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Il PD, il nuovo Segretario e la Giustizia

Intervista di Radio Immagina (audio).

Enrico Letta ha fatto un passaggio importante sul tema della Giustizia, anche perché ha ribadito ciò che ormai è evidente a chiunque si occupi del nostro Paese, cioè il fatto che le lentezze della giustizia civile e penale costituiscono un freno significativo alla competitività del Paese. Pochi vengono ad investire in un Paese in cui le cause si affrontano in ritardo e si risolvono dopo molti anni.
Letta ha fatto bene a ricordare questo tema.
Credo che Letta abbia fatto bene a dire che anche se adesso c’è un Governo di unità nazionale il tema della giustizia non può essere messo da parte: va affrontato perché è decisivo e non bisogna solo discuterne o ribadire la necessità di affrontare alcune cose ma bisogna fare. Da questo punto di vista, inoltre, mi pare che il Ministro Cartabia si stia muovendo nella direzione giusta.
Allo stesso modo, il richiamo fatto da Letta alla necessità di tenere acceso il faro sulla lotta alle mafie, mettendo in campo tutte le risorse e tutti gli strumenti necessari per evitare che il Recovery Fund diventi appetibile per le mafie mi pare un richiamo giusto e importante, serve continuare ad agire ed è un’attenzione che bisogna continuare ad avere.

Sistema maggioritario? E' un'ipotesi di lavoro

Intervista di Affaritaliani.

Dai temi messi in campo alle indicazioni nette per un nuovo corso del Pd. Il giorno dopo il discorso di Enrico Letta all’assemblea nazionale che lo ha portato ad essere incoronato segretario, Affaritaliani.it fa il punto con Franco Mirabelli. Il senatore dem, braccio destro del ministro Dario Franceschini, intervistato dal nostro giornale, dice subito di aver condiviso “e non formalmente” l’approccio del neo-inquilino del Nazareno.
Senatore, cosa intende quando parla di condivisione non formale?

Ho trovato il merito, il linguaggio utilizzato e l’atteggiamento innovativi e positivi. Letta ha posto le questioni con grande nettezza. Mi pare abbia fissato non solo le priorità su cui il Pd deve continuare ad impegnarsi, dalla centralità della transizione ecologia e dell’Europa all’azione del partito, ma anche i confini dentro cui ci muoviamo. Quando il segretario parla di progressisti nei valori, riformisti nella politica e radicali nei comportamenti personali dà indicazioni molto chiare. Che rappresentano anche le novità più importanti messe in campo. Insieme, naturalmente, al rifiuto del partito del leader. Un aspetto sul quale Letta ha mandato un messaggio forte, sottolineando che abbiamo bisogno di un partito nuovo e non solo di un segretario nuovo.

Il Rapporto Antigone ci chiede una riflessione sul 41bis

Il rapporto presentato questa mattina da Antigone racconta le luci e le tante ombre che affliggono le carceri e il sistema penale del nostro Paese.
Colpisce, ancora una volta il dato dei detenuti al 41bis, oltre 700 secondo il rapporto.
L’istituto del 41 bis va difeso, è giusto che sia impedito ai boss di comunicare con l’esterno e di continuare a comandare le proprie organizzazioni criminali.
È un istituto straordinario che ha funzionato e funziona.
Ma pensare che in Italia ci siano oltre 700 capomafia da sottoporre a quel trattamento appare spropositato.
Se si vuole difendere una norma tanto dura e altrettanto eccezionale come il 41bis deve essere applicata solo quando si ritiene strettamente necessaria.
L’eccessivo utilizzo del 41bis è certamente legato alla inefficienza delle attuali strutture di alta sicurezza.
Serve che il Dap si ponga l’obbiettivo, da una parte, di garantire la non comunicazione con le organizzazioni criminali di chi è al 41bis e, dall’altra, di ripensare e rendere più efficaci le sezioni dell’alta sicurezza.
In questo modo le procure non dovranno ricorrere al 41 bis se non nei casi previsti e avranno la garanzia di una reclusione adeguata per i detenuti più pericolosi.