mirabelli

Il PD deve lavorare all’unità ma con M5S si può dialogare

Intervista del Secolo XIX (file PDF).

«Il PD Provinciale segua il percorso che è stato tracciato a Savona con la candidatura di Marco Russo: l’unità è la strada per la vittoria». Pensa ad un partito compatto all’appuntamento congressuale del 19 dicembre Franco Mirabelli, senatore del PD, nato a Milano e nominato Commissario Provinciale dei Dem per traghettare al Congresso il partito savonese.
Si è trovato ad accompagnare il PD di Savona alle elezioni amministrative.
«Apprezzo il lavoro che il candidato sindaco del centrosinistra, Marco Russo, ha svolto in questi mesi puntando su una coalizione larga, che guarda al civismo, ai riformisti e alla sinistra. Il PD, primo partito della coalizione, deve lavorare in una direzione di unità per costruire una forza coesa, capace di dare un contributo fondamentale nella coalizione».
A Savona avete rinunciato al dialogo con i Cinque Stelle. È una scelta definitiva?
«Dobbiamo lavorare per costruire un campo largo, capace di competere con la destra. È, quindi, importante aprirci a un dialogo anche con i Cinque Stelle: questo non vuol dire appiattirci sulle loro proposte ma confrontarci in modo costruttivo. Abbiamo tanti punti di vicinanza. Pensiamo al ballottaggio di domenica, a Savona: immagino che gran parte degli elettori dei Cinque Stelle sceglierà il candidato meno lontano dai propri temi, quindi, Marco Russo e non il candidato del centrodestra».

Le mafie uccidono ancora, bisogna tenere alta la guardia

L’omicidio di Buccinasco di questa mattina è un segnale d’allarme che non va sottovalutato.
La criminalità organizzata torna a sparare e a uccidere in un territorio tanto segnato dall’insediamento della ‘ndrangheta come quella parte del sud Milano.
Ciò deve spingere le istituzioni a tenere alta la guardia, tutti dobbiamo convincerci che le mafie al Nord sono insediate e vanno combattute.
Chi pensava che la scelta di aggredire l’economia legale per riciclare il denaro sporco avesse spinto le mafie a rinunciare alle armi, si sbagliava.
La scelta di sparare meno per non creare allarme per non spaventare l’opinione pubblica non ha cambiato la natura violenta e intimidatoria delle organizzazioni mafiose che oggi tornano a colpire in modo tanto efferato.