Domani mattina alle 8 andiamo in corso Italia, davanti al distretto sanitario, a protestare contro la Giunta Regionale che impone a tanti cittadini che hanno diritto all’esenzione dai ticket di uscire di casa, fare lunghe file agli uffici  per ritirare il documento che gli spetta di diritto e che ad altri arriva, giustamente, a casa per posta. Abbiamo speso milioni di euro per le carte sanitarie elettroniche, perché non si inseriscono lì le esenzioni? O è troppo disturbo evitare ai cittadini inutili disagi?

                                        Esenzione dal ticket La Regione ci complica la vita
Dal 15 settembre in Lombardia i cittadini esenti dal ticket per reddito non possono più utilizzare l’autocertificazione. Fa fede solo la lettera inviata dalla Regione Lombardia, sulla base dei dati forniti dall’Agenzia delle entrate, con cui si comunica che il destinatario ha diritto alla gratuità delle prestazioni sanitarie.
Un lombardo su cinque degli aventi diritto, quella lettera non l’ha mai ricevuta. O perché è in una fascia di reddito tra i 36.150 euro e i 38.500, o perché non ha presentato il modello 730/ Unico, o perché è disoccupato o cassaintegrato. A questi cittadini la Regione ha deciso di complicare la vita. Tutti in fila davanti agli sportelli della propria Asl per ottenere una certificazione cartacea che, tra l’altro, il 31 dicembre 2011 scadrà.
Il Partito Democratico chiede che i lombardi non debbano più perdere il loro tempo in burocrazia. La tessera sanitaria, che è già in mano a tutti e costa duecento milioni di euro l’anno, deve essere l’unico strumento per l’attestazione di tutte le esenzioni e per il pagamento dei ticket sanitari.

La società di ingegneria Etatec ha realizzato in questi mesi, su commissione della regione lombardia uno studio sulla situazione del Seveso, sui mutamenti avvenuti rispetto agli studi passati e, sulla base degli studi  attuali, ha ipotizzato alcune soluzioni che dovrebbero azzerare i rischi di esondazione a Milano e, in particalare a Niguarda. Si tratta di un sistema di vasche di laminazione, compatibili (a detta della ricerca) coi territori in cui dovrebbero sorgere. Credo sia utile pubblicarla sul mio sito per opportuna conoscenza delle persone interessate

La proposta che è stata illustrata ai cittadini dello Sporting Mirasole martedì scorso è la conclusione di un lungo percorso che, con il contributo di tanti, ha portato a quella che può diventare la soluzione dei problemi delle 250 famiglie che in questi mesi hanno vissuto una situazione drammatica. La situazione di chi si vede recapitare lo sfratto, pensa, spesso in età avanzata, di non avere più prospettive e subisce l’ingiustizia di essere vittima di chi per il profitto non ha scrupoli a strappare intere famiglie alle loro case e a rovinargli letteralmente la vita. Tutto parte dalla mozione che ho presentato in Consiglio Regionale che impegnava la giunta a trovare una soluzione che salvaguardasse le famiglie rispetto agli sfratti, e termina con la presentazione del progetto dell’Assessore Zambetti che si è reso disponibile a trovare una soluzione che, come avevamo chiesto,  coinvolgesse soggetti diversi (Aler, Fondazione Housing Sociale, sistema delle Cooperative) e acquisisse la proprietà togliendola al fondo speculativo.

Ma il merito maggiore è di quegli inquilini che nei momenti più difficili hanno lavorato per una soluzione, per creare un fronte comune, che hanno studiato e presentato in assemblea a luglio un progetto che è stato la base del lavoro del tavolo che si è poi costituito in Regione. E’ delle persone, soprattutto del comitato, che non si sono mai scoraggiate, che hanno subito l’indifferenza e il boicottaggio da parte della amministrazione comunale per cui quel progetto era ridicolo, strumentale mentre ciò che si poteva fare lo si stava facendo: garantire i casi sociali e trasferire gli altri in via Ripamonti in un palazzo di uffici isolato e degradato. Credo che a queste persone debbano andare i ringraziamenti, ma anche le scuse di chi, considerandoli avversari politici, ha fatto di tutto per screditarli e metterli in difficoltà.

E’ stata invece proprio l’unità di intenti che si è realizzata in Regione, che ha messo davanti a tutto l’obbiettivo di trovare una soluzione per i cittadini, che ha consentito di arrivare a questo progetto a cui tanti stanno guardando come ad una esperienza pilota che può aiutare ad affrontare altri problemi analoghi in altre realtà.

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