figli minori di un anno sono state infatti cancellate dalla maggioranza pentaleghista, come quelle sul diritto all’affettività e sulla sanità penitenziaria. Bonafede le ripristini. Le lacrime del coccodrillo non servono, ci vogliono fatti concreti: investimenti sugli istituti a custodia attenuata, misure alternative.

Testo dell'interrogazione:

Atto n. 4-00616 - Pubblicato il 27 settembre 2018, nella seduta n. 41

Al Ministro della giustizia.

Premesso che:

il 18 settembre 2018 una donna di 30 anni di nazionalità tedesca, detenuta nel carcere romano di Rebibbia dal 27 agosto, ha gettato dalle scale della sezione nido dell'istituto penitenziario i suoi due figli, il più piccolo di 7 mesi e il più grande di 2 anni;

nella stessa mattina, secondo fonti del Dap, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, la donna avrebbe dovuto avere un colloquio con i suoi parenti e nei giorni scorsi aveva fatto presente al suo avvocato di soffrire di depressione e di non reggere la situazione carceraria;

considerato che: come riportato nel XIV Rapporto sulle condizioni di detenzione femminile, elaborato dall'associazione Antigone e pubblicato nell'aprile 2018, uno dei problemi più sentiti della detenzione femminile è quello delle detenute madri con figli al seguito;

anche il Garante dei detenuti è intervenuto sulla situazione femminile nelle carceri, ricordandone, in una relazione al Parlamento del 19 giugno 2018, paragrafo 29, le principali criticità, come l'assenza di lavoro e progetti, a volte ridotti a stereotipi femminili passati, per esempio il lavoro all'uncinetto, ma anche l'insufficienza di prestazioni sanitarie, come quelle ginecologiche;

tenuto presente che:

secondo gli ultimi dati della sezione statistica del Dap, aggiornati al 31 agosto 2018, sono presenti nelle carceri italiane in tutto 52 madri con 62 bambini, quasi equamente distribuite tra italiane (27 con 33 figli al seguito) e straniere (25 con 29 figli);

al 31 maggio 2018, i bambini sotto i tre anni all'interno di penitenziari (in aree denominate "sezioni nido") erano otto (con 7 mamme) mentre nei cinque Icam (Istituti a custodia attenuata per detenute madri), dove si può restare fino ai 6 anni, ce n'erano, sempre al 31 maggio 2018, altri 18 (con 15 mamme);

il carcere di Rebibbia ha il maggior numero di madri (13) con bambini (16);

nel 2006 sono nati gli Icam, strutture "a custodia attenuata" per madri detenute, realizzati in modo che i bambini si accorgano il meno possibile del dramma della detenzione della madre;

valutato che:

la legge n. 40 del 2001 ha introdotto per le madri detenute l'istituto della detenzione domiciliare speciale, che può essere richiesta dalle donne che abbiano un figlio sotto i dieci anni d'età, se non sussiste un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti e se vi è la possibilità di ripristinare la convivenza con i figli. Tali limiti non hanno permesso a molte donne di farne richiesta;

a sette anni dall'entrata in vigore della legge n. 62 del 2011 che ha istituito le "case famiglia protette", in Italia esiste una sola struttura di questo tipo, la Casa di Leda, aperta a Roma nel 2017 in uno stabile confiscato alla criminalità organizzata e che, secondo quanto dichiarato a "la Repubblica" il 19 settembre 2018 dal responsabile della struttura e presidente della Consulta penitenziaria, Lillo Di Mauro, all'interno avrebbe la possibilità di ospitare altre donne, oltre alle 4 presenti con 6 bambini, il più piccolo dei quali ha appena un mese,

si chiede di sapere:

quali fatti e quali elementi abbiano condotto alla convalida dell'arresto della cittadina tedesca e alla sua detenzione in carcere con i figli;

quali elementi di fatto abbiano spinto il Ministro in indirizzo a dichiarare, con riferimento all'amministrazione penitenziaria, che "sono stati fatti errori", quali specifici errori sarebbero stati fatti in questa vicenda e su quali basi abbia disposto la sospensione dei vertici della Casa circondariale femminile del carcere di Rebibbia;

quali investimenti abbia intenzione di stanziare per migliorare e incrementare il numero e la ricettività degli ICAM e case famiglia, che danno una soluzione alternativa al carcere per le detenute madri e i loro bambini;

se e quando il Governo abbia intenzione di dare attuazione ad uno dei principi cardine della delega sulla riforma dell'ordinamento penitenziario, di cui all'articolo 1, comma 85, lettera s), della legge n. 103 del 2017: "s) revisione delle norme vigenti in materia di misure alternative alla detenzione al fine di assicurare la tutela del rapporto tra detenute e figli minori e di garantire anche all'imputata sottoposta a misura cautelare la possibilità che la detenzione sia sospesa fino al momento in cui la prole abbia compiuto il primo anno di età".

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