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Fare luce sulle morti in carcere durante l'emergenza

Sei mesi dopo la rivolta nelle carceri italiane nel periodo del lockdown da Covid, è sceso il silenzio sulla morte a marzo di tredici detenuti, cinque solo nel carcere di Modena, quattro trasferiti da Modena presso altri istituti, uno alla Dozza di Bologna e tre nell'istituto penitenziario di Terni. In particolare i detenuti sarebbero stati vittime di abuso di sostanze stupefacenti trafugate durante la rivolta. Credo che, al di là di tutto, lo Stato italiano debba chiarire, soprattutto per le famiglie delle persone decedute, cosa è accaduto. Va fatta luce sugli accadimenti di quei giorni e sulle eventuali responsabilità e per questo ho rivolto un'interrogazione al ministro della giustizia Bonafede.
In particolare è necessario appurare se siano state eseguite le visite mediche necessarie al nullaosta per il trasferimento dei detenuti verso altri istituti e se sia o meno in corso un'indagine del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria per chiarire come sia stato possibile che, nel carcere di Modena, i reclusi abbiano avuto accesso a metadone e psicofarmaci in quantità tali da risultare letali.

Testo dell'interrogazione:

Combattere le mafie in tempo di crisi

Intervento svolto alla Festa Nazionale dell'Unità a Modena (video).

Innanzitutto vorrei ringraziare il Ministro Lamorgese, non tanto per la presenza alla Festa Nazionale dell’Unità, ma soprattutto per l’equilibrio, la competenza e l’umanità con cui sta gestendo una fase difficilissima della vita di questo Paese e sta fronteggiando anche polemiche assolutamente inaccettabili che continuano a venire da chi invece dovrebbe farsi carico dei problemi concreti, insieme alla maggioranza e insieme al Governo.
Secondariamente, guardando ai decreti approvati in questi mesi, penso che siano stati importanti rispetto al tema che stiamo affrontando perché, come hanno spiegato il Ministro Lamorgese e il magistrato Alessandra Dolci, ci troviamo di fronte a dei rischi.
Il primo che la mafia si sostituisca al welfare se lo Stato non è in grado di dare risposte a chi in questi mesi ha perso il reddito o è in difficoltà e con i decreti abbiamo provato a farlo, garantendo la cassa integrazione, i bonus e una serie di altre misure, che non sono risolutive però comunque quel fronte è stato affrontato.
L’altro fronte è quello delle imprese.
Alessandra Dolci ha detto ciò che ci diciamo spesso e che viene riportato anche nella Relazione conclusiva della Commissione Parlamentare Antimafia della scorsa Legislatura e che in Emilia è una cosa nota: le mafie si sono insediate al Nord e lo hanno fatto con la finalità di aggredire l’economia legale e mettono in campo le risorse economiche che hanno per aggredire l’economia legale.

Carceri e Costituzione: umanità, sicurezza, pene alternative

Intervento alla Festa Nazionale dell'Unità a Modena (video).

Voglio fare una premessa: come ha detto il Garante per i Detenuti, Mauro Palma, penso anch’io che non possiamo cancellare con un colpo di spugna quello che è successo l’8 marzo nelle carceri. Credo che dobbiamo chiedere la verità.
Personalmente ho già preparato un’interrogazione perché qualcosa non ha funzionato.
C’è un’indagine della magistratura rispetto alle ragioni per cui è scoppiata la rivolta e per cui è scoppiata in così tante carceri contemporaneamente. Ci sono anche altre inchieste.
Io penso che sulla vicenda specifica del carcere di Modena ci sia qualcosa che va spiegato perché le persone sono state abbandonate e alcuni, abbandonati a se stessi, durante i trasferimenti hanno perso la vita e bisogna capire cos’è successo e le responsabilità.

Penso che siamo dentro ad uno scontro politico molto serio sulla vicenda delle carceri e sulla questione delle pene.
È stato ricordato nel corso del dibattito: c’è l’idea che tutto si risolva buttando via le chiavi. Questa è una lettura sicuramente molto più rassicurante per i cittadini e molto più capace di parlare alla pancia e all’istinto dei cittadini.