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Il superbonus per le cooperative a proprietà indivisa

Nella legislazione che Governo e Camere hanno messo in campo per contrastare gli effetti sociali ed economici prodotti dal Covid19, è stata data attenzione alle cooperative a proprietà indivisa con l’obbiettivo di tutelare i soci garantendo alle società di poter reggere l’impatto negativo della pandemia.
Si tratta di due norme importanti che voglio raccontare senza però dimenticare di sottolineare come da pochi anni, a partire da 2015, siamo riusciti prima a far comprendere il valore e la funzione della proprietà indivisa, ottenendo il riconoscimento come abitazioni principali, quindi non soggette al pagamento dell’IMU, e poi a certificarne la funzione facendole rientrare nella definizione di “alloggi sociali” in quanto capaci di offrire opportunità abitative a costi più bassi di quelli di mercato.
Questi passaggi vanno richiamati perché hanno aperto la strada a queste due norme che riguardano esplicitamente la cooperazione a proprietà indivisa.
L’articolo 12 del “Decreto Liquidità” consente l’ammissione ai benefici del Fondo Gasparrini alle quote di mutuo relative alle unità immobiliari appartenenti alle cooperative a proprietà indivisa adibite ad abitazione principale e alle relative pertinenze dei soci assegnatari che hanno perso il lavoro.
Si tratta per la cooperativa di poter sospendere il pagamento delle rate di mutuo relative a quelle quote.

Conciliare la sicurezza con la dignità della persona

L’importante relazione di oggi del Garante dei detenuti e delle persone private della libertà oltre ad aver fatto un quadro della situazione dell’attuale realtà carceraria e delle conseguenze che su di essa ci sono state in questi mesi di Covid, ha tracciato obbiettivi chiari per una agenda di riforme che metta al centro le persone e la funzione della pena prevista dalla nostra Costituzione.
La necessaria garanzia di sicurezza non deve confliggere con la necessità di garantire trattamenti che guardino al reinserimento sociale, maggiore attenzione e maggiori risorse per intervenire e preservare la salute mentale nel carcere, maggiore utilizzo delle pene alternative e delle misure trattamentali esterne.
L’alta sicurezza va garantita per i detenuti pericolosi ma ciò non può far dimenticare la centralità dei diritti delle persone recluse a espiare la pena in luoghi dignitosi e con opportunità di reinserimento.

Le piazze di sabato lanciano un messaggio a Fontana

Intervista di Affaritaliani.

Senatore Mirabelli, dopo la piazza è cambiato qualcosa?
Dalle sue ultime uscite risulta che Fontana finalmente abbia preso atto del problema. Dunque un risultato lo abbiamo ottenuto: Fontana ha preso atto che ci siano stati degli errori nella gestione del Covid. Era pericoloso che Regione non avesse capito che qui c'è stato il tasso di mortalità più alto. Evidentemente contrariamente al Veneto o ad altre Regioni il sistema sanitario non è stato in grado di far fronte all'emergenza. E siccome non è sfortuna, non si può dare la colpa al fato, evidentemente qualcosa non ha funzionato. Il negazionismo credo che sia la cosa più grave in assoluto.
Passiamo alla piazza di sabato. Per alcuni andavano chieste le dimissioni, per altri il commissariamento.
Io penso che una classe dirigente dovrebbe prendere atto del proprio fallimento. E' stato un fallimento prima perché il sistema sanitario non era attrezzato, e poi dopo perché durante l'emergenza si è pensato di più a fare politica polemizzando con il Governo e a fare conferenze stampa piuttosto che ad affrontare la questione. Ora io sono perché si stia su questo, sui dati. Trovo che commissariamento sia una scorciatoia che ci riporta a un dibattito che viene percepito come ideologico e politicista e che non aiuta a mettere la Regione di fronte alle proprie responsabilità.