Risparmio sociale: più sicurezza per i soci

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Intervista pubblicata dalla rivista della Cooperativa Uniabita (file PDF).

Con la finanziaria del 2017 sono state introdotte nuove normative per il prestito sociale delle cooperative. Si tratta di novità da lei fortemente volute. Vuole spiegare ai nostri lettori in cosa consistono?
Sono state introdotte norme vincolanti per assicurare l'informazione ai soci che decidono di aderire al prestito sociale e garantire la trasparenza del suo utilizzo. Ma le norme più significative riguardano la dimensione del prestito sociale, che una cooperativa può gestire e che non può ammontare a più del 30% del valore del patrimonio detenuto dalla cooperativa stessa, e l'obbligo, a tutela dei soci, di mantenere una liquidità non inferiore a un terzo dell'intero prestito sociale raccolto dalla cooperativa. Sono norme importanti che coprono un vuoto legislativo e vanno incontro all'interesse delle cooperative e dei soci delle stesse.

Lega e M5S disegnano un Paese in cui chi comanda fa ciò che vuole

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Articolo pubblicato su Huffington Post.

In democrazia chi ha la maggioranza in Parlamento governa e chi perde fa opposizione.
Poi ci sono istituzioni che devono garantire tutti e il rispetto delle regole come la magistratura.
A questo si aggiungono autorità che devono vigilare sul funzionamento di settori importanti per il Paese, come la Consob, che per definizione devono essere terzi e autonomi.
Infine la libertà di stampa e l'informazione sono decisivi per consentire trasparenza e controllo degli atti di chi governa e, quindi, sono fondamentali per la democrazia.
Il tentativo di Lega e 5 Stelle di mettere in discussione questi principi fondamentali e l'equilibrio dei poteri è davvero evidente e preoccupante.
Disegnano un Paese in cui chi comanda fa quello che vuole e si mette in discussione con prepotenza l'indipendenza e la possibilità di operare di chi deve controllare a garanzia di tutti, soprattutto se fa scelte sgradite o dice cose non allineate (magistratura, editoria, Consob, giornalisti).
Resta la rete che con la Casaleggio e "la Bestia" di Salvini usano per costruire consenso non certo trasparenza o la libera circolazione delle idee.

Contrastare la strada indicata da Salvini che ci riporta indietro

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Articolo pubblicato su Huffington Post.

In pochi giorni i nostri governanti hanno prima attaccato la legge Mancino sostenendo che fascisti e razzisti vanno comb attuti non con le leggi ma confrontando le idee.
Poi hanno spiegato che gli omosessuali sono cittadini di serie B incapaci di essere genitori.
Hanno chiarito che, tra un pubblico ufficiale che offende e espone al pubblico ludibrio una persona di origine rom e la invita a scendere da un mezzo pubblico e la persona offesa, ha ragione e va premiato il capotreno.
Il ministro degli Interni ha spiegato di considerare una medaglia l’accusa di istigazione all’odio razziale.
Passano l’estate a sdoganare i sentimenti peggiori delle persone e a demolire conquiste civili che pensavamo acquisite per sempre.
Il “prima gli italiani” è diventato “prima gli italiani bianchi, latini e eterosessuali”.
L’informazione viene continuamente richiamata ad adeguarsi al nuovo pensiero dominante, che poi è quello vecchio, di un tempo che speravamo di aver superato.
Di fronte a tutto ciò chi reagisce viene guardato con sufficienza.

Così assetati di poltrone che si vogliono spartire anche il Cai

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Articolo pubblicato su HuffingtonPost.

Alla Lega e al Movimento 5 stelle, sempre in nome del cambiamento, ma verso la ricostruzione della Prima Repubblica, non basta spartirsi tutti i posti che ci sono in Rai, alle Fs e in Cdp. Non ancora sazi, quelli dell'Italia agli italiani e quelli dell'uno vale uno ora hanno bisogno di altri spazi per soddisfare i propri appetiti, mettendo anche in discussione l'autonomia di altri enti e organizzazioni che, negli anni, hanno costruito una loro, sana e importante, autonomia dalla politica.
È il caso del CAI (Club Alpino Italiano). Nel decreto di riordino dei ministeri, trasferendo le competenze per questo ente dal Mibact al Ministero dell'Agricoltura, il governo ha pensato bene di inserire una norma che ci riporta nientepopodimeno al 1963 (la Prima Repubblica è con noi...), quando appunto era il Ministero competente a designare i 5 membri dell'organismo direttivo del Cai. Oggi al ministero competente spetta solo la nomina di un revisore per assolvere al ruolo di vigilanza sui bilanci.
Io, con i colleghi del Pd Parrini, Sbrollini e Farrari, ho presentato un emendamento soppressivo di questa norma. Ma mi chiedo: che fine ha fatto la battaglia grillina contro la occupazione della società da parte della politica? Quando si interviene così, cercando di imporre 5 nominati a gestire un ente come il Cai, in cui le cariche direttive sono tutte elettive e scelte dai soci, dove si va a finire?