Lavoriamo per garantire ai cittadini processi più veloci e giusti

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Intervento in Senato durante la dichiarazione di voto delle risoluzioni sulla relazione del Ministro della Giustizia (video).

Dico subito che il Gruppo del PD voterà la Risoluzione che approva la relazione del Ministro della Giustizia e lo faremo perché credo che vada riconosciuto lo sforzo fatto e vadano riconosciuti l'impegno e alcuni risultati che sono stati ottenuti e che sono stati giustamente valorizzati.
Penso innanzitutto alla giusta declinazione dei diversi investimenti fatti nei diversi settori per mettere la macchina della giustizia nelle condizioni di funzionare. Penso al personale, agli agenti di custodia e ad altre scelte, che sono state citate nella relazione del Ministro.
Penso che siano giuste e condividiamo le priorità, che il Ministro ha indicato nella relazione.
Voglio ancora sottolineare, perché secondo me non è stata valorizzata nel dibattito, l'importanza per il Paese, per le sue aziende e per la sua capacità di competere, del fatto che si scelga la riforma del processo civile come una delle priorità. È importante che il Governo abbia già proposto e preparato una legge delega, che andremo a discutere nei prossimi mesi, proprio per accelerare i tempi della giustizia civile.
Voglio anche sottolineare il fatto che nella relazione è citata una cosa importante, ovvero l'attenzione e la volontà di considerare prioritario, nel ventesimo anno dall'adozione della Convenzione di Palermo, il tema della lotta alle mafie, che ormai hanno definito un assetto internazionale.
Su tale lotta, che si è globalizzata, il nostro Paese ha uno straordinario know-how, che ci viene riconosciuto da tutti, insieme ad una grande capacità di indagine, di prevenzione e di contrasto.
Se, però, oggi non c'è un impegno reale affinché tutti i Paesi d'Europa e del mondo si occupino di combattere le mafie e di intervenire per impedire il riciclaggio del denaro, perché questo si può fare solo a livello internazionale, credo che ciò non basti ed è bene che il Ministro abbia riconosciuto questa necessità.
Voglio, però, dire con grande chiarezza che non mi pare che questa relazione abbia nascosto i limiti e i problemi: nonostante il lavoro e gli investimenti fatti, ci troviamo ancora in un quadro che resta problematico e voglio citare alcune questioni, tutte presenti nella relazione del Ministro e sulle quali penso che insieme bisogna lavorare di più.
Prima di tutto, credo che dobbiamo riflettere meglio e di più sulla questione carceraria in questo Paese, perché è vero che abbiamo valorizzato lo sforzo per assumere agenti e dirigenti - e credo che vada riconosciuto - perché oggi c'è il drammatico problema di garantire a ogni carcere un direttore. Benissimo anche i 280 milioni che già dal 2018 i Governi precedenti avevano stanziato da qui al 2033 per l'edilizia carceraria.
C'è un punto, però: in questo Paese, in quest'ultimo anno, siamo tornati a una situazione di sovrappopolazione delle carceri. Abbiamo il 20% in più di affollamento delle carceri: siamo passati da 50.692 carcerati, che sono quelli che il sistema carcerario italiano può sopportare, agli attuali 60.885; cioè c'è il 20% di carcerati in più rispetto a quelli previsti (tra questi, 2.400 in più si trovano in Lombardia e 1.300 in più in Campania e in Lazio). Credo che su questo dobbiamo riflettere e la risposta non può essere solo l'edilizia carceraria (e il Ministro non ha dato solo questa risposta).
Credo che dobbiamo ragionare sul fatto che oggi in carcere ci sono 1.500 persone che sono state condannate a pene inferiori all'anno. Mi domando se qui non ci siano uno spazio d'intervento e una riflessione da fare e se non ci sia da investire anche sulle misure alternative.
È giusto che vi siano più agenti, così come lo è però che ci siano più operatori che gestiscano le misure alternative - e in finanziaria si è operato in questo senso - necessarie per dare una risposta di civiltà a questo punto.
La seconda questione che desidero trattare molto velocemente è la seguente: il Ministro ha richiamato la lotta alla corruzione come una priorità, cosa che condividiamo perché indebolisce lo Stato, come si dice nella relazione, ed è giusto. È giusto che ci siano strumenti per colpire e trovare i corrotti, però attenzione: non basta - e forse non è giusta - la scelta di ridurre tutto alle pene esemplari che rischiano anche di limitare i diritti.
Non credo che sia la strada giusta: serve prevenire i reati e la strada non può essere soltanto quella di prevedere più pene e più severe.
Serve prevenire i reati e non possiamo dire - come ci è stato detto per una certa fase - che siccome abbiamo il “decreto spazzacorrotti”, che prevede pene molto alte - lo ribadisco, togliendo anche alcuni diritti garantiti a tutti gli altri imputati - è sufficiente. Se pensiamo questo, sbagliamo. Non possiamo pensare che sia sufficiente questo e che possiamo abbassare le difese e ridurre i controlli - penso per esempio agli appalti - perché tanto c'è un deterrente, ossia che le pene solo alte. Non è questo: abbiamo bisogno, certo, di colpire chi delinque, ma anche di alzare le difese.
L'altro tema - com'è scritto nella relazione e siamo impegnati insieme su questo fronte - è che servono processi più rapidi per dare più fiducia ai cittadini nella Giustizia.
Oggi c'è una divaricazione tra i cittadini e la Giustizia. C'è poca fiducia. La Giustizia ha poca credibilità, anche perché i processi durano tanto. Si fanno investimenti sul personale e va benissimo; serve una riforma dei processi ed è quella cui stiamo lavorando. Io penso che dobbiamo mettere al centro questo bisogno dei cittadini.
Dentro questo ragionamento ci sta un ragionamento sulla prescrizione che non è in contraddizione. Credo che non basti ridurre i tempi dei processi. Penso che ridurre i tempi dei processi non elimini il problema di garantire che i processi arrivino a conclusione.
Noi di questo siamo convinti e su questo stiamo lavorando insieme per cercare di trovare una soluzione. So che la strada è difficile, ma è una questione che va risolta, secondo noi dentro la maggioranza, ma che comunque va risolta.
Non è, infatti, possibile che in questo Paese siano previsti processi infiniti.
Lavoriamo per processi più veloci, con le con le riforme e con gli investimenti, chiedendo, a tutti gli operatori della Giustizia, però, di lavorare nello stesso senso, perché tutti dobbiamo garantire che il nostro impegno nei confronti dei cittadini sia quello di avere processi giusti e processi rapidi.

Video dell'intervento»


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