23 Maggio 1998
RELAZIONE DI FRANCO MIRABELLIAL CONVEGNO SU CITTA' VIVIBILI E SICURE DEL 23 MAGGIO 1998
Abbiamo promosso questa mattina questa iniziativa, perché ci sembra impor-tante fare il punto sullo stato delle politiche per la sicurezza e la vivibilità in città ad un anno dall’insediamento della Giunta di Centro-destra e alla luce di importanti novità costituite dalle iniziative assunte dal Governo in materia di si-curezza delle città, che consegnano agli Enti Locali la responsabilità di avan-zare proposte e progetti.
Vogliamo discutere questa mattina insieme all’Assessore alla Sicurezza e a chi, da diverse postazioni, opera e lavora a Milano sul campo della convivenza e della vivibilità.
Ma anche confrontare l’esperienza milanese con quella di due altre ammini-strazioni come quella di Modena che per prima ha sperimentato il contratto di sicurezza tra Comune e Prefettura e quella di Torino.
Comparare esperienze pure così diverse fra di loro crediamo sia utile per con-frontare i diversi approcci, i diversi obbiettivi e i diversi risultati.
A Milano proprio in questi giorni, sul terreno della sicurezza sono stati compiuti due atti importanti: la firma del contratto che riconosciamo come fatto importante di sicurezza con il Prefetto e l’istituzione degli ausiliari del traffico.
Sono due iniziative che avevamo proposto e sostenuto ma che non cambiano il nostro giudizio sul lavoro di questa amministrazione sul fronte della sicurezza.
La sensazione è che si proceda senza bussola, che manchi una politica co-mune alla maggioranza, che la somma di interventi più o meno condivisibili ma sempre estemporanei non sia sufficiente a dare risposte concrete a un pro-blema molto sentito dai cittadini. Le forze che compongono questa maggioranza hanno in questi anni alimenta-to e contribuito a enfatizzare una domanda sicuritaria che tende a semplificare un problema complesso e a ridurre tutto ad una richiesta di più ordine pubbli-co, più polizia, più forze dell’ordine.
Questo approccio, ancora fortemente presente in ampi settori della maggio-ranza, non consente all’amministrazione di andare oltre alla denuncia ed alla rivendicazione.C’è l’idea che tutto si possa risolvere in una richiesta di più po-teri al Sindaco sul fronte dell’utilizzo delle forze dell’ordine, evocando il model-lo statunitense che tra l’altro, visti i livelli di criminalità che ci sono in quelle cit-tà non appare vincente. c’è l’idea che tutto si possa risolvere chiedendo l’aumento degli organici delle forze dell’ordine di stanza a Milano.
Questo modo di affrontare il problema rischia di deresponsabilizzare l’amministrazione di fronte al campo vasto di intervento che, già oggi, il comu-ne potrebbe assolvere e rischia di diventare un alibi per nascondere una diffi-coltà a costruire politiche attive e interventi concreti.
D’altra parte, i dati, anche i più recenti, confermano che la domanda di sicu-rezza non è legata ad un aumento dei reati che, anzi, se si guarda alle denun-cie, continuano a diminuire.
C’è certo un problema di reati, ma la domanda di sicurezza è fortemente lega-ta ad un degrado della vivibilità e della convivenza nella città, e questo è il campo di intervento vero dell’amministrazione, su cui l’amministrazione può dare risposte concrete che sono tutte già oggi nelle proprie competenze.
C’è una necessità di politiche da attivare su più terreni: sociale, della qualità urbana, della lotta al degrado, delle opportunità di incontro, aggregazione e cultura.
Su questo Milano è in ritardo lo stesso protocollo di intesa firmato tra comune e prefettura non vede da parte dell’amministrazione l’assunzione di quegli im-pegni per la vivibilità della città che avevamo auspicato.
Quello che con franchezza vogliamo dire a questa amministrazione e che l’assessorato alla sicurezza non serve se l’amministrazione non è in grado nel suo complesso di coordinare gli interventi e di attivare politiche di governo dei problemi e dei conflitti.
Voglio fare due esempi concreti.
C’è in questa città una presenza di nomadi che ha spesso creato disagi e con-flitti. Questo problema non si risolve se non si definisce un piano di interventi, se non si individuano campi di sosta e campi permanenti regolati in modo da garantire la qualità civile e sociale di questi insediamenti e organizzati in modo da garantire una convivenza con i quartieri. Si può anche scegliere, come sta facendo questa amministrazione di preannunciare la chiusura di tutti i campi, di chiudere con le esperienze di integrazione e di lasciare ancora, come av-viene da anni, giacere in commissione il regolamento comunale. Ma se si sce-glie questa strada, si sceglie di deresponsabilizzarsi prima di tutto di fronte ai cittadini che finiranno per pagare il prezzo di una non volontà di governo del problema.
