Anche sul gioco d’azzardo il Governo ha perso la sua occasione

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Articolo pubblicato da Democratica.

L’intervento previsto dal cosidetto decreto dignità che abolisce definitivamente la pubblicità di ogni gioco con vincite in denaro, escluse le lotterie nazionale, costituisce certamente una delle poche norme positive contenute nel provvedimento. Ma, come le altre, anche questa scelta sembra più dettata dalla voglia di presentare atti dall’alto valore simbolico a cui però sembra non corrispondere la stessa volontà di intervenire davvero sulla riduzione dell’offerta di gioco, intervento necessario per combattere le ludopatie.
Certamente sono stati più coraggiosi i governi del Pd che non solo hanno ridotto drasticamente gli spazi pubblicitari televisivi, consentendoli solo dopo le 22.30 sulle tv generaliste, ma hanno anche ridotto di un terzo il numero delle slot installate nei bar e nelle tabaccherie. E sono sicuramente più efficaci anche le misure previste dall’accordo Stato-Regioni condiviso al termine della scorsa legislatura che intervengono in modo efficace su diversi fronti: dai controlli alla qualità e alle tutele dei minori e dei soggetti deboli, al dimezzamento dei punti e delle sale gioco sul territorio nazionale.

Si restringano spazi dedicati alla pubblicità del gioco negli eventi sportivi

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Intervista di Gioco News – Luglio-Agosto 2018

«Anche in questa Legislatura presenteremo un Disegno di Legge in materia di gioco, che riprenderà quello della passata (“Disposizioni in materia di riordino dei giochi”, presentato nel luglio 2015). Riteniamo, infatti, che ci sia la necessità di un riordino complessivo dell’intero sistema del gioco con vincita in denaro, e il testo terrà conto, essendone integrato, di quanto emerso nell’intesa raggiunta nel settembre dello scorso anno in sede di Conferenza unificata Stato-Regioni ed Enti Locali e che, a causa della fine della Legislatura, poi non si era riusciti a tradurre in un decreto».
Queste le intenzioni del senatore PD Franco Mirabelli, che ricorda gli obiettivi a cui tendere: «Il senso generale resta quello di diminuire sia la domanda che l’offerta di gioco, di fare prevenzione, di tutelare soprattutto i soggetti deboli e minori, di rafforzare il sistema dei controlli contro ogni forma di illegalità nel sistema del gioco».

Restiamo umani. Quelle vite meritano rispetto

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Articolo pubblicato da Democratica.

In queste giornate complicate mi è spesso capitato di pensare alle giuste proteste dei nostri pendolari costretti a viaggiare in condizioni disagiate, stretti in ambienti o troppo freddi o troppo caldi. Migliaia di persone che sopportano disagi per due o tre ore della propria giornata, quelle dedicate agli spostamenti.
Ricordo anche le proteste negli aeroporti, gli assalti ai banchi delle compagnie aeree da parte di chi, nelle giornate di sciopero o in quelle in cui i voli subiscono ritardi per il maltempo, vedeva il proprio volo posticipato di due ore o cancellato ed era costretto a bivaccare in aeroporto e a passare lì la notte. A poco servono, in quei casi, l'aria condizionata, i bagni funzionanti o i bar aperti per rifocillarsi.
E penso anche, è cronaca di pochi mesi fa, alla neve che ha bloccato molti treni per ore rendendo faticoso e, a volte, drammatico, il viaggio di tante persone costrette, non solo a subire le conseguenze di ritardi enormi, ma anche a passare molte ore al freddo.

Mafie: non siamo rimasti in silenzio

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Lettera inviata al Fatto Quotidiano.

Scrivo in merito all'editoriale del 6 giugno scorso in cui Peter Gomez accusa il Pd di un "silenzio infastidito di fronte alla parola mafia" pronunciata nell'Aula del Senato dal neo premier Giuseppe Conte. Forse Gomez non ha ascoltato il dibattito nell'aula di Palazzo Madama. E per questo inviterei Il Fatto, per una volta, ad evitare strumentalizzazioni politiche, almeno su un tema delicato come la battaglia contro le mafie.
Come vicepresidente del gruppo dei senatori del Pd sono intervenuto nel corso del dibattito sulla fiducia e ho incentrato tutto il mio discorso proprio sul fatto che non basta la frase striminzita letta da Conte - "combatteremo con ogni mezzo le mafie aggredendo le loro finanze e la loro economia" - per indicare un percorso per noi irrinunciabile, quando invece i primi fatti del governo vanno esattamente nella direzione opposta. Il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini, quindi non uno qualunque nell'Esecutivo giallo-verde-nero, nella sua visita in Sicilia non ha neanche pronunciato la parola "mafia", come se la criminalità organizzata non esistesse.