Comunicati Stampa

Avevamo come opposizione dato la nostra disponibilità a velocizzare la discussione e la presentazione in consiglio del PDL per la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente che contiene diverse norme anche in materia urbanistica. L’abbiamo fatto rispondendo ad una richiesta della maggioranza e per evitare che dal 10 novembre, in assenza di una norma regionale, entrassero in vigore le norme previste dal decreto di maggio sull’economia, in particolare il cosiddetto Piano Casa.

Abbiamo cominciato a discutere, fatto più unico che raro e non previsto dalle procedure legislative, di un Progetto di Legge che, non solo non è stato ancora calendarizzato in Consiglio ma addirittura non ha né madre, né padre, non essendo stato approvato in Giunta né sottoscritto dai consiglieri di maggioranza. E così, di fatto siamo di fronte a qualcosa che formalmente non esiste. Insomma quel progetto di legge è solo un fantasma che si aggira per le stanze della Giunta, su cui si sta consumando il solito scontro all’interno della maggioranza.

Le conseguenze per i comuni e i cittadini Lombardi sono gravi. Prima di tutto perché con l’entrata in vigore delle norme nazionali, spesso incoerenti con la legislazione regionale si moltiplicheranno le incertezze normative e i contenziosi, cosa che non aiuterà certo né l’economia , né l’edilizia e, ancor meno, l’urbanistica lombarda. In secondo luogo entreranno in vigore norme che priveranno i comuni di strumenti di pianificazione e controllo e toglieranno ai consigli comunali la possibilità di decidere sui piani attuativi. Infine perché si ritardano anche quegli interventi positivi contenuti nel pdl fantasma che potrebbero favorire il recupero del patrimonio edilizio, migliorare l’efficienza energetica degli edifici e creare opportunità nuove di edilizia sociale.

Insomma la Giunta fa un pessimo servizio alla Lombardia sceglie di non approvare la legge nei tempi dovuti e lascia che l’urbanistica lombarda venga commissariata di fatto dal Governo nazionale rinunciando ad esercitare la propria competenza con buona pace del federalismo.

Regione Lombardia ha tempo fino al 10 novembre per adeguarsi alla legge di conversione del Decreto sviluppo, varata dal governo il 13 luglio scorso, approvando un progetto di legge relativo alle disposizioni in materia urbanistica. La discussione in V Commissione consiliare Territorio, su temi così importanti per la tutela e lo sviluppo del territorio, è ancora acerba e nonostante i tempi siano strettissimi, l’iter va a rilento, secondo il Gruppo regionale del Partito democratico.

Siamo molto preoccupati  la Giunta non ha ancora né approvato il progetto di legge regionale, né calendarizzato la discussione nelle prossime sedute del Consiglio. Il rischio che si corre è che, in assenza di una legge ad hoc, vengano stravolte totalmente le disposizioni in materia urbanistica ed edilizia lombarde. I tempi sono cortissimi e le modifiche vanno approvate per evitare che solo le Giunte comunali ratifichino i piani attuativi esautorando di fatto i consigli. Noi difendiamo la legge regionale attualmente in vigore che prevede che i piani attuativi vengano adottati e approvati dai consigli comunali e solo in pochi casi, dichiarati nei Pgt dei singoli comuni, adottati esclusivamente dalla Giunta. Chiediamo, pertanto, all’assessore regionale Belotti e alla maggioranza di dichiarare apertamente se intendano rispettare i tempi oppure no. Noi ci siamo resi disponibili ad accelerare l’iter legislativo: ci aspettiamo lo stesso atteggiamento dall’altra parte anche se le incertezze all’interno della maggioranza non fanno presagire niente di buono, anzi, al contrario rischiano di far rimanere sulla carta anche norme positive necessarie per rilanciare l’edilizia sociale in Lombardia a oggi ferma.
DI SEGUITO IL TESTO DEL PROGETTO DI LEGGE DISCUSSO IN COMMISSIONE

