Brexit

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Intervento a SkyTg24.

La posizione del Governo italiano sulla Brexit è condivisa da molti: non sottovalutiamo il voto inglese, pesa come un macigno sulla questione europea e va affrontato subito, non possiamo attendere perché occorre anche dare un segno di rispetto verso il voto dei cittadini. Prendiamo atto che è stata fatta questa scelta, non apriamo una fase infinita di trattative e discussioni e di ricerca di possibili ritorni indietro ma affrontiamo la questione per quello che è: cioè bisogna mettere in campo un’Europa che sia convincente per i cittadini per le risposte sociali sul lavoro e sulla vita di tutti i giorni che riesce a dare. Fino ad ora, evidentemente, l’Europa non è riuscita a dare risposte adeguate se su di essa si sfogano continuamente tutti i malesseri e le difficoltà dei cittadini.

Al referendum si è arrivati sotto la spinta di forze politiche che hanno cavalcato il malessere ma si è capito solo c’è chi vuole demolire l’Europa, non cambiarla e non si capisce per fare cosa. La vicenda britannica di queste ore, dimostra che nessuno dei fautori dell’exit sa dove si sta andando e dove può portare ciò che è risultato dalla consultazione. Si è scelto di cavalcare un disagio giustificato ma che non lo si risolve così.

La spinta innovativa del Pd

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Articolo pubblicato su L’Unità (file PDF).

La discussione nel Pd dopo il risultato elettorale se vuole essere utile e costruttiva per noi ma soprattutto per il Paese non può, sbagliando e dando una lettura tutta autoreferenziale del voto, essere utilizzata per scaricare genericamente ogni responsabilità sul Segretario o sul Governo, dimenticando che i processi di cambiamento e di rinnovamento messi in atto possono naturalmente segnare errori, limiti ma soprattutto incontrare resistenze. Il dibattito è utile se affronta alcuni temi che diventano ancor più fondamentali dopo la Brexit che ci impone di assumerci fino in fondo e con equilibrio la responsabilità di dare futuro e stabilita al Paese e all’Europa.
Voglio provare a indicarne tre.
Come giustamente ha subito sottolineato Matteo Renzi, il voto dei ballottaggi non può essere archiviato come un voto di protesta. C’è stato sicuramente anche questo, soprattutto nel comportamento degli elettori di centrodestra che hanno premiato in massa - e non ricambiati - i candidati dei 5 stelle.

A Napoli il primo passo è mettere da parte i capibastone

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Intervista di Lorenzo Iuliano pubblicata da Il Mattino (file PDF).

Il commissario del Pd Caserta: «Da smontare le logiche di potere solo così si può cambiare davvero» «La prima cosa da fare a Napoli è riunire gli iscritti e gli amministratori per chiedere una mano, mettendo da parte i capibastone. Fare invece un congresso, senza prima smontare le vecchie logiche di potere, rischia di dar vita a un momento in cui si rafforzano quelle dinamiche sbagliate piuttosto che cambiare davvero». Franco Mirabelli, 56 anni, senatore milanese e capogruppo in Antimafia, è il commissario del Pd in provincia di Caserta dal 29 febbraio scorso. Non è interessato a estendere l'incarico anche a Napoli, ma qualche suggerimento lo affida. Del resto lui ha appena incassato il successo in quattro grandi Comuni su sei al voto, tra cui il capoluogo. Tutti strappati al centrodestra. E ha appena annunciato l'avvio della “fase 2” del suo mandato: ricostruire il Pd in Terra di Lavoro.

Nel casertano fuori dal PD chi ha remato contro

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Intervista di Lorenzo Iuliano pubblicata da Il Mattino ed. Caserta

«Abbiamo conquistato quattro Comuni sopra i 15mila abitanti su sei al voto. Non governavamo da nessuna parte. Vuol dire che la gente è pronta a darci fiducia. Ora inizia la fase 2, dobbiamo cambiare il Pd a Caserta: basta con il partito dei rappresentanti istituzionali e delle correnti, sì al partito degli iscritti e dei sindaci. E fuori dal Pd quelli che si sono candidati o hanno sostenuto liste contro di noi». Dopo i ballottaggi, il commissario provinciale dei Democrat, il senatore milanese Franco Mirabelli, annuncia il piano a medio termine per rilanciare il partito. E anche una resa dei conti. Resterà ancora a lungo, d’intesa con i vertici nazionali, e dunque all’orizzonte non c’è nessun congresso.
Commissario, lei era arrivato per traghettare un partito allo sfascio verso le amministrative. Missione compiuta?