Il secondo esempio è legato alla realtà dei grandi quartieri storici di case popo-lari, ex IACP, ora ALER, in molti di questi quartieri è in atto un intervento di ri-sanamento e di manutenzione straordinaria degli stabili. E’ un’occasione che non deve essere persa. Occorre integrare quegli interventi con interventi di ri-sanamento ambientale, di creazione di servizi sociali, di spazi di aggregazione e di mediazione sociale. Occorre ricostruire complessivamente una iniziativa di lotta al degrado e di ricostruzione di un tessuto di convivenza che aiuti i tanti soggetti deboli, prima di tutto gli anziani soli che soffrono particolarmente la vi-ta in quei quartieri.
Qui l’amministrazione deve svolgere un ruolo di progettazione, coordinamento e investimento di risorse.
Il governo ha recentemente attivato una linea di finanziamento per questi in-terventi. Si tratta di una scelta importante di cui beneficerà il quartiere Spaven-ta e di cui speriamo possa beneficiare il quartiere San Siro il cui progetto di contratto di quartiere è stato presentato dallo stesso comitato di quartiere in-sieme ai sindacati. Occorre, perché ciò possa avvenire una proroga dei tempi fissati dal governo per la presentazione dei progetti. E per questo obiettivo oc-corre impegnare il comune, le forze politiche e i parlamentari milanesi.
Proseguendo nella riflessione credo ci sia un altro dato su cui è opportuno ra-gionare in questa sede.
Voglio partire dalla vicenda di piazza Vetra e dell’area pedonale di corso Sem-pione e dal modo con cui la Giunta ha affrontato quelle vicende.
Le scelte della cancellata di piazza Vetra o della riapertura al traffico dell’isola pedonale di corso Sempione non sono solo scelte inutili e sbagliate, se l’obiettivo è quello della sicurezza, ma dimostrano una scarsa comprensione dei problemi e una tendenza alla semplificazione.
La nostra opposizione a quegli interventi non è ideologica ma deriva dalla convinzione che, in quelle scelte ci sia una sottovalutazione di due questioni che invece sono fondamentali per la convivenza e la vivibilità della città e nella città.
La prima sta nella necessità di non isolare il problema sicurezza, ma nel rico-noscere invece che il disagio che vivono gli abitanti di piazza Vetra e del Tici-nese è legato ad una difficoltà reale di conciliare, in un’area che attrae ogni se-ra migliaia di persone, il giusto diritto degli abitanti alla tranquillità con le esi-genze dei frequentatori dei locali.
Il tema di come si conciliano esigenze diverse nella città è un tema decisivo per il governo di una grande metropoli, ma è un tema di cui questa ammini-strazione sembra non avere consapevolezza.
La cancellata di piazza Vetra non risolve nessuno di questi problemi. E’, per esempio un paradosso il fatto che si spendano miliardi per la cancellata e non ci si preoccupi del moltiplicarsi dei locali notturni che insistono su quest’area.
Non si tratta di demonizzare i locali, tutt’altro, si tratta invece di responsabiliz-zarne i gestori di renderli protagonisti attivi in una azione di promozione di comportamenti civili che tutelino gli abitanti. E, ancora, perché non pensare a iniziative di risarcimento promosse dai locali su iniziativa del comune, in favore dei cittadini del quartiere, promuovendo per esempio momenti di incontro e di animazione per i bambini.
Il secondo dato che questa amministrazione sembra non cogliere è che cresce nella città una domanda di vivibilità che non si riduce ad una richiesta di prote-zione, di difesa, ma che invece si coniuga con una domanda di opportunità e di poter utilizzare la città anche la notte.
Scelte come quella della riapertura di corso Sempione non tengono conto di questa domanda e hanno in se l’idea, di fronte ai problemi di sicurezza, di ren-dere le aree della città anche le più importanti , indisponibili non solo a chi de-linque ma a tutti i cittadini.
Noi pensiamo sia invece necessario promuovere politiche che portino i cittadi-ni a riappropriarsi del territorio, costruendo un rapporto virtuoso tra vivibilità e creazione delle condizioni per frequentare sicuri la città.
Su questo terreno è evidente l’incapacità di questa amministrazione di affron-tare il problema della sicurezza nei grandi parchi urbani, riducendo tutto a pro-poste estemporanee ma insufficienti dai cancelli alle guardie giurate nei parchi chiusi di notte.
Basta guardare non solo ai modelli europei ma alle esperienze più vicine dei grandi parchi della cintura e di alcuni comuni della provincia per trovare idee e soluzioni. Impegnare insieme, magari promuovendo una gara tra diversi sog-getti, nei parchi urbani, magari a partire da quello di via Palestro, guardie eco-logiche, strumenti di vigilanza, cooperative per creare momenti permanenti di animazione rivolti ai bambini e agli anziani.