La proposta che è stata illustrata ai cittadini dello Sporting Mirasole martedì scorso è la conclusione di un lungo percorso che, con il contributo di tanti, ha portato a quella che può diventare la soluzione dei problemi delle 250 famiglie che in questi mesi hanno vissuto una situazione drammatica. La situazione di chi si vede recapitare lo sfratto, pensa, spesso in età avanzata, di non avere più prospettive e subisce l’ingiustizia di essere vittima di chi per il profitto non ha scrupoli a strappare intere famiglie alle loro case e a rovinargli letteralmente la vita. Tutto parte dalla mozione che ho presentato in Consiglio Regionale che impegnava la giunta a trovare una soluzione che salvaguardasse le famiglie rispetto agli sfratti, e termina con la presentazione del progetto dell’Assessore Zambetti che si è reso disponibile a trovare una soluzione che, come avevamo chiesto,  coinvolgesse soggetti diversi (Aler, Fondazione Housing Sociale, sistema delle Cooperative) e acquisisse la proprietà togliendola al fondo speculativo.

Ma il merito maggiore è di quegli inquilini che nei momenti più difficili hanno lavorato per una soluzione, per creare un fronte comune, che hanno studiato e presentato in assemblea a luglio un progetto che è stato la base del lavoro del tavolo che si è poi costituito in Regione. E’ delle persone, soprattutto del comitato, che non si sono mai scoraggiate, che hanno subito l’indifferenza e il boicottaggio da parte della amministrazione comunale per cui quel progetto era ridicolo, strumentale mentre ciò che si poteva fare lo si stava facendo: garantire i casi sociali e trasferire gli altri in via Ripamonti in un palazzo di uffici isolato e degradato. Credo che a queste persone debbano andare i ringraziamenti, ma anche le scuse di chi, considerandoli avversari politici, ha fatto di tutto per screditarli e metterli in difficoltà.

E’ stata invece proprio l’unità di intenti che si è realizzata in Regione, che ha messo davanti a tutto l’obbiettivo di trovare una soluzione per i cittadini, che ha consentito di arrivare a questo progetto a cui tanti stanno guardando come ad una esperienza pilota che può aiutare ad affrontare altri problemi analoghi in altre realtà.

La scelta dell’assessore alla casa Lucia Castellano di bloccare momentaneamente gli sgomberi degli abusivi fino a quando la commissione, prevista dalla legge regionale, non sarà istituita e non esaminerà le singole situazioni e distinguerà chi è realmente abusivo per necessità e chi al contrario si finge tale per delinquere, è una scelta giusta e lungimirante. Non è una sanatoria anzi, serve a creare le condizioni per applicare davvero la legge . Fino ad oggi  la giunta precedente ha preferito seguire la strada della denuncia, della esecuzione di qualche sfratto a cui dare risonanza e ha rinunciato a capire chi merita di essere mandato via e chi ha invece davvero bisogno. Si sono usati solo criteri burocratici e senza istituire una commissione specifica il risultato ottenuto non è stato per niente soddisfacente: si è provveduto a sgomberare di fatto solo pochi abusivi che per la maggior parte dei casi erano famiglie realmente in difficoltà, buttate in mezzo a una strada. La scelta dell’assessore, di sospendere gli sgomberi fino a novembre in attesa di comporre la commissione, è tutt’ altro che un cedimento o una sanatoria: è la strada migliore per creare le giuste condizioni per avere quartieri più sicuri, allontanando chi delinque e aiutando al contempo chi davvero ha bisogno. Serve distinguere: non è la stessa chi forza un appartamento, crea problemi ai vicini, svolge attività illecite con prepotenza e chi invece è abusivo ma paga l’affitto e ha bisogno per se e per i propri figli. E’ vero, ci sono tanti che aspettano la casa e ne avrebbero diritto, ma non è buttando in mezzo alla strada chi ha bisogno che si risolve il problema, anzi se ne crea un altro. Semmai occorre capire come utilizzare le centinaia di appartamenti vuoti che aler e comune posseggono e non possono assegnare perché sottosoglia o da ristrutturare. Comunque istituire la commissione che con il contributo di tutte le istituzioni e gli stessi comitati di inquilini possa individuare i veri bisognosi è decisivo per togliere la casa davvero e non a chiacchiere a chi non ne ha diritto e se ne approfitta sfruttando il patrimonio pubblico e abusandone.

 

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