Tu come sopravvivi al carovita?
Anche nella città più ricca d'Italia è sempre più difficile far quadrare i conti di casa. Tu come fai?

Arma numero uno: la salsiccia low-cost. Arma numero due: il latte alla spina. Archiviata la vittoriosa sfida dell´Expo e in messianica attesa della sua pioggia d´oro da 20 miliardi, Milano si prepara - per ora con questo arsenale un po´ donchisciottesco - a una battaglia che si preannuncia ancora più dura: quella contro il carovita.
Il nemico in questione ha già colpito duro: pane e spaghetti meneghini sono i più cari d´Italia (parola di Mr. Prezzi), come le pizze e lo scontrino della lavanderia. Le cipolle (+68% in un anno) fanno piangere solo a vedere quanto costano al chilo. E anche a star chiusi in casa c´è poco da consolarsi visto che gli affitti - + 62% in sei anni per un appartamento in periferia - surclassano di diverse centinaia di euro quelli del resto del paese.

Poco male, verrebbe da pensare. Milano ha le spalle larghe, è la città più ricca del Belpaese, la sede di Piazza Affari e della Bocconi. E invece no. Anche qui è sempre più difficile far quadrare i conti di casa. Ci sono 80mila lavoratori dipendenti che vivono con meno di mille euro al mese, 180mila anziani (fonte Caritas) senza famiglia e con pensioni vicine al minimo. E dietro i lustrini delle finanza e dei suoi superstipendi, la folle corsa dei prezzi sta moltiplicando anche all´ombra del Duomo tante nuove povertà. «Bisogna dimenticare i vecchi schemi - racconta dal suo osservatorio della Casa della Carità Don Virginio Colmegna - . Le nuove categorie a rischio sono i pensionati senza figli, migliaia di madri single e laureati che a 40 anni guadagnano 900 euro al mese». Il vecchio ceto medio, insomma, stritolato tra il boom dei prezzi per gli alimentari e l´impennata degli affitti e delle rate per i mutui.

E Milano, abituata da trent´anni a specchiarsi solo nella sua ricchezza, è stata colta un po´ in contropiede da questa bufera che ha fatto saltare i conti di un intero pezzo della città.

Letizia Moratti, fresca del suo trionfo personale nella partita dell´Expo, vola alto: «Il problema c´è - ammette - ma si combatte sostenendo il reddito». Lei, va detto, ha tagliato di qualche punto decimale l´Ici. Ma pochi spiccioli in più in tasca non bastano di certo a riempire i frigoriferi di chi, girando con il carrello tra gli scaffali del supermercato, fa i conti ogni giorno con i prezzi da gioielleria della città più cara d´Italia. Una metropoli dove lavare e stirare un abito costa il 62% in più che a Torino, mangiare una pizza Margherita il 60% in più che a Napoli e fare la convergenza delle ruote più del doppio rispetto a Roma.

Palazzo Marino, non a caso, si barcamena per il momento con provvedimenti più terra-terra. «Sono gocce nel mare - ammette l´assessore alle attività produttive Tiziana Maiolo - ma da qualche parte bisogna pur cominciare». La ruspantissima salsiccia low cost ad esempio è il prodotto più gettonato del programma "mercati aperti": da fine marzo ogni sabato mattina il magazzino all´ingrosso della carne (come già succedeva per quello di frutta e verdura con 10mila clienti ogni fine settimana) apre i battenti ai cittadini. Sui banconi l´arrosto di vitello a 8,8 euro al chilo, il filetto a 23 euro e la "luganega" sottoprezzo, tutti in pezzature da qualche chilo. E nel giorno d´esordio almeno 2mila milanesi si sono messi in fila per la loro bistecca in saldo. Lo stesso hanno fatto per due settimane sotto Pasqua quando i mercati rionali del Comune hanno venduto decine di prodotti di qualità con sconti fino al 40%.

Le distanze tra la Milano più ricca e quella che si sta impoverendo sotto le mazzate del carovita si stanno però accentuando. E a farne le spese («con il rischio che salti il ceto medio e con lui il patto sociale che ha sempre tenuto insieme la città», teme Don Colmegna) è persino la tradizionale solidarietà ambrosiana che non ha ancora metabolizzato le profonde trasformazioni del tessuto sociale cittadino. L´esempio più lampante è la sufficienza con cui i commercianti meneghini - usciti indenni dalla tornata di rincari scaricati spesso sui clienti - hanno aderito alle iniziative di Palazzo Marino contro l´escalation dei prezzi. Prendiamo il caro-michetta (a Milano costa il doppio rispetto a quella di Napoli).

