La crisi economica ha reso più difficile la vita a tanti, la perdita di tanti posti di lavoro sta creando gravi problemi a tante famiglie. Al di là dei facili ottimismi, se le istituzioni non se ne occupano, la crisi rischia di far precipitare fino alla soglia della povertà chi si trova disoccupato perché la sua azienda è stata chiusa, o perché il suo contratto a termine non è stato confermato.
La Regione Lombardia, di fronte a questa situazione dovrebbe fare molto di più. Non basta certo, anche se è importante, rifinanziare gli ammortizzatori sociali per chi viene licenziato.
Servono politiche che guardino al futuro, che si pongano l’obbiettivo di favorire lo sviluppo delle attività produttive per creare nuova occupazione e, quindi, restituire un lavoro a chi lo ha perso.
Ma questa non sembra essere una priorità per Formigoni visto che si da, proprio in questi giorni, il via ad un progetto sull’area di Arese (ex Alfa) che rinuncia ad insediare, come promesso, nuove produzioni (ricordate il polo della mobilità sostenibile), per costruire residenze di pregio (2000 appartamenti) e centri commerciali.
Servono però, soprattutto, politiche di aiuto alle famiglie per soddisfare i bisogni elementari.
Tra questi quello della casa è fondamentale in una Regione e in una Milano in cui i costi delle abitazioni sono altissimi, ci sono poche opportunità di trovare case in affitto e gran parte del patrimonio pubblico (le case popolari) è in uno stato preoccupante abbandonato al degrado e coi problemi di vivibilità e di sicurezza che sono noti.
Nonostante gli impegni assunti sulla carta la necessità di aumentare le risorse da destinare alla casa non ha trovato risposta. Si sono, nonostante la nostra opposizione, aumentati i canoni delle case popolari rendendo più difficile la vita a tante famiglie, senza creare le condizioni per risanare le situazioni più degradate, penalizzando due volte gli inquilini:  pagano di più e non vedono comunque risolti i problemi del loro quartiere. Inoltre, all di là della propaganda il fondo sostegno affitti continua ad essere assolutamente insufficiente per far fronte alle tante richieste delle famiglie che hanno perso il proprio reddito e non ce la fanno più a pagare il canone della propria abitazione privata. Sono poi, per aumentare un po’ il fondo sostegno affitti,  stati tagliati i soldi per aiutare chi vuole acquistare la prima casa e quelli per realizzare nuove case a costi contenuti. Insomma all’impegno di aiutare le famiglie per garantire il diritto alla casa, non è corrisposto un aumento reale delle risorse impegnate.
Nei prossimi giorni, nella discussione sul bilancio, proporremo una serie di interventi per ridurre i canoni dell’Edilizia Residenziale Pubblica, riducendo alcuni parametri su cui vengono calcolati e proponendo il blocco degli adeguamenti ISTAT almeno fino al 2011 e insisteremo perché la Regione faccia pressione su Comune di Milano e Aler perché si applichi la norma, che siamo riusciti dall’opposizione a far approvare, che prevede la possibilità di ridurre fino al 30% i canoni, su cui è aperta da troppo tempo la trattativa tra Comune, Aler e sindacati. Oltre a ciò chiederemo vengano trovate risorse aggiuntive per aumentare il fondo sostegno affitti e per consentire, a chi ha perso il lavoro, di accedervi subito senza dover attendere la dichiarazione dei redditi che certificherà l’anno prossimo la perdita di reddito.

Infine, dato che tutto ciò non può farci dimenticare il problema di chi la casa non ce l’ha, serve chiarezza sul perché tanti alloggi, in tanti quartieri popolari restano vuoti per anni e serve applicare tutte le norme, che esistono, per accelerare l’assegnazione di quegli appartamenti, dandoli a chi ne ha diritto e sottraendoli alle occupazioni abusive.

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