09 Giugno 2010
Mirabelli (Pd) ad Affaritaliani.it: "Le candidature della società civile non si devono sottomettere alle Primarie"di Fabio Massa
Franco Mirabelli, consigliere regionale del Pd, ex coordinatore della mozione Franceschini in Lombardia, sceglie Affaritaliani.it per intervenire nel dibattito sulle prossime Comunali: "Io credo che dobbiamo allargare il centrosinistra alle proposte della società civile. Livia Pomodoro? Non si può pensare che possa sottomettersi alle Primarie"
Franco Mirabelli, partiamo dalla vexata quaestio: primarie sì o primarie no?
La questione non è così riduttiva. L'ho detto in tempi non sospetti: dipende dalla scelta politica che si vuole fare. Io penso che dobbiamo dare la disponibilità a sostenere una proposta che non viene dalla politica.
In che senso?
Penso alle esperienze che si stanno muovendo nella città. Non è che possiamo imporre a quelle esperienze le regole che invece devono governare la coalizione di centrosinistra.
Quindi, niente primarie?
Il punto di snodo è questo: noi abbiamo bisogno di andare oltre il centrosinistra. Noi non possiamo riproporre stancamente quello che abbiamo già proposto nelle ultime due elezioni: il centrosinistra largo o stretto, che sceglie il candidato con le Primarie... Rischiamo di andare incontro a un'onorevole sconfitta. Abbiamo invece bisogno di innovare la proposta politica.
Innovazione, dunque.
Sì. Dobbiamo dare un segnale. Il segnale è che la distanza tra i cittadini e questa amministrazione è evidente. E' evidente che c'è una domanda di cambiamento. Ma questa cosa non significa che automaticamente noi riusciamo a presentarci e a vincere. Anzi, penso che se stiamo dentro lo schema trito e ritrito del centrosinistra tutto politico che sceglie il suo candidato con le primarie, difficilmente riusciamo a vincere. Dobbiamo innovare e uscire dalla stanca riproposizione di schemi nazionali.
Parliamo di questi schemi nazionali.
Milano chiede il cambiamento. Bisogna rimettere la città al centro della discussione. Ci confrontiamo mai su un progetto della città? No. Il centrodestra non ha nessun modello di sviluppo. L'altro punto è ricostruire un'identità a Milano, ridare un senso di appartenenza ai milanesi. Lo si fa sostenendo a Milano una proposta che abbia le proprie radici qui. Da diverse parti, neppure tutte condivisibili, si sono attivate energie e risorse della città. Come ha fatto bene Cornelli, bisogna chiarire che se da queste energie nasce una proposta politica, noi siamo pronti a sostenerla. Però se diciamo questa cosa, è evidente che non possiamo dire che bisogna fare le primarie.
E' un passo indietro da parte del Pd?
No. E' la politica che si riappropria della propria funzione: quella di muoversi per il cambiamento uscendo dall'autoreferenzialità.
Si parla della candidatura di Livia Pomodoro.
A me piacerebbe qualunque candidatura che nascesse dentro lo schema di rinnovamento che ho annunciato. Mi piacerebbe una candidatura che ci consentisse di allargare il centrosinistra. Già l'altra volta la Pomodoro è stata personalità sulla quale e con la quale abbiamo ragionato. Come altri può rappresentare un progetto valido. E comunque, nessuno può pensare che la Pomodoro possa essere espressione di altro che non sia la società civile. Nè che si possa sottomettere a questa candidatura della società civile alle primarie.
Se ci fosse sul piatto una disponibilità dell'avvocato Pisapia come si fa a scegliere?
Non è questa la questione. Così si ripropone lo schema di una coalizione di centrosinistra con più candidature che porta direttamente alle Primarie. Ma io penso che dobbiamo pensare a qualcosa di nuovo.