Il Comune ha lanciato nei mesi scorsi in pompa magna il progetto "quarta settimana", sette giorni a fine mese in cui 233 panificatori cittadini avrebbero dovuto vendere un sacchetto da mezzo chilo di pane al prezzo "politico" di 1,5 euro. Alla prova dei fatti però le cose sono andate in un tutt´altro modo visto che solo un negozio su 10 tra quelli che partecipavano al programma ha davvero applicato lo sconto. Stessa fine ha fatto la campagna contro gli hamburger d´oro. Il Comune ha annunciato urbi et orbi un elenco di 68 macellerie pronte a vendere nell´ultima settimana del mese la svizzera a 7,9 euro al chilo invece di 12. Peccato che solo un commerciante su cinque poi abbia davvero tenuto fede al suo impegno. «Si è trattato di disguidi per la coincidenza con la Pasqua. Ora tutto è stato sistemato - promette Maiolo - . E a fine aprile tutto filerà liscio».

Le critiche, però, al di là dell´esordio un po´ infelice, riguardano anche la filosofia dell´intervento: «I cittadini mangiano quattro settimane al mese... « ricorda Alessandro Miano di Assoconsumatori. E le iniziative spot lasciano il tempo che trovano, «tamponano l´emergenza con l´elemosina invece di provare a prevenirla» come dice Maria Grazia Guida, direttore della Casa della Carità. E allora? Allora, come succede in tutta Italia, di fronte ai buchi delle istituzioni anche all´ombra della Madonnina trionfa il risparmio fai-da-te. Assoconsumatori ad esempio ci ha provato con il pane. Ha scoperto un forno di Trezzano che fornisce la grande distribuzione a 80 centesimi al chilo. E ogni mattina manda un pullmino a comprarne qualche cassone che poi rivende allo stesso prezzo nella sede di Viale Ranzoni. Ma non ha fatto i conti con la burocrazia e la lobby dei commercianti. Ha iniziato la vendita di michette sottocosto il 4 marzo alle 9.30 e due minuti dopo sono arrivati 4 vigili dell´annonaria e 6 finanzieri su esposto dei panificatori. Una specie di moral dissuasion che non è bastata a scoraggiare questi paladini della lotta contro il pane d´oro.

Contro il caro-diesel opera invece in maniera semi-clandestina (rischia l´accusa di evasione fiscale) un gruppo di Robin Hood della colza. Gente che sa il giorno preciso in cui sugli scaffali dei supermercati arriva la fornitura di questo olio e si presenta puntuale appena viene disposto sugli scaffali per farne razzia e usarlo come carburante al posto del gasolio. Qualcuno dice faccia male al motore. Ma loro, che risparmiano fino al 50% su ogni pieno, garantiscono che si tratta solo di propaganda delle sette sorelle del petrolio.

La lobby della grande distribuzione - che la fa un po´ da padrona in città - non è invece riuscita a bloccare la marcia verso il Duomo della frutta e della verdura coltivati dalle 1.350 aziende agricole sparse tra i fontanili del parco agricolo sud. Il merito in questo caso è del Governo Prodi che ha dato il via libera ai Farmers´Market, la legge che consente ai contadini di venire a vendere i loro prodotti (più naturali ed economici) nelle metropoli. Milano debutterà questo sabato quando a Porta Romana arriveranno le bancarelle di ortofrutta di stagione cresciuta fuoriporta, con Coldiretti che sta studiando un vero e proprio outlet per la sua promozione.

Sulle cascine punta anche il Comune che nell´ambito delle sue iniziative d´immagine contro il carovita ha portato 400 pensionati milanesi in gita fuori città, per una grigliata in otto aziende agricole seguita da shopping sottocosto dai contadini (uova a 20 centesimi, salame a 12 euro al chilo) tagliando fuori il resto della filiera. Come al solito, però, un´iniziativa una tantum. Con i milanesi più organizzati che - non a caso preferiscono - fare da soli: i 33 distributori di latte alla spina appena munto alle porte di Milano (prezzo un euro al litro) registrano ormai ogni giorno il tutto esaurito. E il numero dei gruppi d´acquisto solidali (gente che compra sottocosto all´ingrosso e poi si divide la spesa) è già lievitato a quota 400. Le iniziative, insomma, non mancano.

Il vero problema è la regia, un progetto e una visione comune per affrontare - e soprattutto prevenire - gli effetti del carovita. Milano e le sue contraddizioni sono in effetti un laboratorio anche da questo punto di vista. «Certo il boom dei prezzi per i beni di prima necessità è oggi il problema numero uno per migliaia di persone, noi alla casa della Carità ce ne rendiamo conto ogni giorno di più - conclude Don Colmegna - . Ma ci sono altri nodi da affrontare, ad esempio l´aspettativa legata al consumo indotto di tante costosissime cose inutili. Ci sono tante famiglie a basso reddito che si indebitano per tv sempre più grandi, macchine sempre più potenti. E quando vanno in tensione finanziaria o non se le possono permettere, subentrano i disagi mentali ed emotivi, le ansie». Salsiccia low-cost, gite fuoriporta e latte alla spina, in questo caso, servono davvero a poco.

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