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La Prescrizione e il tempo del Processo

Intervento al Circolo PD Mecenate (video).

Da capogruppo in Commissione Giustizia al Senato mi sono trovato ad affrontare la discussione sulla riforma del processo penale e a partecipare a tutti i tavoli di coalizione sul tema ed ero l’unico non giurista o avvocato e questo, ovviamente, ha comportato anche delle difficoltà nella comprensione di alcuni argomenti. Tuttavia, penso che sia utile che si occupino di Giustizia anche persone che non siano viziate dall’appartenere ad una categoria di operatori della Giustizia stessa, che naturalmente guardano al proprio ambito specifico.
Personalmente, credo che, invece, sulla Giustizia abbiamo bisogno di fare riforme che guardino all’interesse generale, anche perché l’Italia è messa abbastanza male in questo campo.
Ci tengo a sottolineare che la prescrizione è un fallimento dello Stato.
Quando un processo va in prescrizione vuol dire che lo Stato non è stato in grado di garantire che si arrivi a sentenza né all’imputato (che può essere anche innocente e volerlo veder riconosciuto) né alle presunte vittime di reati.
Questa percezione c’è nelle persone.

Dare ai detenuti più possibilità di telefonare a casa

Articolo del Correre della Sera (file PDF).

Una telefonata non accorcia la pena. Ma può migliorare almeno un po' la vita. Specie se una legge allungasse almeno un po' la telefonata. Con questo pensiero se n’erano tornati a casa prima di Natale, dopo una mattina di incontro con un gruppo di detenuti di San Vittore, tre parlamentari di maggioranza e opposizione. E così adesso, mentre il resto della politica è tutto preso a parlare di prescrizione sì o no, cioè di chi in prigione non si sa ancora se andrà o meno, loro hanno deciso di occuparsi di quei circa 6o mila tra uomini e donne che in prigione nel frattempo già ci stanno. E hanno presentato al Senato un disegno di legge per cambiare di una riga l’art. 39 dell`ordinamento penitenziario, che finora consente ai detenuti una telefonata di dieci minuti alla settimana: la proposta è di autorizzarne una al giorno, e per la durata di venti minuti. Naturalmente a chi non abbia mai varcato i cancelli di un carcere potrebbe sembrare – per usare un termine in voga – roba buonista da condir via con un «che pretendono questi».

Una telefonata al giorno può migliorare la vita in carcere

Qualche mese fa con alcuni altri parlamentari siamo stati invitati ad un incontro a San Vittore con le persone detenute del reparto chiamato “la nave”, quello amministrato dall’azienda sociosanitaria territoriale degli ospedali San Carlo e San Paolo.
Abbiamo ascoltato per due ore richieste e testimonianze sulla condizione carceraria. In particolare, ci hanno raccontato dell’assurdità di un regolamento penitenziario che consente ai detenuti solo una telefonata a settimana, senza alcuna registrazione e, giustamente solo verso pochi numeri autorizzati.
Non ci sono ragioni, con questi limiti, per non consentire la possibilità di avere più contatti con le famiglie.
Certamente, poter salutare i figli la mattina prima che vadano a scuola o avere notizie quotidiane della salute dei propri genitori anziani e malati, aiuterebbe ad alleviare le sofferenze di persone detenute e loro famigliari.
Per questo abbiamo presentato un progetto di legge per consentire ai detenuti comuni di poter telefonare ai propri affetti una volta al giorno.