Il referendum sulla Riforma Costituzionale

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Intervento alla trasmissione Coffee Break di La7 (video).

Alcune forze politiche hanno chiesto lo spacchettamento sui temi del Referendum ma la nostra opinione è che abbiamo proposto una Riforma Costituzionale che è stata approvata in Parlamento con 6 votazioni ed è opportuno che si voti su quella Riforma unitariamente. Noi lo abbiamo fatto in Parlamento e ai cittadini dobbiamo chiedere di fare lo stesso al Referendum.
Preferirei, però, che chiudessimo le discussioni sullo spacchettamento e sulla data (che, oltretutto, non dipende dal Governo) e cominciassimo a concentrarci sul merito del quesito da sottoporre agli italiani.
Andiamo al Referendum a votare una Riforma Costituzionale che, sul merito, continua a convincerci e - come ha detto in modo chiaro anche Renzi - su questo dobbiamo confrontarci.
Capisco che c’è un interesse da parte di alcune forze politiche a buttare la discussione su Renzi. Capisco che l’opposizione preferisca trasformare il Referendum Costituzionale in un Referendum sul Governo o su Renzi, perché sul merito della Riforma avrebbero poco da dire, ma personalmente preferirei stare sui contenuti della legge e sono convinto che i 500 milioni di risparmio o i parlamentari in meno, così come altre norme di questa legge, convinceranno i cittadini.

La responsabilità politica della violenza

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Articolo pubblicato sull'Huffington Post.

C'è stata in questi mesi una sempre maggiore escalation di episodi di violenza, dal terrorismo, alle stragi negli Stati Uniti, a quelli che hanno come protagonisti gli ultras agli europei di calcio, agli incidenti provocati dai Black Bloc in Francia, fino all'omicidio a sfondo razziale dell'altro giorno a Fermo.
Sembra un mondo impazzito in cui tutto ciò alimenta paure e spinge a chiudersi. Sembra di essere impotenti di fronte a questi orrori.
Vicende diverse, con matrici diverse che però, forse, hanno un elemento comune nel venir meno della politica a governare i conflitti.
Se si guarda ai successi dei partiti xenofobi, populisti e antieuropei ma anche al successo di Trump negli USA, viene da pensare che viviamo in un mondo in cui una parte della politica ha rinunciato a governare i conflitti, anzi, preferisce esasperarli per produrre e cavalcare le paure.
Da qui deriva anche la scelta di utilizzare linguaggi violenti che stanno imbarbarendo il confronto politico.

Le imprese facciano di più contro la criminalità

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Articolo pubblicato da L'Unità (file PDF).

Credo che l'inchiesta coordinata dalla DDA di Milano, che ha portato a undici arresti, meriti qualche riflessione. Non tanto e non solo perché alcune ditte coinvolte hanno allestito 4 padiglioni ad Expo su commissione della società dedicata agli allestimenti di proprietà di Fiera Milano. Anzi, da questo punto di vista, le infiltrazioni in aziende coinvolte nella costruzione di padiglioni non possono e non devono far perdere di vista lo straordinario lavoro fatto negli anni da tutte le istituzioni, col contributo decisivo di ANAC, per impedire che i grandi appetiti della criminalità organizzata sull'Esposizione internazionale trovassero soddisfazione. È da tutti riconosciuto - dall'antimafia alle forze dell'ordine fino alla magistratura - che le norme e le attività messe in campo, sia a livello nazionale che locale, hanno funzionato, producendo oltre 90 provvedimenti interdettivi e oggi costituiscono un modello di intervento esportabile ed esportato per mettere in sicurezza tutte le grandi opere.

Non c'è giustificazione alla violenza razzista

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Intervento a 7Gold.

Il compito del Governo è quello di cercare di intervenire per migliorare le condizioni di vita dei cittadini in tutte le città, indipendentemente dal colore politico dei sindaci e delle amministrazioni.
Su Milano sono anche già stati fatti degli investimenti dal Governo, a partire da Expo 2015 fino ai 150 milioni di euro stanziati quest’anno per costruire il dopo-Expo con eccellenze in grado di creare occupazione e valorizzazione delle nostre Università.
Questo è anche il ruolo che Milano deve avere nel futuro. Il sindaco Sala è andato a Londra perché Milano ha la prospettiva di poter attrarre capitali e investimenti dalla City, in seguito alla Brexit, e il Governo ha anche già fatto sapere che su questo darà una mano. Con la Brexit, infatti, ci sarà un abbandono della piazza finanziaria di Londra e Milano può attrarre capitali, funzioni e persone e, quindi, si possono creare posti di lavoro.