La prefettura ci dia una mano

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Intervista di Raffaele Sardo pubblicata da La Repubblica ed. Napoli (PDF).

«Credo che il Pd abbia un problema in una terra così complicata come la provincia di Caserta, dove la presenza della criminalità organizzata e del malaffare si fa molto sentire e penetra nelle pubbliche amministrazioni». Il giorno dopo la bufera giudiziaria che ha visto coinvolto anche il presidente regionale del Pd, Stefano Graziano, indagato di concorso esterno in associazione mafiosa, il senatore milanese Franco Mirabelli, commissario del Pd casertano da due mesi, prova ad uscire dall’angolo in cui si è cacciato il partito.
Se l’aspettava il coinvolgimento di Stefano Graziano in un`inchiesta con un`accusa così grave?
«No di certo. Ma aspettiamo che le indagini della magistratura si concludano. Intanto credo che Graziano abbia fatto bene ad abbandonare le cariche di partito. Sull’inchiesta in generale penso che siamo di fronte all’ennesimo intreccio, che ormai è un modello, tra pubblica amministrazione, impresa, criminalità organizzata e politica. Questo mi pare il “modus operandi”, che non è diverso da quello di Maddaloni».
Dice bene. È un “modus operandi”.

Il Pd fa molto contro le infiltrazioni

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Intervista di Thomas Mackinson per Il Fatto Quotidiano.

Il senatore Mirabelli, inviato da due mesi nel casertano per traghettare i comuni a rischio infiltrazioni, si dissocia dalle parole della collega che ha accusato la classe dirigente del Pd di non avere anticorpi contro il malaffare e di premiare solo chi porta "pacchetti di voti", marginalizzando chi combatte per la legalità. "Il Pd sta facendo tanto", ribatte lui accusando i Cinque Stelle: "per paura e per non rischiare nulla qui non si candidano neppure".

“Il giudizio che la Capacchione ha dato del Pd è sbagliato e ingeneroso. Non mi riconosco in quelle parole. Contro le infiltrazioni abbiamo fatto e stiamo facendo molto”. Così Franco Mirabelli, l’uomo che due mesi fa il Pd ha spedito nella terra dei Casalesi per commissariare il partito e traghettarlo verso le amministrative in 32 comuni. Classe 1960, il senatore Mirabelli è un milanese doc, laureato in economia politica e ha fatto tutta la sua carriera all’interno del partito. Che però lo designa, pur senza una competenza specifica in materia, capogruppo nella commissione antimafia. Per poi spedirlo nelle terre della camorra, dove una settimana via l’altra sono stati sciolti comuni, indagati sindaci, azzerate giunte per sospette infiltrazioni. 

Il progetto sul Seveso va avanti, acque più pulite

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In queste settimane si è incomprensibilmente diffusa l'idea che sarebbe fallito il progetto proposto dall'Autorità di Bacino per risanare il Seveso e prevenire le esondazioni. In realtà non è così, anzi, quel progetto ha già prodotto risultati importanti sul fronte della ripulitura delle acque e dell'alveo, a dimostrazione che chi ha cercato di dare l'idea di un intervento dannoso per l'ambiente sbaglia.
Grazie anche al lavoro del Comune di Milano e dei comitati il tema della pulizia delle acque è diventato un tema centrale e importante quanto le vasche di laminazione. Anzi, è la garanzia che la qualità di ciò che durante le emergenze riempirà le vasche di laminazione sarà sempre meno inquinante. Basta incontrare i responsabili di Italia Sicura, la task force che per il Governo gestisce i fondi destinati agli interventi di risanamento del nostro territorio - tra cui è ricompreso quello sul Seveso - per avere i dati aggiornati dei risultati già ottenuti che non sono pochi.
È utile raccontare questi dati per dare evidenza del fatto che si sta facendo anche altro, oltre ai lavori che inizieranno a maggio per realizzare la vasca di laminazione a Senago, oltre alla pulizia già realizzata dell'alveo interrato a Milano e alla progettazione in atto di importanti interventi di compensazione (una rete di piste ciclabili nel Parco delle Groane che costerà circa un milione e mezzo e quelli di cui si sta ancora discutendo per il Parco Nord).

Dopo il Referendum

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Intervento a SkyTg24.

Le trivellazioni entro le 12 miglia erano già state proibite dalla Legge di Stabilità, quindi, si è trattato di un referendum che avrebbe portato solo alla chiusura di alcuni impianti soprattutto di gas combustibile, di cui l’Italia ha bisogno, e che avrebbe avuto delle ripercussioni anche sull’occupazione. È stato positivo, quindi, che la maggior parte degli italiani abbia compreso l’inutilità di questo referendum. Questo non vuol dire che non andremo avanti ad investire nelle energie rinnovabili o sull’efficientamento energetico, come abbiamo fatto con l’ecobonus. Prendiamo atto, però, che in questo Paese, ancora per un lungo periodo, una quota di produzione di energia da idrocarburi servirà e teniamoci quel poco che abbiamo, senza aprire nuovi impianti perché sono proibiti.

C’è poi una lettura politica che è stata fatta del referendum che francamente faccio fatica a capire e che credo sia anche una delle origini di questo dato: alcune forze politiche hanno cercato di trasformare questo referendum in un referendum contro il governo e, allora, si prenda atto che se questo era un referendum contro il governo, solo il 31% degli italiani è andato a votare e tra questi più di 2 milioni di cittadini hanno votato no.