Le inchieste di questi mesi che coinvolgono a diverso titolo figure di primo piano del governo della Lombardia e gettano ombre sulla gestione di questioni importanti, dallo smaltimento dei rifiuti, al San Raffaele dove si scopre un buco di un miliardo e mezzo di euro mentre ogni anno Regione Lombardia versa allo stesso ospedale oltre 600 milioni per le prestazioni erogate. Emerge un sistema di governo fortemente permeabile alla illegalità, poco trasparente e con un sistema di controlli insufficienti.

Ma al di la delle inchieste l’inizio di questa legislatura mostra, per la prima volta con evidenza, che la stagione formigoniana è giunta al termine, il sistema di consenso e di potere che ha rappresentato mostra tutti i suoi limiti e, soprattutto, non appare in grado di governare la Lombardia guardando al futuro, garantendone il rilancio, essendo protagonista della costruzione di un Expo 2015 che porti beneficio a tutta la regione e al Paese.

Il primo dato evidente è la contraddizione tra le aspirazioni di Formigoni  e ciò che accade oggi. Fino a pochi anni fa si presentava come il possibile punto di riferimento di un mondo riformista che rompeva gli schemi delle coalizioni tradizionali e costruiva, a partire dal buon governo, un modello lombardo capace di mobilitare tutte le forze dinamiche dell’impresa e del lavoro, su questo, non possiamo nascondercelo, il presidente lombardo ha saputo creare aspettative, fiducia e un consenso che andava oltre lo stesso centrodestra. Quella esperienza e quella  aspirazione oggi si sono perse, la stessa credibilità del Governatore è fortemente intaccata dalla vicenda delle firme false, dalla composizione del listino, dalla scelta di non prendere le distanze da personaggi che da tempo si sapeva essere sotto inchiesta. D’altra parte è lo stesso Formigoni ad ammettere di aver sbagliato senza però riconoscere le ragioni di una crisi che è legata ad una situazione in cui la maggioranza è apparsa sempre più divisa e orientata a spartire posizioni e ritagliarsi spazi di visibilità di partito anziché condividere un progetto di governo e di sviluppo della Lombardia chiari e lineari.

Ma c’è dell’altro. Ciò che oggi è sempre più chiaro sono i limiti di un governo regionale che Formigoni ha voluto fortemente centralistico, costruendo un sistema che è fondato su una dipendenza assoluta di tutte le aziende regionali dalla giunta e, in particolare dal presidente. Infrastrutture Lombarde, Lombardia Informatica, Fimlombarda, Fiera,  sono grandi aziende a cui è garantito uno spazio grandissimo nell’economia Lombarda senza che ci sia la possibilità di discutere e capire gli orientamenti e le strategie ma, soprattutto, costruite negli anni garantendo una omogeneità politica nella gestione e una mancanza di autonomia rispetto al governo regionale.

Tutto ciò, accanto alla mancanza di trasparenza e alla definizione di un vero e proprio sistema di potere, ha progressivamente, al di là dei proclami e delle iniziative di vetrina, rinchiuso il governo della Regione e l’ha reso impermeabile alle novità, alla vitalità e ai bisogni e alle risorse che la  società lombarda esprime. Si è spesso scelta la strada della lega, quella della chiusura, della difesa delle posizioni, riducendo la capacità di guidare la terza regione europea sul terreno della competitività territoriale.

Il prezzo di questa crisi del governo lombardo lo pagano i cittadini, da mesi, a parte quella sul taglio dei costi della politica che abbiamo fortemente voluto, non sono state fatte leggi significative: su casa, lavoro, assistenza sociale non ci sono novità significative al di là degli annunci, proprio mentre la crisi sociale è più acuta e avrebbe bisogno di misure serie e innovative, concrete per le tante famiglie in difficoltà.

Così si descrive la fine, ormai prossima, della troppo lunga stagione formigoniana che coincide con la crisi dell’alleanza PDL-Lega che è ormai evidente. Sta al centrosinistra saper denunciare la crisi ma, soprattutto, misurarsi con i temi dello sviluppo e del futuro della Lombardia: lavoro, nuovo welfare, formazione, sistema delle infrastrutture e trasporti, con una concretezza e una capacità di innovazione che può dare credibilità ad una idea di cambiamento di cui comincia ad esserci l’esigenza anche in Lombardia.

