m6

Avanti tutta (e tutti) per il lavoro e la salute

Articolo pubblicato sul mensile Zona Nove.

Con le decisioni di Governo e Regioni è iniziata la Fase 2. Dopo due mesi in cui, per sconfiggere il Coronavirus, si sono fermate gran parte delle attività, produttive e di socialità e gli spostamenti sono stati ridotti al minimo, si riparte. Nei prossimi mesi sarà possibile aprire tutto, tornare a lavorare, reincontrarci, andare in vacanza. Tutto a patto di avere la consapevolezza che nei prossimi mesi dovremo convivere con il virus e che saranno i nostri comportamenti, il rispetto delle distanze e l’uso dei dispositivi a impedire che l’epidemia riparta, costringendoci di nuovo a “chiudere” per impedire che ci siano altri lutti e venga di nuovo sovraccaricato il sistema sanitario.
Ripartire in sicurezza, ma ripartire è necessario per il lavoro, l’economia, il futuro del Paese. Per combattere il Covid19 abbiamo dovuto fare molti sacrifici. Tanti, penso alle Partite IVA o ai lavoratori autonomi, a partire dai commercianti, che hanno dovuto fermare le attività e sono rimasti senza reddito.
Per non lasciare sole queste persone e le famiglie dei loro dipendenti, il Governo ha, per la prima volta, realizzato ammortizzatori sociali che hanno garantito un ristoro di 600 euro per ciascuno dei primi due mesi e di 1000 euro per i prossimi, e la possibilità per tutti i lavoratori dipendenti di avere la cassa integrazione per le grandi aziende e quella in deroga per tutti gli altri.
Ci si è messo troppo tempo a far arrivare questi contributi a tutti ma, nei prossimi mesi, grazie alle misure introdotte nell’ultimo decreto, tutto funzionerà meglio e più rapidamente.

Il sacrificio di Falcone e la difesa della democrazia dalla minaccia mafiosa

Articolo pubblicato su Immagina.

La strage di Capaci e quella in cui perse la vita Paolo Borsellino hanno segnato il punto più alto dell’attacco della mafia allo Stato, alla nostra democrazia e alla nostra convivenza. Ma proprio quando Cosa Nostra sembrava più forte tutto il Paese ha reagito. Uno straordinario movimento di popolo e le istituzioni, insieme, hanno battuto quel disegno eversivo e sconfitto Cosa Nostra. E fu proprio Falcone con le sue intuizioni e il suo lavoro, grazie alla costruzione della Direzione nazionale antimafia e alla comprensione della necessità di “seguire i soldi”, di indagare cioè sui movimenti finanziari e di partire da lì per colpire le mafie, ad indicare la strada.
Falcone è stato ucciso, insieme alla moglie e alla scorta, perché colpendo lui si voleva impedire si realizzassero quei progetti e si voleva punire chi aveva avuto il coraggio di decapitare i vertici mafiosi. Questo Paese dovrà sempre essere grato e riconoscente ad un uomo che ha sacrificato la vita per consentire all’Italia di avere, oggi, strutture investigative e norme di contrasto alle mafie considerate tra le più efficaci ed efficienti e da cui tutto il mondo prende esempio.
Ricordare Falcone oggi significa sapere che le mafie sono certo cambiate, che la loro pericolosità per la nostra democrazia e la nostra convivenza è sempre enorme e che combatterle deve essere una priorità per le istituzioni.

Coronavirus: i tragici errori della Lombardia e i cambiamenti necessari

Intervento svolto alla videoconferenza "Coronavirus: i tragici errori della Lombardia e i cambiamenti necessari" con Beatrice Lorenzin, Carlo Borghetti e Emilia De Biasi (video).

In Parlamento ci sono state un po’ di discussioni anche accese sulla Lombardia e, in particolare, sulla sanità lombarda. C’è stato anche uno spiacevole intervento di un parlamentare di M5S che ha attaccato la Lombardia e i lombardi in maniera scriteriata, consentendo alla Lega di fare un po’ di vittimismo. Credo, però, che su questa vicenda occorra anche fare un po’ di chiarezza.
Salvini, in Senato, ha detto che ama la Lombardia ma non credo che sia un bel modo di amare la Lombardia quello di nascondere la realtà.
La realtà è che in questa Regione la percentuale di morti è stata la più alta d’Italia ma anche d’Europa e, quindi, qualcosa non ha funzionato sul modo di curare i malati e questa discussione va affrontata, non per gettare la croce addosso a qualcuno ma perché bisogna evitare che si ripeta.
C’è stata anche un’intervista a Formigoni in cui l’ex Presidente lombardo scarica su Fontana la responsabilità di non aver attivato immediatamente la sanità privata per assistere i malati e ha attaccato Maroni dicendo che è stato lui a cancellare la sanità territoriale in Regione e, quindi, ha una responsabilità molto forte rispetto a quello che è successo.