La manovra è ancora peggiorata, non da futuro e pagano sempre gli stessi. Il 6 vado allo sciopero e non capisco che dubbi ci dovrebbero essere visto che si manifesta contro una manovra che penso sia dannosa e iniqua.

Franco Mirabelli conosce molto bene Filippo Penati. Consigliere regionale, ex segretario dei Ds, capo della mozione Franceschini in Lombardia ha dovuto battagliare con Penati nell'ultima fase congressuale. Ad Affaritaliani.it Mirabelli spiega: "Abbiamo avuto fasi di scontro e di condivisione. In Provincia adottava una politica separata da quella del partito. E aveva l'idea di un gruppo di riferimento sempre molto chiuso, separato". Lo stile di vita di Penati? "Non è mai cambiato". Il processo? "Fossi in lui rinuncerei alla prescrizione". E ancora, sul caso Maran: "C'è gente che vuole indebolire il Pd per il proprio tornaconto". Intanto si apre il problema della vicepresidenza regionale: "Io penso che si debba favorire una rappresentanza di genere, con Arianna Cavicchioli o con Sara Valmaggi". La proposta di Boeri? "Se ne discuta, ma rifiuto di metterla in rapporto con il caso Penati"

Franco Mirabelli, lei aveva avuto qualche sentore del caso che poi è venuto alla luce?
Ovviamente no. C'è da distinguere, però. C'è stata una lunga fase di scontro politico tra me e Filippo Penati, ma anche una lunga fase di condivisione politica perché lui ha avuto sicuramente grandi meriti politici. E' diventato segretario e ha rilanciato da tutti i punti di vista il partito. Poi c'è stata una non condivisione di alcune scelte...

Per esempio?
L'ultima è stata la scelta congressuale: lui era capofila della mozione Bersani, io della Franceschini. Poi, quando stava in Provincia, attuava una politica separata dal partito. Lui comandava in Provincia e il Partito faceva altro. Infine, c'è la questione del suo carattere, e dell'idea di avere un gruppo di riferimento sempre molto chiuso, separato. Ma questa è una sua caratteristica.

Non aveva l'idea di un partito aperto, insomma.
Nei messaggi sui media dava l'idea di un partito aperto. Poi però nella realtà...

Secondo lei è cambiato lo stile di vita di Penati nel corso degli anni? Ha ostentato mai particolari ricchezze o vizi?
No, assolutamente no.

Lei è stato oppositore primario in Lombardia nella fase congressuale. Pensa che la scelta di Penati come capo della segreteria politica, oggi, faccia sì che anche il segretario Bersani sia coinvolto nel caso?
Questo caso non si riflette su Bersani. Allo stato attuale no. Si è fidato di una persona che oggi è nei guai, ma questo non significa nulla. Io credo che si debba distinguere il ruolo politico che ha avuto Penati dalla vicenda giudiziaria. Credo che le sue capacità politiche siano indubbie, e che sia per questo, per quello che rappresentava anche mediaticamente che il segretario l'ha scelto.

 

Quella che Filippo Penati ha compiuto in queste ore è una scelta responsabile e rispettosa del Partito democratico. Un Partito, il nostro, che tanto a livello regionale quanto a livello provinciale ha tenuto in queste settimane una posizione unitaria largamente condivisa: di fiducia nel lavoro della magistratura, di rispettosa attesa dell’esito delle indagini ma anche di difesa dagli attacchi alla propria onorabilità, in particolar modo in merito all’accusa di aver beneficiato di finanziamenti illeciti. Un atteggiamento ben diverso da chi di fronte a vicende legate a indagini della magistratura grida al complotto e mantiene i propri incarichi.

Sbaglia di grosso chi sta cercando di dipingere il Pd milanese e lombardo come diviso tra innocentisti e colpevolisti o tra anime più o meno attente al principio di legalità. Le differenze semmai stanno tra chi ha guardato alla necessità di affrontare questa fase difficile con la piena condivisione del percorso e della responsabilità comune e chi, invece, preferisce privilegiare la propria visibilità personale.

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