La firma del protocollo di intesa da definitivamente il via al progetto che consentirà di restituire serenità alle famiglie di Noverasco che hanno vissuto questi anni con l’incubo dello sfratto e con la sensazione fondata di stare per subire una insopportabile ingiustizia. Ora chi abita allo Sporting Mirasole potrà scegliere se restare in affitto, magari in un appartamento più piccolo, sottoscrivere un patto di futura vendita o chiedere l’usufrutto e nessuno dovrà più sottostare al ricatto: o compri alle mie condizioni o ti sfratto e, ancora, i casi sociali potranno godere di 20 alloggi che saranno acquisiti da Aler. E’ un risultato insperato che va ascritto al merito della determinazione e della intelligenza del comitato dei cittadini, che non ha mai rinunciato, ha saputo far valere le ragioni degli inquilini e ha saputo, soprattutto, proporre la soluzione che è alla base del protocollo d’intesa: quella del frazionamento degli appartamenti più grandi, della ricollocazione delle famiglie a costi accessibili e della costruzione di una cooperativa che possa gestire il patrimonio una volta acquistato. Ed è una soluzione che sarà da modello per altri casi analoghi che già, nella vicina Milano, a seguito della cartolarizzazione di alcuni stabili del Comune, si stanno verificando.

Il protocollo di intesa al punto d della premessa chiarisce che tutto ciò è stato possibile grazie alle sollecitazioni della prefettura e del Consiglio Regionale (che ha approvato una mozione in questo senso presentata dal PD) che hanno spinto l’Assessorato Regionale alla casa a coinvolgere diversi soggetti (aler, cooperazione, fondazione Housing Sociale e comune) e la proprietà nella costruzione di un progetto che evitasse gli sfratti e garantisse casa e tranquillità agli abitanti di Noverasco. Oggi, se si è arrivati a definire una soluzione è grazie all’investimento di 9 milioni di euro messo a disposizione dalla Regione, alla disponibilità delle cooperative ad indirizzare e sostenere la costruzione della cooperativa che rileverà le proprietà, di Aler che acquisirà 20 appartamenti da destinare agli indigenti.

Leggo invece una fantasiosa ricostruzione della vicenda da parte del Sindaco Fusco che, smentendo ciò che ha sottoscritto nel protocollo di intesa, racconta di riunioni nel suo ufficio, interventi della Provincia e  si attribuisce meriti che non ha nella costruzione della soluzione. Fusco dimentica di aver pubblicamente tacciato di propagandismo e accusato di interesse personale chi aveva cercato soluzioni come quella raggiunta mentre, secondo lui (ci sono i suoi comunicati a testimoniarlo) l’unica cosa che si poteva fare era garantire 50 appartamenti per gli indigenti e lasciare gli altri al loro destino, vantando di aver strappato la disponibilità di alcuni alloggi in via Ripamonti che ancora sono da trasformare in abitazioni da laboratori che erano. Riconosca Fusco il merito di chi ci ha creduto, chieda scusa per gli attacchi personali che ha riservato ad alcuni. Prenda atto che il suo ruolo, come recita il protocollo d’intesa, è di mettere a disposizione il centro civico e ci risparmi altri tentativi di mettere il cappello su un risultato che si è ottenuto non grazie ma nonostante lui.

Ci risparmi il signor sindaco altre invenzioni, ciò che è successo su Noverasco, in questi mesi, è scritto nel protocollo d’intesa e nei suoi stessi  comunicati che sono lì a testimoniare che l’assessore Zambetti e il Comitato No sfratti insieme ad altri, di cui mi onoro di far parte, hanno trovato una risposta per i cittadini dello Sporting Mirasole mentre lui faceva propaganda sulla pelle delle famiglie.

  1. Consigliere Franco Mirabelli “La Repubblica” di martedì 27 dicembre u.s. ha pubblicato un’inchiesta dal titolo emblematico “Sedute poche, compensi tanti l’aula d’oro del Pirellone costa 30mila euro a riunione”. Visto che le fa parte dell’aula del Pirellone ci spiega come stanno le cose dal suo punto di vista?

