mirabelli

L'articolo 192 contenuto in legge di bilancio è iniquo e andrà modificato

Intervista del Dubbio (file PDF).

Per il senatore del Partito Democratico Franco Mirabelli, capogruppo della Commissione Giustizia, l'articolo 192 contenuto nella legge di bilancio, che prevede la mancata iscrizione a ruolo della causa se il contributo unificato non è pagato correttamente, è iniquo e penalizza i meno abbienti. Va cambiato».
Come si comporterà il Partito Democratico?

È evidente che va cambiata la norma perché è iniqua. Pertanto presenteremo degli emendamenti.
Anche di tipo soppressivo?

C'è questa possibilità. La legge in vigore è migliore della situazione che si creerebbe se l'articolo 192 fosse approvato. Chi ha perso il reddito penso debba avere comunque la possibilità di richiedere giustizia.
«Giustizia medievale» e «Giustizia classista»: sono solo alcune delle espressioni utilizzate dall’avvocatura dopo aver preso visione dell’art. 192.

Al di là delle definizioni eclatanti, noi condividiamo il fatto che questa norma rischia di creare disparità rispetto alla possibilità di accedere alla giustizia. Il pericolo è quello di penalizzare chi ha redditi più bassi, precludendo alle persone con difficoltà economiche la possibilità di iscrivere a ruolo le cause. Non si capiscono davvero le ragioni che hanno spinto il Governo a inserire questo articolo nel progetto di legge di bilancio. Abbiamo appena fatto due riforme, in particolare quella del processo civile, per disincentivare i contenziosi e l'ingresso nel circuito giudiziario, promuovendo i riti alternativi. Questa è la strada giusta per ridurre i contenziosi. Quindi questa modifica proposta dal Governo è incoerente rispetto al percorso fino ad ora intrapreso.

In ricordo di Emilia De Biasi

Intervento svolto alla Casa della Cultura per la presentazione del libro “In ricordo di Emilia Grazia De Biasi. Passione, dialogo, etica della responsabilità” (video).

Sono state dette molte cose che raccontano anche un pezzo della mia esperienza di vita con Emilia De Biasi, che è stata un’esperienza lunga: tutti i passaggi che sono stati ricordati, dal PCI, PDS, DS, PD; l’esperienza in Consiglio Comunale, l’esperienza in Senato che abbiamo condiviso.
Se dovessi definire il rapporto che ho avuto con Emilia De Biasi, direi che è stato un rapporto ricco.
Non è stato un rapporto semplice perché avere un rapporto con Emilia De Biasi anche di amicizia non voleva dire avere di fianco una persona che ti dava ragione o che ti coccolava nei momenti difficili, anzi, spesso era il contrario. Dopo due mesi in cui Emilia De Biasi teneva il broncio e non parlava, però, quel rapporto e quella relazione che si era costruita c’era ancora e avrebbe arricchito comunque.
Con Emilia De Biasi non siamo sempre stati d’accordo ma a me ha sempre colpito la sua passione politica, che le ha consentito di fare cose importanti sulla cultura, sulla sanità, sulle donne.
Forse, quella mia e di Emilia De Biasi è stata l’ultima generazione che ha fatto della politica la propria vita, nonostante ciò che si disse nel XVII Congresso, in cui si parlò del limite della politica. La politica è stata un’esperienza totalizzante, perché alla fine tutto ruotava lì, anche molte amicizie e molti rapporti personali.

Approvata la legge sui reati contro il patrimonio culturale in Commissione Giustizia, ora il testo va in Aula

Questa mattina la Commissione Giustizia del Senato ha dato il via libera al disegno di legge riguardante i reati contro il patrimonio culturale.
Il provvedimento, licenziato in sede redigente, è quindi pronto per il voto dell’Aula dove si svolgerà una lettura veloce, dal momento che sarà votato solo il complesso della legge e non i singoli articoli.
La commissione ha approvato alcuni emendamenti, che ho presentato in qualità di Relatore, che ridefiniscono le pene pecuniarie per i delitti contro il patrimonio culturale, introducono le interdittive in caso di condanna e innalzano le sanzioni.
Queste modifiche comporteranno il ritorno del disegno di legge Franceschini-Orlando alla Camera per la terza lettura, dopo il primo via libera che Montecitorio ha dato nell'ottobre 2018.
Sui tempi di approvazione del provvedimento sono ottimista.
E’ possibile un rapido ok al Senato perché c’è la volontà unanime sia dei ministeri della Cultura e della Giustizia sia delle forze politiche di approvare un testo importante che aumenta le tutele del patrimonio culturale inserendo nel Codice Penale dei reati che oggi sono contenuti solo nel Codice dei Beni culturali.
Realisticamente, l'approdo in Aula della discussione può avvenire già la settimana prossima.
Noi ci stiamo provando a calendarizzarlo: la questione verrà posta alla Conferenza dei Capigruppo che dovrà stilare il calendario dei lavori.