Comunicati Stampa

Dalla Prefettura arriva il no alla nostra richiesta richiesta di visita nel centro di Via Corelli

 I consiglieri regionali non hanno più accesso al Cie di Via Corelli. E’ quanto, nostro malgrado, abbiamo scoperto insieme a Chiara Cremonesi oggi facendo richiesta di visita al centro per verificare le condizioni dei trattenuti.

Nonostante la delega ricevuta l’altroieri dal Presidente Boni come da prassi - l’ultimo nostro ingresso con identica modalità risale a un mese fa -  la Prefettura ci ha negato il permesso sulla base di una circolare emessa il primo di aprile dal Ministro Maroni.

 Si tratta di un fatto gravissimo, che lede i poteri ispettivi dei consiglieri dentro i luoghi di detenzione e a maggior ragione nei Cie che non sono carceri.

 E’ intollerabile che a rappresentanti delle istituzioni eletti dai cittadini sia negato il diritto/dovere di verificare le modalità di trattamento all’interno dei centri come quello di via Corelli, dove peraltro anche durante l’ultima visita avevamo rilevato condizioni disastrose sia dal punto di vista della struttura stessa che da quello della tutela della dignità delle persone.

 E la puntualità di questa circolare ministeriale, mentre la Lega fa becera propaganda sulla pelle dei profughi in fuga dalla guerra e dalla miseria, suona davvero alquanto sospetta.

 Per quanto ci riguarda non possiamo accettare in generale che, ancora una volta, di fronte a un’emergenza umanitaria anziché attuare da subito soluzioni possibili per affrontarla, la linea del Ministero sia stata quella dell’allarmismo e dell’ordine pubblico. E sulla questione specifica dei Cie, sulla quale ora vogliamo delucidazioni anche dal Presidente Boni a tutela del Consiglio e del nostro ruolo, riteniamo che la circolare sia addirittura illegittima, poiché viola il principio imprescindibile della trasparenza, impedendoci di accertare il rispetto delle garanzie costituzionali a difesa dei trattenuti, in particolar modo ora in questa drammatica situazione”.

Con il contributo determinante del PD da oggi la Regione Lombardia ha a disposizione leggi innovative ed efficaci per contribuire alla lotta alle mafie e per la legalità. Abbiamo approvato oggi in commissione la legge per il contrasto e la prevenzione della criminalità. La legge è nata dopo che il PD ha promosso in consiglio regionale una discussione a fronte della situazione emersa da molte inchieste che hanno confermato una importante ed inquietante presenza della criminalità organizzata nella nostra Regione che inquina la vita economica e civile. Il testo approvato oggi è frutto dell’abbinamento tra più progetti presentati dal Pd (Norme per il contrasto della criminalità e Norme per la trasparenza degli appalti per Expo 2015) e da altri gruppi, arriverà in Aula per l’approvazione definitiva entro quindici giorni, e completa il quadro normativo in materia dopo la recente approvazione della legge regionale per l’educazione alla legalità.

 L’ennesima battuta d’arresto sulla strada della definizione di una soluzione per le aree dell’Expo rischia di compromettere la buona riuscita della manifestazione. Le cronache di questi giorni confermano che le rassicurazioni date al BIE non hanno risolto la questione e che il tema che abbiamo posto fin dall’inizio resta attuale ed irrisolto. Si continua a cercare una strada diversa dall’unica possibile, quella cioè dell’acquisizione delle aree da parte del pubblico, come prevede la legge, cioè sulla base della valutazione dell’agenzia del territorio del loro valore attuale e considerandole aree di importante interesse pubblico.

Tutte le altre strade hanno profili giuridici incerti e non sono praticabili  a partire dalle varianti che consentirebbero alle proprietà di ottenere dopo l’Expo la possibilità di realizzare volumetrie esagerate su terreni attualmente agricoli, perché non garantiscono l’interesse pubblico e danno alle attuali proprietà un profitto non ragionevole grazie alla valorizzazione di aree da parte del pubblico.

A questo punto il Presidente Formigoni venga in Consiglio a spiegare cosa sta accadendo. Ma rimane la linea indicata dall’Aula con l’ordine del giorno del 27 luglio scorso, che impegna la Giunta a sostenere la strada dell’acquisizione delle aree secondo le norme previste dalla legge. Serve a Milano, alla Lombardia e al Paese che questa vicenda si chiuda, che si metta al centro l’interesse pubblico e che la si finisca con scontri di interesse e di potere che rischiano di portare l’Expo al fallimento e di esporre l’Italia, per colpa del centrodestra, ad una figuraccia mondiale.

 Milano, 23 marzo 2011

 

In merito alle dichiarazioni del presidente del Consiglio regionale della Lombardia Davide Boni secondo cui l’esecuzione dell’Inno prima  delle sedute del Consiglio desterebbe preoccupazione, interviene il consigliere regionale del PD Franco Mirabelli. “L’unica cosa di cui il presidente Boni si deve preoccupare - dichiara Mirabelli - é di far rispettare le scelte del Consiglio e mantenere un ruolo di rappresentanza di tutta l’assemblea, non solo di una parte. Ci sono migliaia di comuni in cui si aprono le sedute con l’inno di Mameli. Rassicuriamo il presidente che ciò non comporta alcun problema al funzionamento dell’istituzione. È un problema, invece, un presidente del Consiglio che nella sua veste istituzionale si ostina a sostenere posizioni di parte venendo meno al suo ruolo e alimentando continue polemiche”.

 

 

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