La Città della Salute e della Ricerca

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La vicenda della Città della Salute e della Ricerca racconta molto di cos’è il PD e come intendiamo la buona politica e la buona amministrazione.
Raccontare la storia della Città della Salute vuol dire, quindi, raccontare la storia di un partito che continua a pensare al futuro. Questa, infatti, è proprio la vicenda di una testarda volontà da parte delle amministrazioni comunali sestesi - quando sono state guidate dal centrosinistra - di costruire un progetto di sviluppo per dare futuro alla città dal punto di vista economico e sociale e la possibilità di diventare un punto di alta innovazione.
Quella per la Città della Salute, quindi, è una battaglia che viene da lontano, iniziata dai sindaci Bassoli e Oldrini e portata avanti da Monica Chittò e in Regione da Sara Valmaggi.
Nel corso di questi anni si sono dovuti superare molti ostacoli. Sul fronte sanitario, ad esempio, non sono state poche le resistenze di fronte alla volontà di costruire un polo che metteva in discussione la collocazione di altre due importanti strutture su cui c’erano appetiti diffusi nell’area metropolitana di Milano.
Non è stato facile neanche in Consiglio Regionale far passare l’idea che avesse un senso utilizzare un’area dismessa importante come quella delle Falck per costruirci un polo per la ricerca e per la salute, portando lì delle strutture che, dove si trovano oggi, non hanno futuro e non possono garantire quell’efficacia ed efficienza che dovrebbero.
Ci sono sempre stati molti interessi sulla aree Falck ma, come si è visto, anche su dove collocare le strutture sanitarie.
Non è neanche stato semplice fare le bonifiche e avere i permessi per poterle fare in tempi congrui con le necessità anche delle proprietà. Su questo mi sono attivato personalmente e l’intervento del Ministro dell’Ambiente ha poi consentito di accelerare i tempi delle bonifiche, pur garantendo lo svolgimento corretto dei lavori necessari, al fine di accelerare anche la realizzazione del progetto.
Allungare troppo i tempi, infatti, vuol dire anche lasciare a tanti soggetti la tentazione di intervenire per modificare qualcosa.
Su questi aspetti abbiamo lavorato in sinergia tra amministrazione di Sesto, Consiglio Regionale e Parlamento.
Oggi siamo arrivati ad un punto importante e la preoccupazione per come si dovevano svolgere i lavori c’è stata fin dall’inizio perché ci troviamo in un’area metropolitana in cui, ogni volta che siamo in presenza di interventi significativi dal punto di vista edilizio e della movimentazione terra, si è molto esposti alle infiltrazioni di aziende legate alla criminalità organizzata e, in particolare, alla ‘ndrangheta.
Qui, sulle questioni relative agli appalti, si sta applicando lo stesso sistema che è stato costruito per Expo 2015.
Con Expo, infatti, è stato costruito un modello che, attraverso il lavoro congiunto di Prefettura, ANAC, istituzioni, forze dell’ordine, facesse da barriera alle possibilità di infiltrazioni delle aziende della criminalità organizzata nella gestione dei diversi appalti e subappalti.
Il protocollo prevede il coordinamento tra le varie forze, le verifiche nei cantieri su uomini e mezzi impiegati nel lavoro.
In Expo sono state interdette dai lavori 91 aziende grazie a questo protocollo.
Quello stesso protocollo, migliorato di volta in volta, è diventato un modello adottato anche per i lavori per la Città della Salute.
In questo senso, dunque, anche la vicenda della Città della Salute, pur non essendo delle dimensioni di Expo, può essere una vicenda esemplare.
C’è poi un tema che riguarda la sicurezza ambientale. Con la Commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti (ecomafie), siamo andati più volte a verificare come venivano fatte le bonifiche, come è stato prelevato il materiale, come è stato smaltito e quali garanzie ci fossero rispetto all’idoneità dei luoghi di smaltimento dei rifiuti speciali.
Anche in questo senso, quindi, si tratta di una vicenda esemplare.
Chi ha lavorato su questo progetto deve quindi esserne orgoglioso.
C’è anche un’altra questione che dobbiamo rivendicare: con il progetto della Città della Salute e della Ricerca si è deciso di dare un futuro ad un’area.
Sesto San Giovanni è un luogo che ha subito la chiusura delle grandi aziende e ha saputo governare la trasformazione meglio che molte altre realtà.
Oggi siamo di fronte ad un altro passaggio e bisogna costruire un’altra prospettiva sul futuro e sicuramente la Città della Salute e della Ricerca che si vuole costruire può diventare un attrattore e un volano di occupazione e di interessi.
Inoltre, la Città della Salute diventa anche un tassello importante per fare dell’area metropolitana di Milano un polo mondiale per la ricerca sul futuro della medicina e delle tecnologie volte a migliorare la vita delle persone. Si è decisa, quindi, la vocazione di un territorio e questo è l’unico modo per dare futuro, per dare occupazione, per dare serenità e per dare forza al territorio stesso.
La volontà di portare a Milano la sede di EMA stava dentro a questo meccanismo, così come lo è lo Human Technopole che sorgerà sulle aree ex Expo.
La Città della Salute e della Ricerca è quindi un grande progetto, che nasce dalla amministrazioni di centrosinistra di Sesto San Giovanni ma che interessa tutta la città e chi amministra oggi se ne deve fare carico.
Oggi l’amministrazione sestese è molto attenta alle piccole cose, che sono sicuramente importanti, ma non si può pensare soltanto a questo: bisogna pensare in grande, al futuro, a costruire progetti di sviluppo come lo è quello della Città della Salute e della Ricerca e non si può trascurare in alcun modo l’importanza di fare presto e fare bene questo progetto.

Intervento svolto a Sesto San Giovanni


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