02 Settembre 2010
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Novità e Commenti
Sotto la guida del centrodestra l’Expo si sta trasformando da essere una grande opportunità da cogliere per rilanciare Milano, servirla di nuove infrastrutture, migliorare la qualità delle periferie e creare nuovi posti di lavoro, in un problema che appare non risolvibile. Da quando l’Italia ha ottenuto, con il contributo di tutti, l’assegnazione a Milano della manifestazione, non si è fatto altro che discutere su chi doveva fare e cosa, senza mai decidere nulla, abbiamo assistito a scontri di interesse e di potere tra le diverse istituzioni ed è scomparso, dalla discussione, l’interesse pubblico. I milanesi che avevano accolto con favore l’expo ora, di fronte a questo spettacolo desolante guardano con distacco ad una vicenda che pare non li riguardi.
C’è una responsabilità grandissima di chi ci governa a Milano, in Regione e a livello nazionale se la nostra città sta rischiando una figuraccia internazionale oltre che di perdere una occasione per trasformare la città, renderla più vivibile, bella ed efficiente. L’altro giorno un giornale economico ha addirittura disegnato uno scenario per cui sarebbe in corso una trattativa per lasciare a Smirne l’expo in cambio di qualche soldo: sarebbe la conferma del fallimento di una classe dirigente e l’ulteriore dimostrazione che il centrodestra milanese non è all’altezza dei bisogni di una grande città europea.
L’expo è stata pensata dalla Moratti solo come un grande affare per i soli noti e non come una occasione per i Milanesi, per costruire il futuro per fare ciò che si è fatto a Torino con le Olimpiadi, a Genova con le Colombiadi: rilanciare la città, trasformare i luoghi del degrado e dell’abbandono in luoghi attrattivi, creare infrastrutture per il trasporto e per l’economia. Invece qui, dopo oltre due anni, i ministri spiegano, ogni giorno, che bisogna ridimensionare l’evento (cioè portano via soldi a Milano) e continua la girandola delle nomine e delle dimissioni nelle società di gestione. Ma soprattutto si sta consumando uno scontro che impedisce di mettere le aree scelte per la manifestazione a disposizione degli organizzatori. Si sono volute scegliere aree private e, ora, si cercano strade impraticabili per una istituzione pubblica, per entrarne in possesso: patti coi privati per speculazioni future, oppure acquisto sulla base di trattative che il pubblico non può fare se non basandosi su valutazioni oggettive del valore delle aree.
Abbiamo, convinti che expo resti una opportunità, fatto approvare in Regione una mozione che impegna la Giunta a seguire la strada più semplice, quella indicata dalla legge, per acquisire le aree, quella dell’esproprio, cioè quella che, sulla base di una dichiarazione di utilità pubblica della manifestazione e quindi dei terreni su cui deve svolgersi (che la Moratti non ha ancora fatto), si chiama l’agenzia preposta alla valutazione del valore attuale delle aree e si acquisiscono pagandole per quel valore. Il consiglio ha approvato questo documento, ma ancora (ed è passato più di un mese) non si è fatto nulla e il tempo passa.
Credo che l’Expo sia il terreno su cui più si sta misurando l’incapacità di Letizia Moratti e di Formigoni di fare gli interessi di Milano e dei milanesi. Serve un cambiamento che dia un segno diverso al governo dell’expo, lo realizzi con sobrietà e capacità innovativa, guardando a ciò che deve lasciare ai cittadini per migliorare la qualità della vita di tutti e non alla soddisfazione degli interessi di pochi.
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