Questa può essere una soluzione semplice da realizzare e da sperimentare che coniughi la manutenzione del verde, perché il degrado provoca insicurez-za, animazione, perché i parchi tornino ad essere usati dalle famiglie e punti di riferimento rassicuranti per la sicurezza.
Ci sono molte altre questioni che insistono sul tema della sicurezza, ne parle-ranno meglio altri.
Voglio solo citarne due per poi concludere.
C’è un fronte che riguarda la prevenzione sociale, l’intervento sul disagio, la prevenzione della devianza ma anche l’assistenza alle vittime, ai tanti soggetti deboli e spesso soli vittime di reato.
La politica sui servizi sociali di questa amministrazione tende a privilegiare la delega al volontariato e all’associazionismo, alla definizione di progettualità e politiche.
Non dico questa cosa per enfatizzare un giudizio su questa amministrazione. Penso anzi che da tempo ci sia una sottovalutazione complessiva di questi aspetti, della necessità, nell’interesse di tutta la città, di migliorarne la qualità sociale promuovendo processi di integrazione dei soggetti deboli.
La cosa che mi preme sottolineare è una contraddizione di cui la città, tutti i suoi soggetti, debbono farsi carico. Una contraddizione che diventa palese quando constatiamo che tante centinaia di detenuti di S.Vittore reclusi per pic-coli reati sono immigrati, tossicodipendenti, malati psichiatrici, persone indi-genti e sono lì a testimoniare le carenze e le incapacità della città ad affrontare quei problemi sociali che finiscono per scaricarsi sul carcere.
L’altra questione che voglio solo brevemente citare è legata invece alla pre-senza delle forze dell’ordine sul territorio. Continuo a pensare che ci sia la ne-cessità di un coordinamento reale tra i diversi corpi e che il primo obiettivo debba essere quello di combattere le organizzazioni criminali che insistono su quest’area. Ma accanto a questo un utilizzo più efficace delle forze dell’ordine sul territorio è una condizione importante per dare più sicurezza alla città e ai cittadini.
C’è una funzione non solo e non tanto repressiva ma soprattutto preventiva ed in qualche modo sociale che va concretizzata meglio ed, in questo senso il contratto di sicurezza appena sottoscritto da comune e prefetto può essere molto utile.
Ma in quel protocollo c’è da parte dell’amministrazione l’assunzione di un im-pegno importante su cui da tempo noi insistiamo: la creazione, cioè, di presidi di vigilanza urbana che fungano da punto di riferimento per i cittadini delle zo-ne più problematiche e abbandonate della città.
Chiediamo all’assessore Finolli di avviare subito queste iniziative: a Baggio, a San Siro, nelle zone appunto dove i cittadini sono più esposti e si sentono più soli.
Concludo su un punto, su cui credo possa essere particolarmente utile il con-tributo di Modena e del vicesindaco di Torino.
E’ anche il punto su cui ci sentiamo di criticare il protocollo di intesa fatto qui tra comune e prefetto, ma complessivamente la politica della giunta.
Siamo convinti che costruire politiche forti sul terreno della convivenza, della vivibilità e della sicurezza significhi costruire un rapporto forte tra i cittadini, il territorio e l’amministrazione. Si tratta di costruire sedi di partecipazione dei cit-tadini, dei comitati, delle associazioni, in grado di definire i bisogni ma anche, contemporaneamente, di costruire iniziative insieme, rendendo tutti i soggetti protagonisti.
Senza una capacità reale di coinvolgimento e di attivazione dei cittadini ogni intervento diventa limitato. Se non si creano le condizioni per coordinare le ini-ziative prima di tutto con chi vive il territorio non si risolvono i problemi.
In questo anno, invece, si è avviato ma si è anche chiuso il lavoro della con-sulta cittadina che da più parti era stata proposta, senza che abbia prodotto nulla. Si propone ora la costituzione di due tavoli, all’interno del progetto sicu-rezza, uno della domanda dei cittadini e uno dell’offerta con gli operatori per-dendo così di vista l’obbiettivo indispensabile di attivare i cittadini per realizza-re le condizioni di vivibilità e convivenza migliori.
Infine, e qui sta la critica al protocollo, manca qualunque riferimento al decen-tramento, alla creazione di luoghi di partecipazione sul territorio. A quei tavoli di zona o di quartiere che da tempo proponiamo e che possono ricreare sui temi della vivibilità e della convivenza un rapporto positivo tra cittadini e istitu-zioni. Punti di riferimento accessibili per verificare i bisogni e progettare le so-luzioni.
Purtroppo credo che anche questi limiti siano figli di un’idea che tende a ridur-re tutto ad un problema di ordine pubblico e non di vivibilità, qualità della vita e convivenza libera e partecipata.



