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50 milioni in più per il fondo sostegno affitti sono necessari per aiutare le famiglie in difficoltà

In queste giornate difficili per il Paese e per ognuno di noi l’attenzione è rivolta alle iniziative volte a contenere e sconfiggere la pandemia e, in subordine, a attrezzare il nostro sistema di protezione sociale e quello economico e produttivo per fare fronte alla crisi, non solo europea, che il CoronaVirus provocherà e sta già provocando. Come sempre, di fronte a eventi che rischiano di provocare la perdita di reddito per molte famiglie, diventa decisivo affrontare per tempo anche il tema della casa per evitare che il problema abitativo aggravi le condizioni delle persone più fragili.
Il Governo con il Decreto “Cura Italia” ha fatto una scelta importante e qualificante come quella di bloccare l’esecuzione degli sfratti fino al 30 giugno 2020 e molti Comuni, come Milano, stanno mettendo a disposizione anche il proprio patrimonio abitativo libero per aiutare chi oggi ha bisogno di essere domiciliato per essere curato, passare la quarantena o gli arresti domiciliari.

La situazione nelle carceri e le norme riguardanti i detenuti per fronteggiare l'emergenza

Intervista a Radio 3 (video).

Penso che il tema della sovrappopolazione carceraria vada affrontato.
Chi pensa che si possa risolvere l’emergenza di questi giorni senza mettere mano alle carceri, senza mettere mano al fatto che ci sono celle in cui si trovano 6 persone in 10 metri quadrati (mentre noi stiamo attenti a mantenere il metro di distanza anche in famiglia), sbaglia.
È evidente che intervenire per ridurre la popolazione carceraria in questo momento è un tema assolutamente decisivo, poi ci stanno i controlli sanitari, le regole sui colloqui e tutto ciò che il Governo sta prevedendo di fare, però questo è il tema principale.
Il decreto è un primo passo, secondo me non sufficiente.

Nelle carceri bisogna ridurre la popolazione. E si deve fare di più.

Articolo pubblicato su Huffington Post.

Tutti gli operatori, i magistrati di sorveglianza, i garanti regionali e comunali ci stanno dicendo che la situazione nelle carceri italiane è esplosiva. Le rivolte degli scorsi giorni sono state sedate, ma la tensione e la paura negli istituti sta diventando sempre più alta. Le preoccupazioni di contagio, le condizioni igieniche, l’impossibilità di comunicare coi familiari se non telefonicamente, stanno rendendo insostenibile per i detenuti, ma anche per agenti e operatori, la situazione. Di fronte a questa situazione gravissima le norme introdotte dal decreto “cura Italia” sono un primo passo, ma certamente insufficiente. Leggo che la Lega, innanzi tutto, pensa sia possibile risolvere questo dramma chiudendo le celle e dando le mascherine agli agenti. Purtroppo non è così. E non sono neppure sufficienti le misure, giuste, previste per sanificare le carceri, sostenere il lavoro e aumentare il numero degli agenti di custodia, creare presidi sanitari all’interno, attrezzare le carceri per consentire più contatti telefonici o via Skype con i familiari.