E’ difficile riassumere il lavoro del consiglio regionale e quantificarlo così. Andrebbe anche detto che il consiglio regionale della Lombardia resta il consiglio che costa meno in Italia e che ha il rapporto più alto tra abitanti e consiglieri, inoltre, per il suo funzionamento sono stati ridotti di oltre un milione i costi in questo inizio di legislatura. Detto questo è chiaro che qualunque costo appare eccessivo se il Consiglio non produce leggi, norme e provvedimenti che aiutino i cittadini lombardi e migliorino la sanità, le politiche ambientali, quelle per la casa ecc.. Su questo l’inerzia e le divisioni interne alla maggioranza di centro destra hanno, in questi mesi, fatto sì che il consiglio non abbia lavorato come avrebbe potuto e siano state portate in discussione poche leggi. Dopo di che, come in tutte le cose, ci sono consiglieri che lavorano tanto e consiglieri che lavorano poco, dipende dalla volontà e dall’impegno di ogn’uno. Fortunatamente i consiglieri regionali sono eletti dai cittadini con le preferenze e questo consente loro di dare un giudizio. 

Auguri a tutti, ma soprattutto a chi ne ha più bisogno ed ho incontrato quest'anno. Auguri ai lavoratori della Lares  che stanno cercando qualcuno che possa investire sul loro progetto di Rioccupazione. Auguri ai profughi che Corrado riunisce e aiuta e che ora possono sperare di poter lavorare. Auguri alle 250 famiglie dello Sporting Mirasole di Opera per cui l'incubo sfratto è finito grazie alla loro ingegniosità e alla pazienza di Franco. Auguri ai tanti che vivono nelle case popolari e per cui, troppo spesso, l'ascensore rotto, le infiltrazioni, i riscaldamenti che non funzionano sono cose normali. Auguri agli inquilini di via Turati a Bollate perchè questo sia l'anno in cui finalmente partAno i lavori di ristrutturazione. Auguri alle persone che ho incontrato a San Vittore, che stanno in 9 in pochi metri, senza poter aprire la finestra e a quelle che cercano di farle stare il meglio possibile sacrificandosi in turni faticosi e stressanti. Auguri a tutti ma soprattutto a chi ne ha davvero bisogno. Per loro soprattutto buon 2012

In queste settimane insieme a Enrico Borg e Emanuele Fiano, abbiamo visitato gli istituti di pena milanesi. Abbiamo verificato una situazione diversificata ma, complessivamente, difficile: sovrapopolazione, carenze di personale, strutture spesso fatiscenti e inadeguate. Accanto a ciò c'è, e per questo la situazione non esplode, una ricchezza di iniziative di lavoro, formazione, accompagnamento e reinserimento che va a merito di decine di associazion e della rete di operatori. In attesa di riforme radicali che, per esempio, spostino fuori dal carcere le espiazioni delle pene più brevi e depenalizzino alcuni reati, le istituzioni territoriali devono sostenere al meglio questo sistema. In questi giorni abbiamo incontrato l'osservatorio carceri che coordina il lavoro delle associazioni lombarde, con loro ci siamo impegnati a lavorare in Regione per evitare che progetti e iniziative non vengano ridimensionate o, peggio, cancellate per mancanza di risorse. Per questo, nella discussione di bilancio, presenteremo emendamenti per rifinanziare la legge 8 che sostiene diversi progetti in corso nelle carceri lombarde e per chiedere che la Legge Smuraglia, che garantisce alle aziende che assumono detenuti di poter riavere i soldi pagati per i contributi, abbia una dotazione economica uguale a quella attuale grazie al contributo della Regione. Intanto ecco il resoconto delle visite fatte.

BOLLATE   17.10.2011 (direttore Massimo Parisi)

 Merita la fama che si è guadagnato come carcere modello, ciò che in un paese civile dovrebbero essere tutti gli istituti di pena. Bollate è un istituto a custodia attenuata per detenuti comuni che prevede una risposta punitiva differenziata in cui vengono bilanciati gli aspetti punitivi con quelli rieducativi attraverso un sistema di compartecipazione che vede il detenuto protagonista delle scelte organizzative e gli enti pubblici e del privato sociale coinvolti nelle attività lavorative, scolastiche e terapeutiche.

Struttura recente (10 anni) dotata di una superficie molto vasta composta da diversi edifici, palazzine per il personale penitenziario, ampi spazi verdi, parcheggio, serre, capannoni industriali e una scuderia di cavalli (provenienti da sequestri di varie procure).

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