Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato oggi, martedì 8 novembre 2011, il progetto di legge della Lega sull’esposizione del crocefisso negli immobili regionali, con il Gruppo del Partito democratico fuori dall’Aula a segnare la netta contrarietà a una visione strumentale di un simbolo altamente religioso.

In Aula il Pd ha prima proposto di votare una pregiudiziale contro la legittimità costituzionale dei consigli regionali a legiferare sul tema. Bocciata, però, a maggioranza. Quindi, dopo una lunga discussione sul significato, per gli uni e per gli altri, del crocefisso, ha deciso di abbandonare l’Aula. 

Nella  dichiarazione di voto ho detto che non ci creerà certo disagio vedere il crocefisso sui muri del nostro palazzo, ma ci mette a disagio  il metodo con cui la Lega lo impone, che è assolutamente strumentale e inaccettabile tanto per i laici quanto per i cattolici.Che coerenza c'è con i valori cristiani inchi usa il crocifisso, un segno di pace e di unità per dividere ,in chi dovrebbe accogliere e invece vuole cacciare gli immigrati e demonizza chi è diverso, in chi cerca di scaricare ogni problema sui più deboli anzichè usare la solidarietà, in chi tollera comportamenti moralmente inaccettabili dai propri rappresentanti, quelli che dovrebbero essere punto di riferimento per i Paese e, ancora,  in chi parla di Europa e di civiltà e poi propaganda la seccessione e la Padania. La lega è tutto questo e non può certo lavarsi la coscienza strumentalizzando un simbolo come il crocefisso. E' nei comportamenti che laici e cattolici praticano i valori, non certo con la propaganda.

Il resoconto dell'intervento in aula

Grazie, Presidente. Tranquillizzo il Presidente Galli: siamo usciti dall’aula - io lo farò dopo la dichiarazione di voto a cui sono stato delegato - non certo perché abbiamo qualche problema a decidere, non c’è niente di pilatesco in questa posizione, come cercherò di chiarire. Soprattutto, voglio dire che non siamo certo noi quelli che debbono dimostrare coerenza coi valori che il Crocifisso rappresenta.

Abbiamo pensato al convegno di questa mattina come ad una occasione di confronto pubblico, a partire dal disegno di  legge che recepisce il decreto governativo di maggio per il rilancio dell’economia, su diversi temi centrali per il futuro della Lombardia come le norme urbanistiche, il rilancio dell’edilizia e il tema della casa. Per questo ringrazio tutti i rappresentanti istituzionali e del mondo economico che hanno accettato il nostro invito e animeranno il dibattito.

Dico subito che pensavamo di poter oggi discutere su un testo già approvato dalla Giunta Regionale e già calendarizzato nel programma dei lavori del Consiglio Regionale. In realtà non sarà così nonostante l’intera opposizione avesse condiviso la necessità di accelerare i tempi dell’approvazione del  progetto di legge sulla valorizzazione del patrimonio edilizio esistente per evitare che il 10 novembre, in assenza del recepimento delle norme da parte della Regione, vengano applicate le norme contenute nella legge nazionale così come sono. Ad oggi discutiamo su un testo “fantasma”  non firmato da nessuno, portato in commissione in maniera inusuale, ma che ancora la Giunta, nonostante le rassicurazioni dell’assessore all’urbanistica, non ha approvato né ne ha chiesto l’iscrizione all’ordine del giorno del Consiglio. E’ una responsabilità grave quella che si è assunta la maggioranza, di farsi commissariare di fatto dal Governo: il fatto che da settimana prossima in Lombardia diverse norme contenute nella legge nazionale, sostituiranno le norme regionali contenute nella 12, al di là del merito su cui torneremo, ingenererà confusione ulteriore su una materia come quella urbanistica la cui normativa è stata modificata praticamente ogni anno negli ultimi sei e in cui già i contenziosi interpretativi si moltiplicano. Il paradosso è che una legge che dovrebbe rilanciare l’edilizia, la valorizzazione del patrimonio esistente, aiutare un comparto economico importante e aumentare l’offerta di edilizia residenziale sociale, rischia già ora di diventare ulteriore causa di dubbi interpretativi, contenziosi, complessità burocratiche e quindi di mettere in difficoltà i Comuni e disincentivare i progetti.

  • Franco Mirabelli, da quando Giuliano Pisapia si è insediato a Milano la ricerca di una soluzione alle esondazioni del Seveso sembra abbia avuto una quanto mai opportuna accelerazione. Confermi anche tu questa sensazione? 

Credo che finalmente il Comune di Milano stia facendo ciò che deve e doveva già essere fatto da tempo e lo stia facendo bene come abbiamo verificato nelle ultime due occasioni in cui vi sono state precipitazioni molto sostenute che hanno fatto gonfiare le acque del Seveso. Il contratto di fiume che disciplina tutte le attività di governo, depurazione e manutenzione del torrente e che stabilisce gli interventi necessari per impedire le esondazioni, aveva assegnato al Comune di Milano in particolare il compito di monitorare la situazione, creare un sistema di allarme che garantisse il pronto intervento per evitare i danni alle persone e alle cose e il coordinamento di quegli interventi. In pochi mesi la nuova Giunta si è attrezzata e, alla prova dei fatti, ha dimostrato di saper essere presente, vicina ai cittadini e tempestiva negli interventi. Certo non basta, serve ben altro per mettere al sicuro i nostri quartieri ma in attesa di, speriamo rapidi, interventi infrastrutturali per ridurre le piene da operare a monte che spettano soprattutto a regione e provincia, credo sia per la nuova Amministrazione una dimostrazione concreta di attenzione ai cittadini e discontinuità col passato.

  • La società d’ingegneria Etatec ha realizzato in questi mesi, su commissione della Regione Lombardia, uno studio sulla situazione del Seveso, sui mutamenti avvenuti rispetto agli studi passati e, sulla base degli studi  attuali, ha ipotizzato alcune soluzioni che dovrebbero azzerare i rischi di esondazione a Milano e, in particolare a Niguarda. Si tratta di un sistema di vasche di laminazione, compatibili (a detta della ricerca) con i territori in cui dovrebbero sorgere. Ci spieghi a grande linea di che cosa si tratta? 

Dopo le numerose esondazioni dello scorso anno, anche su nostra sollecitazione, la Giunta Regionale ha commissionato questo studio sapendo che gli interventi già progettati e finanziati come la sistemazione dello scolmatore di nord ovest e la vasca di laminazione a Senago potevano non bastare a garantire i territori a sud di Paderno da possibili altre esondazioni. Il risultato ottenuto studiando lo storico delle precipitazioni degli ultimi 100 anni e i mutamenti urbani avvenuti lungo il corso del Seveso, dice che è possibile scongiurare la possibilità che il torrente esondi creando 6 invasi lungo il torrente 3 a Vertemate con Minoprio, 2 a Carimate e 1 a Cantù,  realizzando 4 vasche di laminazione a nord di Palazzolo e realizzando in sostituzione del depuratore di Varedo che è in via di dismissione opere che potrebbero far defluire 50mila metri cubi di acqua.

E’ una novità importante che può far sì che tutti gli impegni si concentrino in questa direzione fermando la rincorsa a progetti spesso estemporanei come quello di altre vasche di laminazione nel parco nord e sul territorio di Bresso.

 

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