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Ce la metteremo tutta per approvare la legge Zan

Intervento svolto all'Agorà Democratica per rilanciare la legge Zan (video).

Ce la metteremo tutta per approvare la legge Zan.
La Commissione Giustizia del Senato è una commissione difficile; c’è un Parlamento difficile.
Credo, però, che non si possa fermare qui una battaglia. Questo l’ho pensato guardando le piazze piene il giorno dopo l’affossamento del DDL Zan in Senato la volta precedente, stando alla manifestazione all’Arco della Pace a Milano.
La battaglia non può finire qui perché non può vincere non solo chi ha sguaiatamente festeggiato l’affossamento della legge ma non può vincere anche chi su questa questione - che riguarda i diritti e la vita di tante persone - ha deciso di dividere il Paese, di dividere il Parlamento, di radicalizzare lo scontro contro questo, non proponendo un’altra legge o un altro modo di garantire i diritti delle persone ma contro i diritti delle persone. Questa cosa non può essere lasciata passare.
Da domani, la prima cosa che ci diranno è “avete presentato il disegno di legge così com’è e, quindi, non volete discutere, non volete confrontarvi” ma noi avevamo chiesto fin dall’inizio il confronto e abbiamo detto che eravamo disponibilissimi a discutere sulle preoccupazioni che c’erano rispetto all’articolo che riguardava la scuola; eravamo e siamo ancora disponibili a discutere rispetto all’articolo che ad alcuni appariva come un articolo che riduceva la libertà di opinione rispetto a questo tema.

L’aggressione delle mafie alle risorse del PNRR

Intervento svolto "L’aggressione delle mafie alle risorse del PNRR. Il lavoro della Commissione Parlamentare Antimafia per contrastare la criminalità organizzata e tutelare l’economia legale" (video).

È un piacere venire a parlare all’Umanitaria, dove nel programma del corso di “Cultura e formazione politica” è stato inserito un approfondimento su un tema come la lotta alle mafie, su cui è necessario tenere viva l’attenzione e che rischia invece di non essere al centro dell’interesse dell’opinione pubblica.
Questo avviene perché le mafie hanno scelto di agire in modo da suscitare un basso allarme sociale: sparano molto meno, preoccupano il meno possibile le persone, sono insediate anche nel milanese, nel varesotto o nel comasco, ma nei piccoli Comuni dove nessuno le vede e non danno apparentemente fastidio a nessuno.
Noi ci allarmiamo molto di più per gli scippi, i delitti, i reati predatori anche piccoli perché mettono in discussione la nostra sicurezza nell’immediato.
Le mafie, quindi, hanno fatto la scelta di sparare il meno possibile.
Il 23 maggio è l’anniversario della strage di Capaci, in cui è morto Giovanni Falcone ma la mafia ha perso quando, in seguito alla fase delle stragi, c’è stata una reazione popolare straordinaria che ha portato la politica a legiferare e ha messo in campo una straordinaria capacità, sia legislativa che di investigazione e di repressione delle mafie che oggi tutti ci invidiano. Il tutto era anche sostenuto da un grande sostegno popolare.

L'Europa sia protagonista di un processo di pace

Articolo pubblicato da La Città.

La scelta della federazione russa di intervenire militarmente in Ucraina, violando i confini di quel Paese e le più elementari norme del Diritto internazionale è grave e ci spaventa.
Dopo più di 80 anni ritornano a muoversi gli eserciti nel cuore dell'Europa.
La speranza che l’aggressione russa all’Ucraina terminasse in pochi giorni, purtroppo, non si è realizzata.
È la prima volta che la nostra generazione fronteggia un evento così drammatico alle porte di casa.
Oggi la comunità internazionale deve unirsi per ristabilire la pace e difendere i diritti e le libertà del popolo ucraino. E' giusta, dunque, la condanna espressa dal nostro Governo e sono giuste le iniziative intraprese per penalizzare la Russia e aiutare il popolo ucraino.
In questo, l’Europa deve diventare sempre più protagonista per avviare un processo di pace ma, soprattutto, per costruire le condizioni affinché chi è aggredito possa essere difeso e il diritto internazionale venga rispettato.
Di tutto questo da tempo abbiamo cominciato a discutere in Parlamento e sui territori. Sindaci e amministratori locali stanno svolgendo un lavoro importante per l’accoglienza ai profughi.