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Lo spettro dell’usura. Come prevenire e contrastare

Intervento all'incontro organizzato dal PD Lombardia (video).

Il tema dell’usura è molto legato alla crisi. Il problema dell’usura, infatti, c’è sempre ma diventa sempre più grave e rischia di diffondersi sempre di più nei momenti di crisi, come abbiamo già visto con la crisi economica del 2008. Nel momento in cui si verifica una difficoltà economica, purtroppo, ci sono le mafie che hanno risorse provenienti dagli affari illeciti da mettere a disposizione di una serie di attività, tra cui l’usura.
In questi anni, anche prima della pandemia, già da tempo abbiamo verificato soprattutto al Nord, il problema della ‘ndrangheta e anche della camorra in Veneto che si presentano come società di servizi, in grado di fornire alle imprese dai finanziamenti fino al recupero crediti o addirittura l’accelerazione dei permessi.
Quasi tutte le ultime inchieste che hanno portato a numerosi arresti in Lombardia, Veneto e Piemonte sono molto segnate da questa caratteristica: la ‘ndrangheta e la camorra hanno risorse sufficienti per presentarsi agli imprenditori come società in grado di fornire servizi e, come ricorda il magistrato Alessandra Dolci, trovano spesso nelle imprese una disponibilità. Di fronte a un servizio, cioè, gli imprenditori non stanno molto a guardare chi lo sta offrendo. Questo, spesso, comporta il fatto che si entra in un circuito che peggiora la situazione e porta anche a fa venir meno la titolarità dell’azienda.

Fare chiarezza sulle morti nel carcere di Modena e lavorare per migliorare le condizioni di vita nelle carceri

Intervento all'incontro “9 Detenuti morti nel carcere di Sant'Anna un anno dopo” organizzato da Modena Volta Pagina (video).

Vicende come quelle avvenute nel carcere di Modena non vanno dimenticate né trascurate.
Avevo partecipato già ad un incontro alla Festa dell’Unità a Modena, insieme ai volontari del carcere, per ricordare i 9 morti.
Cerco di non entrare troppo nel merito della questione delle rivolte di quelle giornate che si diffuse simultaneamente in tutto il Paese. Penso, infatti, che non dobbiamo dimenticare che ci sono state delle rivolte e la violenza, comunque, va condannata e perseguita in ogni caso. Non vanno, quindi, giustificate le violenze.
Inoltre, come Commissione Parlamentare Antimafia abbiamo fatto una lunga riflessione per capire se quelle rivolte avevano una matrice che, ovviamente, poggiava su dei dati reali riguardanti un disagio diffuso nelle carceri italiane (che non è risolto), la paura del covid ma anche la paura che il covid portasse ad un isolamento ulteriore senza più la possibilità per i detenuti di comunicare con i parenti. Su questo evidentemente si sono poggiate le rivolte. Su questo ci sono indagini in corso, di cui vedremo i risultati.

Non si torni all’isolamento del 2018. Costruiamo l’alleanza con M5S e LEU

Intervista del Dubbio.

Franco Mirabelli, senatore del Pd, si dice «convinto» che l’alleanza con il Movimento 5 Stelle abbia funzionato e per questo «è giusto riproporla anche alle Amministrative», ma sul futuro dell’ex Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, spiega che “sarà lui a decidere quale ruolo avrà nel campo progressista”.
Senatore Mirabelli, alcuni nel suo partito contestano la linea dell’alleanza strategica con il M5S. Perché lei la ritiene opportuna?
Sono convinto che l’alleanza abbia funzionato e abbia consentito al Pd di ritornare centrale nella vita politica e al Governo del Paese. Che questa alleanza continui a essere viva è interesse di chiunque voglia costruire un campo democratico e largo. Sia dentro al Governo Draghi, per far valere le proposte e l’agenda che stavamo costruendo nel Governo precedente, sia in vista delle elezioni amministrative.
Crede dunque che vada riproposta anche per la corsa al governo delle grandi città?
Si tratta soltanto di prendere atto della realtà. Ci sono delle forze pronte a costruire un campo alternativo alle destre e mi auguro che sia più largo di quello oggi rappresentato da Pd. M5S e LEU. Credo che nessuno possa auspicare di tornare indietro al 2018 e a quello “splendido isolamento” che ci ha portato al 18 per cento e che fino al luglio 2019 ci ha condannato all’ininfluenza.