Tira davvero una brutta aria nella provincia di Milano.
Le misure finora adottate per ridurre l’inquinamento atmosferico non sono servite a ridurre le concentrazioni di polveri sottili (PM10), che ovunque continuano a superare abbondantemente il valore limite di 50 microgrammi per metro cubo.
I dati raccolti dalle centraline dell’Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) dimostrano che i valori a Milano e in molti comuni dell’hinterland spesso raggiungono e superano i 100 microgrammi al metro cubo.
È una situazione critica che può essere risolta adottando nuove politiche per una mobilità sostenibile, iniziando da un vero rilancio del trasporto pubblico su ferro e gomma.
È quanto sostiene il consigliere regionale del Partito Democratico Franco Mirabelli, che mette in diretta relazione l’emergenza smog con la cattiva qualità del trasporto pubblico.

Qual è il suo parere sulle cause dell’inquinamento?

«Esiste un rapporto davvero molto stretto tra i livelli altissimi di inquinamento rilevati nelle ultime settimane nella nostra provincia e lo stato del trasporto pubblico. Servono misure strutturali per spingere le migliaia di persone, che ogni giorno utilizzano il mezzo privato per raggiungere il posto di lavoro, a scegliere i mezzi pubblici, soprattutto il treno. Il problema reale è che lo stato di degrado che caratterizza il trasporto ferroviario non incentiva l’uso del treno. I disagi che i pendolari denunciano quotidianamente sono noti a tutti: ritardi frequentissimi, condizioni di sovraffollamento nelle ore di punta, cattiva informazione, mancanza di pulizia, carrozze fredde d’inverno e calde d’estate, numerosi guasti.È evidente che sulla vita quotidiana dei pendolari pesano ritardi infrastrutturali e il fatto che i treni (il cosiddetto materiale rotabile) sono pochi e vecchi.
Occorre fare del miglioramento del trasporto pubblico su rotaia una priorità del governo regionale se si vuole inquinare meno e migliorare la qualità della vita, sia di chi vive ogni giorno i disagi sui treni, sia di chi, non avendo alternative, è costretto a stare ore sulle tangenziali o in strada ogni mattina».

Come si è arrivati ad avere un servizio così scadente?
«Su questa situazione ci sono responsabilità precise della Regione, oltre che delle Ferrovie dello Stato. La Regione detiene la maggioranza in Ferrovie Nord Milano ed ha anche il compito di definire il costo dei biglietti, il tipo e il numero di treni che devono circolare. Inoltre, rappresenta i bisogni dei cittadini definendo il contratto di servizio coi gestori dei treni e mettendo risorse proprie per migliorare la situazione garantendo più treni e vagoni più moderni. Sul versante della tutela degli interessi dei cittadini la Regione Lombardia non si è dimostrata particolarmente efficiente».

In che senso?
«Nonostante la gravità della situazione, esige penali per soli 1 milione di euro annuo contro i 3 milioni e mezzo del Veneto.
Si stanno potenziando linee ferroviarie come la Milano - Mortara e la Bovisa - Cadorna.
Ma queste scelte non hanno portato e non porteranno vantaggi ai pendolari perché non ci sono i treni per sfruttare questo potenziamento.
Il tutto avviene in quadro in cui, dopo 15 anni di governo Formigoni, la Lombardia ha una rete di 1600 chilometri di binari a fronte di 560 mila passeggeri contro il Piemonte che ha la metà dei pendolari ma 200 chilometri di rete in più».

È possibile incentivare il trasporto pubblico?
«Sicuramente! Per quanto riguarda l’uso del treno servono poche cose ma concrete:
investire immediatamente 150 milioni per l’acquisto di nuovi treni, con tempi di consegna certi e verificabili;
aumentare gli investimenti per nuove linee e nuove stazioni; esigere più penali dai gestori per i disservizi da reinvestire e, quindi, estendere il sistema di controllo del funzionamento.
Sarebbe anche opportuno triplicare il finanziamento regionale a integrazione del Contratto di Servizio, per sostenere la scelta di un unico biglietto da casa a lavoro, che consenta di viaggiare sia sul treno e, poi, arrivati a Milano, sui trasporti pubblici su gomma.
Queste semplici soluzioni consentirebbero di rendere efficiente e appetibile il trasporto pubblico su ferro, ridurre il traffico veicolare sulle strade indotto dai pendolari e, infine contribuire concretamente alla riduzione dell’inquinamento atmosferico».

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