No a indulto o amnistia ma è sbagliato militarizzare le carceri

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Intervento in Senato sulla vicenda della rivolta nelle carceri (video).

Il Gruppo Partito Democratico esprime la più sentita solidarietà, il sostegno e la vicinanza agli agenti della Polizia penitenziaria, che sono in questi giorni e in queste ore impegnati in un difficile ruolo; agli operatori, che pure in carcere stanno cercando di lavorare per attenuare le tensioni; ai direttori, che sono di fronte a un compito molto difficile, spesso con strumenti limitati.
È evidente che gli atti compiuti in questi giorni sono gravi ed ingiustificabili; vanno puniti con grande fermezza gli autori delle devastazioni. Dico di più al Ministro della Giustizia: penso che vada anche verificato fino in fondo se ci sia stato un disegno destabilizzante su tutto il territorio nazionale per diffondere le rivolte ed individuare chi ha guidato questo progetto. Difficile pensare che in trenta carceri ci sia stata contemporaneamente una rivolta senza che ci fosse un disegno, non so di quale tipo, però coordinato.
Su questo, invito il Ministro a chiedere anche alla magistratura di fare un approfondimento.
Detto ciò, condividendo le dichiarazioni del Ministro e il fatto sottolineato da tutti, ossia che non c'è alcuna giustificazione, qualcosa non funziona e non ha funzionato, se è successo quello che sappiamo. E chi ha la responsabilità della direzione del Dipartimento deve rendere conto di ciò che è accaduto.
Ciò premesso, - e ancora non per dare giustificazioni - la situazione di sovrappopolamento, che è del 140% rispetto alle possibilità delle carceri italiane - problema che avevamo già posto e di cui abbiamo già discusso - rende di per sé tutto più difficile in un frangente come questo.
L'emergenza coronavirus mette ancora più in evidenza i problemi. Gli spazi stretti sono più pericolosi.
Siamo seduti in Aula in questo modo per garantire il rispetto della regola di stare a più di un metro di distanza l'uno dall'altro, ma è difficile farlo in celle di 10 metri quadrati che ospitano sei detenuti.
Ancora, io credo che su questa vicenda pesi la scelta, che pure condividiamo, di limitare gli accessi ai colloqui per tutelare i detenuti. Credo che, da questo punto di vista, il decreto-legge abbia fatto bene a limitare i colloqui e a prevedere che quelli con i parenti avvengano soprattutto via telefono o Skype.
Il tema è oggi quello di come attrezzare meglio le carceri per garantire questi colloqui.
Bene il triage, così come l'introduzione delle norme sanitarie di cui ci ha parlato, i provvedimenti adottati e la costituzione della task force che ha preannunciato per affrontare la questione.
Tuttavia, credo che allentare la pressione all'interno delle carceri significhi anche affrontare il tema comunque presente, quale quello della sovrappopolazione. Personalmente sono contrario a ogni forma di indulto e amnistia. Ha ragione il collega Casini: non vi deve essere alcun cedimento da parte dello Stato.
Siamo però di fronte a esperienze come quella del Tribunale di sorveglianza di Milano, che ci dice che si può intervenire mettendo alla prova chi già esce per lavorare, dando in affidamento alle comunità chi ha patologie che possono essere compromesse da un'infezione ai coronavirus, pensando di mettere agli arresti domiciliari chi ha solo poche settimane di carcere da scontare. Nessuno qui vuole liberare nessuno, tanto meno chi si è rivoltato.
C'è però un grande problema. Qui non ci dividiamo tra chi vuole condannare le rivolte e chi non vuole farlo. Qui ci dividiamo sulla soluzione. La soluzione è quella di affrontare i problemi che ci sono nel sistema carcerario, risolvendoli uno per uno. Metterci di fronte all'emergenza con questo atteggiamento è per noi la strada da seguire. La risposta di tornare indietro, chiudere tutto e militarizzare di nuovo il carcere sfruttando questa occasione è invece la risposta sbagliata.

Video dell'intervento»



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