m6

Il G20 salute a Milano sarebbe un riconoscimento per la città

L’intuizione dei sindaci, Giuseppe Sala e Giorgio Gori, di candidare le due città lombarde, Milano e Bergamo, come sede del G20 Salute è ottima e sarebbe un riconoscimento per l’abnegazione mostrata dal personale sanitario nei lunghissimi mesi della pandemia.
Una proposta che riteniamo giusta e che ci impegneremo a sostenere convintamente nelle sedi parlamentari.
Milano e Bergamo hanno tutte le carte per ospitare il summit mondiale sulla salute come poli di eccellenza e avanguardia nei settori farmaceutico e sanitario, e perché vantano una rete vivace e attiva di volontariato”.I dem sottolineano che “non sfugge neanche il risvolto simbolico altrettanto importante.
La Lombardia è stata la Regione d’Italia più colpita dalla pandemia e arrivare a discutere – proprio in questo territorio – di come essere più pronti a livello globale ad affrontare altre crisi di questo tipo, sarebbe un modo per segnare che l’Italia è stata capace di reagire.

In Lombardia emerge opacità nel sistema di potere della Lega

Intervento in Assemblea Regionale del Pd Lombardia a Nembro (video).

Colgo l’occasione per ringraziare Vinicio Peluffo e il gruppo dirigente regionale perché credo che in una fase difficilissima come quella del lockdown ci sia stata una capacità di tenere insieme un filo di collegamento tra le rappresentanze istituzionali a tutti i livelli, i Segretari delle Federazioni e il partito.
Si è fatto un lavoro importante, anche di confronto, e va riconosciuto.
Come va riconosciuta la giustezza della scelta di essere qui oggi con lo slogan “è ora di cambiare” perché nei prossimi giorni dovremo cominciare a dirlo che è ora di cambiare ma anche come e perché.
Il fatto che Regione Lombardia, dopo quello che è successo, non abbia preso nessuna misura per rimettere sul territorio quegli strumenti utili per affrontare eventuali ritorni del contagio, credo che sia un tema che dobbiamo porre con forza.
Vorrei fare alcune considerazioni.

Fare luce sulle morti in carcere durante l'emergenza

Sei mesi dopo la rivolta nelle carceri italiane nel periodo del lockdown da Covid, è sceso il silenzio sulla morte a marzo di tredici detenuti, cinque solo nel carcere di Modena, quattro trasferiti da Modena presso altri istituti, uno alla Dozza di Bologna e tre nell'istituto penitenziario di Terni. In particolare i detenuti sarebbero stati vittime di abuso di sostanze stupefacenti trafugate durante la rivolta. Credo che, al di là di tutto, lo Stato italiano debba chiarire, soprattutto per le famiglie delle persone decedute, cosa è accaduto. Va fatta luce sugli accadimenti di quei giorni e sulle eventuali responsabilità e per questo ho rivolto un'interrogazione al ministro della giustizia Bonafede.
In particolare è necessario appurare se siano state eseguite le visite mediche necessarie al nullaosta per il trasferimento dei detenuti verso altri istituti e se sia o meno in corso un'indagine del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria per chiarire come sia stato possibile che, nel carcere di Modena, i reclusi abbiano avuto accesso a metadone e psicofarmaci in quantità tali da risultare letali.

Testo dell'interrogazione: