Franco Mirabelli, consigliere regionale e leader di Area Democratica, in un'intervista ad Affaritaliani.it spiega perché la proposta di Majorino di un Pd arancione è sbagliata. "Siamo nel momento di massimo consenso, abbiamo fatto vincere Pisapia, siamo vicini al compimento del progetto. L'assessore ci fa sembrare un partito decotto. Sbaglia. E sbaglia anche a non venire a discutere di questa proposta all'interno del gruppo dirigente. Boeri? Fa bene a cercare di far diventare il Pd più incisivo, ma non è giusta la sua strategia..."

Franco Mirabelli, che cosa ne pensa dell'idea di Majorino?
Penso che il futuro del Pd non è arancione. Abbiamo fatto il Pd per avere le riforme in questo Paese. Monti ci sfida su questo percorso a proseguire sia in questa che sulla prossima legislatura, dove speriamo di avere una larga maggioranza. Siamo nati per unire le culture del centrosinistra laico con quella cattolica, siamo nati per cambiare la politica. Nel momento in cui c'è Monti, i sondaggi ci danno al 30 per cento, abbiamo dato il contributo alla vittoria di Pisapia, l'idea di Majorino mi sembra sbagliata.

Perché?
Perché oggi il Pd è sempre più fedele all'idea originaria. Si è aperta una stagione in Italia della quale ci sentiamo protagonisti, come ha detto Bersani. Non si capisce perché bisogna tornare a descrivere una prospettiva a metà tra un astratto movimento e tra un partito di sinistra sinistra.

Traduco: lei ha paura che l'asse si sposti troppo a sinistra.
No. Traduzione sbagliata. Ho paura che si perda il senso vero del Pd. Majorino lo presenta come un soggetto politico decotto. Invece questo è il momento in cui il Pd è più vicino alla sua aspirazione originaria. Mi piacerebbe che Majorino discutesse nel partito di queste cose, delle sue proposte. Non l'ho mai sentito esporla. Se ci consentisse di discuterla potremmo approfondire meglio le diverse posizioni.

Anche Boeri continua a dire di voler rigenerare il Pd.
Stefano chiede più capacità al Pd di essere incisivo e propositivo. Più capace di dare un segno dentro il governo di Milano. Su questo sono d'accordo. Non sono d'accordo però sulla strategia, sul fatto che la strada per costruire questa prospettiva passi da una battaglia personale contro un gruppo dirigente. Bisogna invece mettere in campo proposte. Alla conferenza programmatica dovremo fare esattamente questo.

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