La vicenda di Roma e le riforme istituzionali

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Intervento alla trasmissione TV Omnibus di La7 (video dell'intera puntata).

Roma - Sul caso Roma, il PD e il Premier Renzi hanno detto una cosa molto chiara: bisogna risolvere i problemi della città di Roma che riguardano il traffico, i rifiuti e le questioni che toccano i cittadini. Per questo è stata rafforzata la giunta e si sono messi assessori che stanno lavorando quotidianamente per affrontare le situazioni più problematiche e sono stati presenti anche a Ferragosto.
Tuttavia, bisogna sapere che i problemi di Roma vengono da lontano; non nascono con Ignazio Marino ma hanno radici profonde nelle vicende amministrative romane.
L’idea che si cerca di far passare scaricando su Marino vicende come quella dei Casamonica o quelle emerse dall’indagine Mafia Capitale, che hanno radici lontane ma, in particolare, si sono rafforzate e sono penetrate nell’amministrazione comunale nella scorsa consigliatura, è un errore.

Serve un progetto per il rilancio del Sud e l'utilizzo dei Fondi Europei

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Intervento a SkyTg24.

Il PD ha indetto una Direzione Nazionale sul Sud dopo che è uscito un rapporto che racconta di un Mezzogiorno che cresce meno della Grecia in un Paese in cui il Nord cresce più della Germania. C’è, quindi, un’attenzione da parte del Partito Democratico al tema che è stato posto e che mostra che nel nostro Paese c’è un problema serio di disomogeneità e disuguaglianze forti.
Di fronte a questo scenario non credo che si possano cercare delle scorciatoie: i problemi del Sud sono profondi ed è chiaro che servono anche classi dirigenti in grado di imprimere una svolta ma sbaglia chi cerca di scaricare tutte le responsabilità sugli attuali nuovi governatori delle Regioni meridionali perché i problemi hanno origini datate, vengono da lontano.
Bisogna anche capire come la classe dirigente possa rilanciare il Mezzogiorno perché oggi non possono più esserci la Cassa del Mezzogiorno o l’aumento della spesa pubblica. Il fatto che da molti anni il Meridione d’Italia dipende dal Pubblico e dalla politica, ad esempio, è uno dei grandi problemi da risolvere ma non credo che se ne possa uscire da un giorno all’altro o semplicemente attraverso alcune misure fiscali (che pure possono aiutare).
C’è un problema di ricostruzione del tessuto industriale al Sud, cosa che il Governo ha cercato di affrontare da Melfi alla Whirpool.

Sulla Grecia, ora è indispensabile un accordo

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Intervento a TgCom24.

È indispensabile che si trovi un accordo con la Grecia perché questa vicenda mette in discussione l’intera Europa. La Grecia ha bisogno dell’Europa e l’Europa ha bisogno della Grecia, anche perché l’Europa non può creare un precedente mandando fuori un Paese. 
L’Europa deve fare uno scatto: non può lasciare andare fuori la Grecia, la deve aiutare. Si deve prendere atto dell’esito del referendum greco e chiedere ancora, come già abbiamo fatto in questi mesi, di chiudere con l’Europa fatta di sola austerity per passare ad un’Europa che finanzi e aiuti lo sviluppo e, soprattutto, occorre cercare di costruire un’Europa più politica e che sia più dei popoli. Non è possibile che l’UE sia governata soltanto dai numeri dell’economia, che pure sono importanti.
Ci sono stati molti errori in questa vicenda sia da parte dell’Europa che da parte del Governo greco. Sbaglia chi sostiene che la Grecia si trovi in queste condizioni per colpa dell’Europa. La Grecia si è ritrovata in queste condizioni a causa di chi l’ha governata in tutti questi anni, che ha consentito che il debito pubblico arrivasse al 300% o che si andasse in pensione a 50 anni o che la percentuale dei dipendenti pubblici fosse altissima. In quel modo la Grecia non può andare avanti: è necessario che avvii delle riforme consistenti.

La tragedia dei migranti e la gestione dei flussi migratori

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Nel Mediterraneo muoiono centinaia di esseri umani bisogna trovare il modo di impedirlo. Chi fa propaganda su dramma fa schifo!
La gestione dell’immigrazione non deve essere un problema di posizionamento politico. Bisogna ragionare su queste vicende, anche alla luce degli oltre 700 morti finiti sotto il mare nel Canale di Sicilia perché un barcone si è ribaltato. Queste persone sono partite pur sapendo che in questi mesi centinaia di altri migranti sono morti allo stesso modo e, nonostante questo, hanno scelto di partire ugualmente perché sono talmente disperati da non aver avuto alternative. Di fronte a questo problema, credo che il tema che tutti dobbiamo porci è come trovare delle soluzioni oltre a quelle che si sono già praticate. In quest’ultimo anno e mezzo, infatti, sono stati arrestati mille scafisti; quindi, non è vero che in Italia non si è fatto niente per contrastare il fenomeno. Il problema è che la pressione è talmente forte perché ci sono tante persone disperate che se ne vanno e sono disposte anche a rischiare la vita.
Sulle soluzioni si può ragionare - siano il blocco navale oppure il corridoio umanitario (personalmente sarei più propenso verso quest’ultima ipotesi) - ma occorre farlo in sede internazionale per ottenere dei risultati: non può essere il nostro Paese da solo a decidere cosa deve accedere in un altro Stato.