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A Napoli il primo passo è mettere da parte i capibastone

Intervista di Lorenzo Iuliano pubblicata da Il Mattino (file PDF).

Il commissario del Pd Caserta: «Da smontare le logiche di potere solo così si può cambiare davvero» «La prima cosa da fare a Napoli è riunire gli iscritti e gli amministratori per chiedere una mano, mettendo da parte i capibastone. Fare invece un congresso, senza prima smontare le vecchie logiche di potere, rischia di dar vita a un momento in cui si rafforzano quelle dinamiche sbagliate piuttosto che cambiare davvero». Franco Mirabelli, 56 anni, senatore milanese e capogruppo in Antimafia, è il commissario del Pd in provincia di Caserta dal 29 febbraio scorso. Non è interessato a estendere l'incarico anche a Napoli, ma qualche suggerimento lo affida. Del resto lui ha appena incassato il successo in quattro grandi Comuni su sei al voto, tra cui il capoluogo. Tutti strappati al centrodestra. E ha appena annunciato l'avvio della “fase 2” del suo mandato: ricostruire il Pd in Terra di Lavoro.

Nel casertano fuori dal PD chi ha remato contro

Intervista di Lorenzo Iuliano pubblicata da Il Mattino ed. Caserta

«Abbiamo conquistato quattro Comuni sopra i 15mila abitanti su sei al voto. Non governavamo da nessuna parte. Vuol dire che la gente è pronta a darci fiducia. Ora inizia la fase 2, dobbiamo cambiare il Pd a Caserta: basta con il partito dei rappresentanti istituzionali e delle correnti, sì al partito degli iscritti e dei sindaci. E fuori dal Pd quelli che si sono candidati o hanno sostenuto liste contro di noi». Dopo i ballottaggi, il commissario provinciale dei Democrat, il senatore milanese Franco Mirabelli, annuncia il piano a medio termine per rilanciare il partito. E anche una resa dei conti. Resterà ancora a lungo, d’intesa con i vertici nazionali, e dunque all’orizzonte non c’è nessun congresso.
Commissario, lei era arrivato per traghettare un partito allo sfascio verso le amministrative. Missione compiuta?

Ecco perché i milanesi non vorranno tornare indietro

Articolo pubblicato da L'Unità (file PDF).

Domenica 19 giugno si vota per il ballottaggio per scegliere il sindaco di Milano, per decidere quale città vogliamo.
Giuseppe Sala e Stefano Parisi rappresentano due idee diverse, due politiche alternative.
Abbiamo già sperimentato la città che vorrebbe riproporre Parisi, forte dei suoi alleati che sono stati protagonisti della lunga stagione di governo del centrodestra. Una stagione in cui le periferie sono state abbandonate, si è rimasti inerti di fronte alle inefficienze di Aler, di cui Lega e Forza Italia continuano a nominare i vertici, in cui sui diritti civili si sono fatti solo passi indietro, e in cui tanti problemi, dall'immigrazione alla sicurezza sono stati usati anziché gestiti e risolti: per esempio si è tanto parlato di ruspe ma non si è chiuso un solo campo (cosa che, invece, ha fatto la Giunta Pisapia).