Giochi e scommesse

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Articolo pubblicato dalla rivista Abitare nei quartieri (file PDF).

L’Articolo 9 del cosiddetto “Decreto Dignità”, contiene le norme riguardanti la proibizione della pubblicità relativa a giochi e scommesse con vincite in denaro.
Sul tema del gioco, però, credo che sia utile dire le cose come stanno, al di là della retorica e della propaganda.
La proibizione della pubblicità, a mio avviso, si è resa necessaria per ridurre la domanda di gioco. Già in precedenza, i Governi in carica erano intervenuti con delle norme per regolamentare la pubblicità, proibendola sulle reti RAI e stabilendo delle regole ferree rispetto agli orari in cui era possibile trasmetterla sulle reti generaliste.
Con i precedenti Governi Renzi e Gentiloni, in particolare nel 2015, sono state introdotte anche norme positive volte a ridurre l’offerta di gioco, che prevedevano la riduzione delle awp e delle slot machines nei bar e nelle tabaccherie, l'accesso remoto per controllare meglio le macchinette.
Tuttavia la regolamentazione della pubblicità in televisione si è rivelata insufficiente.

Case popolari, "positiva l'autogestione dei cittadini di viale Ca' Granda a Milano"

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Articolo pubblicato da Il Redattore Sociale.

Il senatore Mirabelli (Pd) in viaggio nei quartieri popolari per “mappare” problemi e esperienze positive. Viale Ca' Granda, quartiere Niguarda, è una di queste da anni. Ma il senatore accusa l'Aler: “L'autogestione non è sostenuta, ritardi di mesi nei pagamenti dei fornitori anche se i cittadini hanno già versato i soldi”.

Viale Ca' Granda, periferia nord di Milano, a poche centinaia di metri dall'ospedale Niguarda. Qui da anni il quartiere è presidiato da un Comitato di autogestione. “Un'esperienza positiva – assicura il senatore Franco Mirabelli (Pd) che è in settimana è andato a trovarli nell'ambito di una serie di visite nei quartieri di case popolari a Milano – un'autogestione prevista da Aler e realizzata bene, perché gli inquilini si occupano di cura del verde, dei piccoli interventi di manutenzione e sopratutto di gestire gli impianti di riscaldamento”. Una responsabilizzazione sulle spalle di cittadini, tutti in affitto, che “porta gran parte degli inquilini a guardare con più cura e attenzione al proprio quartiere”.

Se i nemici sono i migranti facciamo un regalo alle mafie

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Articolo pubblicato da Democratica.

Più si approfondisce il testo del cosiddetto decreto sicurezza più ci si rende conto che, al di là dei proclami e della propaganda, di norme significative realmente utili per aumentare la sicurezza delle nostre città e del nostro Paese lì dentro non ce ne siano. Siamo di fronte più ad un manifesto ideologico che ad uno sforzo serio per prevenire e contrastare il crimine. Alcuni interventi rischiano addirittura di essere controproducenti, come quelli che tolgono la protezione umanitaria a chi oggi ce l'ha facendo precipitare queste persone nella clandestinità.

Il "decreto Salvini", come molti altri provvedimenti di questo governo, vuole mandare messaggi forti e rassicuranti più che offrire soluzioni: da questo punto di vista il quadro è davvero preoccupante. Ci si occupa più, come ormai sta diventando costume di questo governo, di indicare il nemico-capro espiatorio su cui scaricare i problemi invece che cercare di risolverli. E quindi si indica negli immigrati in generale, a cui sono dedicati la metà degli articoli del Decreto, il problema prioritario su cui si deve intervenire per dare sicurezza.

A Milano e in Lombardia lavoriamo per candidature unitarie ai congressi

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Intervista di Affaritaliani.

Senatore, c'è la data per i congressi. Ora che fase inizia per il partito?
È una fase per la quale bisogna iniziare a rendere protagonisti tutti gli iscritti e pezzi di società milanese e lombarda che ci guardano. Dobbiamo iniziare il rilancio, e la ricostruzione, per la definizione di un progetto che renda concreta l'alternativa a livello nazionale e che valorizzi le esperienze amministrative che stiamo facendo.
Il modello Milano esiste ancora? In che cosa consiste?
Consiste nel fatto che qui in questi anni siamo riusciti non solo per merito del Pd a tenere insieme la politica, gli amministratori e pezzi importanti di società che abbiamo saputo coinvolgere e valorizzare. Io credo che il modello Milano sia una modalità di rapporto con le espressioni della società basato sull'ascolto. Per me il modello Milano non è necessariamente esportabile, però quando vedo che dopo la Diciotti, dopo che per una settimana nel Paese non c'è nessuna reazione di fronte a quella vicenda e invece Milano risponde in quel modo, mettendo in campo forze molto diverse ma accomunate da alcuni valori, allora mi si conferma che siamo riusciti ad evitare rotture tra società e politica che hanno prodotto altrove danni.