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Una task force per studiare le soluzioni per i detenuti

Intervista di Radio Popolare.

In piena emergenza da epidemia di coronavirus COVID-19, la rivolta dei detenuti è scoppiata un po’ in tutti gli istituti penitenziari in Italia, anche in quelle in Lombardia. Ne abbiamo parlato con col senatore del Partito Democratico Franco Mirabelli, che ieri è stato in visita al carcere di San Vittore.
Com’è la situazione nelle carceri lombarde?
È una situazione di tensioni che ieri a San Vittore ha prodotto una rivolta che si è diffusa man mano in quasi tutti i reparti, fortemente danneggiati da incendi e altri danneggiamenti. Tutto è partito dal terzo raggio, in cui si trovano i detenuti tossicodipendenti, e poi si è estesa ovunque con alcuni detenuti in rivolta saliti sui tetti. La situazione a Opera mi pare più tranquilla nonostante fuori, durante la notte, ci siano state alcune manifestazioni con esplosione di petardi e mortaretti. Su Pavia non so dirle, ma credo che la situazione sia rientrata in quasi tutte le carceri d’Italia.

Dare gli arresti domiciliari a chi è a fine pena

Sono al carcere di San Vittore e anche qui da questa mattina alcuni detenuti, a cui non va data nessuna giustificazione, hanno distrutto gli ambulatori del secondo e del terzo raggio e sono sul tetto.
Dentro questa emergenza drammatica in cui vive tutto il Paese, c’è una emergenza che va pure subito affrontata a tutela degli agenti, degli operatori e degli stessi detenuti.
Il Decreto che di fronte alla sospensione dei colloqui, resa necessaria dal Coronavirus, impone di consentire le comunicazioni a distanza coi parenti non basta.
Serve subito affrontare il problema del sovraffollamento.
Si mettano ai domiciliari tutti coloro che hanno pochi mesi ancora da scontare per arrivare a fine pena.
Non si risolverebbe nulla se, come pensa qualcuno, si tornasse a chiudere le celle superando la vigilanza dinamica.
Serve consentire ai Direttori di poter lavorare, ricostruendo un clima che il sovrappopolamento pregiudica.

Il virus mostra la nostra fragilità. Garantire alle persone protezione e futuro

Articolo pubblicato su Huffington Post.

Il Coronavirus sta dimostrando che l’uomo non è onnipotente, che non conosciamo tutto, non siamo in grado di controllare tutto, siamo fragili e in difficoltà di fronte a fenomeni di questo tipo.
Ciò che ci spaventa è proprio questo, trovarci di fronte ad un virus dagli effetti non gravi per la stragrande maggioranza della popolazione ma che non conosciamo e che ci impone di cambiare abitudini, di rinunciare alle consuetudini, di fare attenzione a comportamenti che consideriamo normali e famigliari.
Prendere atto che c’è qualcosa che ancora non controlliamo e che ci impone di cambiare spaventa ma può anche essere una occasione per riscoprire cose che non facevano più parte del nostro quotidiano; riscoprire le priorità essenziali, ripensare al valore e all’importanza della scienza.