I diritti per le coppie con la legge sulle unioni civili

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Articolo pubblicato sul mensile Zona Nove.

Nel 1989 la Danimarca fu il primo Paese europeo a riconoscere alle coppie omosessuali diritti e doveri simili a quelli che regolano le relazioni matrimoniali. Da allora praticamente tutti i Paesi europei hanno seguito la stessa strada. Il nostro Paese era rimasto l'ultimo, se si escludono i Paesi balcanici e dell'ex Unione Sovietica, a non dare alcun riconoscimento alle migliaia di coppie omosessuali che esistono in Italia.
Il 25 febbraio il Senato dopo una lunghissima discussione ha finalmente, dopo vent'anni di tentativi, approvato una legge che dà riconoscimento giuridico alle coppie omosessuali garantendo loro gli stessi diritti e doveri previsti dal nostro codice per i coniugi, con l'esclusione delle norme che regolano le adozioni e il principio di fedeltà. Non è un matrimonio a tutti gli effetti perché la nostra Costituzione prevede che sia riservato esclusivamente a coppie eterosessuali, ma è comunque un passo avanti importantissimo nella battaglia per i diritti civili: sarà un ufficiale di Stato civile a sancire, di fronte a due testimoni, l'unione; da quel momento in poi i partner potranno assumere il cognome l'uno dell'alto; la legge parla esplicitamente di "vita familiare"; sono garantiti i doveri reciproci di assistenza e i diritti sociali, alla reversibilità della pensione e all'eredità; è codificata la procedura per la separazione e la rottura dell'Unione.

La legge sulle Unioni Civili, le candidature per Milano e il lavoro in Antimafia

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Intervista di Klaus Davi per il programma KlausCondicio (video).

Un paio di domande sulla situazione politica: avrà letto i commenti di Roberto Speranza sui giornali in cui chiede il congresso del Partito Democratico sulla vicenda di Verdini. Cosa pensa della richiesta dell’onorevole Speranza?
Trovo la polemica di Speranza assolutamente incomprensibile. Abbiamo votato e approvato in una condizione difficilissima una legge che dà il riconoscimento giuridico alle coppie omosessuali e alle unioni civili, dopo tantissimi anni di vuoto e in cui ci si provava senza riuscirci. Credo, quindi, che sia il momento di festeggiare un risultato che era presente nel programma elettorale del PD e che molte persone attendevano da tanto tempo.
La polemica è, dunque, assolutamente autoreferenziale e pretestuosa. Abbiamo votato con la fiducia un provvedimento, la maggioranza aveva i numeri anche da sola, si sono aggiunti i voti di ALA e credo che questo non comporti alcun problema, nel senso che quando una legge è giusta, se la votano in tanti, dovremmo essere contenti.

Svolta storica con le Unioni Civili

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Articolo pubblicato su L'Unità (file PDF).

Raccontare la scelta di mettere la fiducia sulla Legge sulle Unioni Civili stralciando la stepchild adoption come un cedimento ad Alfano o uno spostamento a destra del PD, è una lettura che non tiene conto dei dati di realtà: è dimostrato che non è pensabile rimettere l'esito di questa discussione in mano a un movimento come i 5 stelle, che ha dimostrato di preferire segnare la distanza dal PD piuttosto che lavorare per approvare le unioni civili. Semplicemente si tratta di costruire le condizioni, nella maggioranza, per portare a casa un risultato, dopo che per anni ogni tentativo di realizzarlo, dai DICO in poi, è stato sconfitto in Parlamento. E’ quello per cui si sta lavorando e non è un risultato qualsiasi ma quello del riconoscimento alle coppie omosessuali degli stessi diritti previsti dalla Cirinnà escludendo solo la stepchild.
Certo. Chiedere coraggio e disobbedienza, come fa anche Gad Lerner, ai parlamentari è una idea romantica ma priva di qualsiasi fondamento. Non basta testimoniare valori e idealità, serve riconoscere concretamente i diritti, serve approvare una legge senza che di nuovo le legittime aspettative di tanti vengano di nuovo frustrate in nome di una intransigenza sui principi astratta e improduttiva.

La casa nella Legge di Stabilità 2016

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Articolo pubblicato da Gente in Movimento (file pdf).

Dopo molti anni di assenza di politiche pubbliche sul tema della casa che andassero oltre l’emergenza, questo Governo ha fatto scelte importanti per rispondere a una domanda abitativa che fatica a trovare risposte sul mercato.
Con la Legge 80 del 2014 sull’emergenza abitativa si è scelto di mettere a disposizione risorse per aiutare le famiglie a trovare appartamenti in affitto a canoni accessibili, risolvere il problema del degrado che rende indisponibile una parte del patrimonio pubblico immobiliare e, in particolare, dell’Edilizia Residenziale Pubblica (le case popolari), dare un aiuto alle famiglie che, soprattutto a causa della crisi, hanno rischiato o rischiano di perdere l’abitazione.
Scelte, queste, che sono state confermate con le misure contenute nella Legge di Stabilità 2016. Ed è la prima volta che la questione della casa diventa una priorità all’interno di una Legge di Stabilità.
Con le nuove norme, infatti, si è scelto di favorire e incentivare l’offerta di case in affitto a canoni accessibili e si è lavorato per rilanciare un settore decisivo come quello dell’edilizia.