m6

Quanti Salvini ci sono? Uno dice bugie per presentarsi come campione di lotta ai boss, l’altro vuole sospendere il Codice Antimafia

La “bestia” di Matteo Salvini sta facendo girare un suo messaggio video in cui, indignato, definisce vergognoso il fatto che il Governo stia liberando i boss mafiosi.
L’unica cosa vergognosa è la strumentalità indecente con cui un ex Ministro degli Interni, che sa bene che nessun provvedimento di questo Governo ha concesso gli arresti domiciliari per i reati di mafia, racconta cose false per suscitare rabbia e indignazione.
L’unico detenuto al 41 bis liberato ha da scontare 10 mesi di reclusione ed, essendo malato oncologico in terapia chemioterapica, il magistrato di sorveglianza ha deciso di mandarlo agli arresti domiciliari per ragioni di salute utilizzando norme da sempre presenti nel nostro ordinamento.
Si può discutere dell’opportunità del provvedimento e chiedere, come abbiamo fatto, chiarezza, ma la speculazione fatta dalla Lega è inaccettabile.
Ma di fronte a questa vicenda sorge spontanea una domanda: quanti Salvini ci sono?
Perché lo stesso giorno, mentre un Salvini indignato chiedeva rigore contro le mafie, un altro, altrettanto deciso, riproponeva la sospensione del Codice Antimafia e di tutte le norme di contrasto alle infiltrazioni criminali.

Contrastare il rischio di infiltrazioni mafiose nelle misure per il riavvio delle attività produttive

Intervento in Senato durante il Question Time con il Ministro dell'Interno Lamorgere per la presentazione di un'interrogazione sui rischi di infiltrazione mafiosa in occasione delle misure per la ripresa economica nell'emergenza da Coronavirus (video).

In queste settimane, molte fonti, molti Procuratori della Repubblica, associazioni antimafia, associazioni che combattono l’usura e la stessa Banca d’Italia hanno denunciato un allarme sulla possibilità che le mafie sfruttino questo momento di crisi economica prodotta dal coronavirus per infiltrarsi e assumere maggiore forza nel nostro Paese.
Ci sono concreti rischi, lo sappiamo.
Principalmente c’è il rischio che le mafie realizzino un sistema di assistenza alternativo a quello dello Stato sui territori più in difficoltà.
C’è il rischio che il traffico di persone venga utilizzato in carenza di manodopera nei terreni agricoli. C’è il rischio che le mafie si impossessino di imprese, mettendo molto denaro - che possiedono grazie ai loro traffici illeciti - nell’economia legale.
C’è il rischio che le mafie si candidino ad acquisire gli appalti della prossima ripartenza.

Le condizioni per ripartire

Intervento a Radio Radio (video).

La ripresa della produzione è un segnale importante.
Credo che dobbiamo accelerare la ripartenza sapendo che c’è una condizione preliminare, cioè che qualunque cosa vada fatta nelle prossime settimane bisognerà comunque garantire la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini in genere e dovrà garantire che non riprecipitiamo in una recrudescenza dell’epidemia. Mi pare si possa fare.
Tutte le grandi aziende si stanno attrezzando per garantire ai loro lavoratori di operare in sicurezza.
Questo è un bene e prima si fa, meglio è.
Il come si utilizzeranno i trasporti pubblici, come ragioneremo sulle scuole e come affronteremo il tema del distanziamento sociale è un tema che va affrontato con calma e gradualità.

Il 4 maggio è vicino e vediamo cosa significherà quella riapertura, non tanto dal punto di vista delle aziende ma da quello della vita sociale. Credo, infatti, che dovremo essere ancora molto prudenti.
C’è sempre da affrontare la questione del sostentamento e di aiutare a sostenere le imprese e, soprattutto, i cittadini che in questa crisi non hanno lavorato, hanno perso soldi e hanno bisogno di avere la garanzia di non restare da soli.