Con la seduta del 10 febbraio si è conclusa l'attività legislativa della VIII legislatura.
Le funzioni del Consiglio regionale sono prorogate, solo per gli adempimenti indifferibili, fino alla prima seduta della nuova Assemblea
Quella che è terminata è stata la legislatura in cui, finalmente e con grave ritardo, la Lombardia si è dotata d un nuovo Statuto che sancisse la sua autonomia in coerenza con le modifiche costituzionali.
Come membro della commissione speciale Statuto ho contribuito alla sua redazione e, successivamente alla definizione del regolamento consigliare, avendo chiara la necessità di dotare la Lombardia di uno statuto che:
  • prendesse atto dei mutamenti sociali, culturali e demografici avvenuti;
  • valorizzasse e promuovesse la partecipazione e la trasparenza per riavvicinare i cittadini alla politica;
  • garantisse azioni positive per garantire un maggiore equilibrio trai generi in ogni ambito;
  • trovasse un equilibrio trai poteri del Presidente e dell’Esecutivo e le prerogative dell’assemblea legislativa che devono garantire controllo e strumenti di intervento agli eletti.
Molti risultati sono stati ottenuti e credo di poter dire che lo Statuto Lombardo è uno strumento in cui tutti possono riconoscersi.
Ho seguito con attenzione le questioni relative alla casa, all’urbanistica e alle infrastrutture ed in particolare nel rappresentare i bisogni della realtà milanese e, i tanti problemi occupazionali che stanno colpendo la nostra provincia, criticando con forza l’incapacità dell'Esecutivo edella maggioranza di pensare al futuro e di mettere in campo politiche industriali che rilancino i settori produttivi più innovativi e creino nuove opportunità di lavoro.
In particolare personalmente e come membro del Gruppo PD sulla casa abbiamo contribuito convintamene a mettere in campo politiche:
  • in grado di promuovere l’housing sociale,
  • di superare i vecchi modelli di intervento pubblico, coinvolgendo tutti i soggetti in uno sforzo per dare risposte abitative non solo ai più poveri ma ai tanti lavoratori dipendenti che non trovano nel mercato la possibilità di comprare o di affittare casa a prezzi accessibili in rapporto ai loro redditi.
Su questo abbiamo condiviso molto, svolto un ruolo attivo e positivo anche per indirizzare le stesse politiche urbanistiche in questa direzione dando la possibilità di usare aree pubbliche con queste finalità, ma siamo stati molto critici rispetto alla insufficienza delle risorse destinate dalla Regione alle politiche abitative in una realtà come la nostra in cui l’emergenza casa  è  spesso drammatica.
Ma la battaglia più significativa l’abbiamo fatta per contrastare la legge 27 che ha aumentato i canoni delle case popolari mediamente del 40% fondandosi su un principio sbagliato e cioè che la scarsità di risorse che rende difficile una manutenzione adeguata degli stabili e condanna al degrado gran parte del patrimonio pubblico possa essere risolta aumentando gli affitti a persone già di per se in difficoltà.
Abbiamo cambiato quella legge in molti punti evitando che chi era in decadenza venisse messo in strada, insistendo per ottenere risorse da reinvestire su nuove costruzioni dalla vendita di una parte del patrimonio agli inquilini che possono acquistare, introducendo norme a tutela della sicurezza e contrasto all’abusivismo, strappando la possibilità per aler e comuni di abbattere rispettivamente del 20% e del 30% i canoni.
Purtroppo non siamo riusciti in una fase tanto difficile a causa della crisi a ottenere un ripensamento radicale della legge.
Infine abbiamo insistito e ottenuto che la giungla normativa che c’era su questa materia fosse superata e oggi c’è un testo unico sulla materia dell’edilizia residenziale pubblica.
Abbiamo, sull’urbanistica contrastato il tentativo, ripetuto più volte, di introdurre norme volte a consumare ulteriore suolo e a costruire nel Parco Sud.
Ci siamo battuti per imporre regole che impongano il risparmio e l’efficienza energetici nelle nuove costruzioni.
Infine sui trasporti ci siamo impegnati per favorire tutte le misure atte ad estendere la rete ferroviaria e del trasporto pubblico, denunciando le condizioni in cui ogni mattina devono vivere i pendolari e cercando, nel progettare e realizzare le nuove infrastrutture sia stradali, sia ferroviarie e metropolitane di cui c’è bisogno, di coniugare l’interesse generale a realizzarle con le esigenze di chi abita nei luoghi attraversati dalle stesse.

francomanchesiapre

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