Milano, due idee diverse su come si governa una città

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Articolo pubblicato da L'Unità (file PDF).

Nelle campagne elettorali, come quella che stiamo vivendo a Milano in vista delle elezioni amministrative di giugno, spesso prevale la propaganda ed è difficile riconoscere le differenze reali che esistono tra gli schieramenti e i candidati. Ma ci sono almeno tre vicende che sono avvenute in queste settimane che forse è giusto analizzare per chiarire meglio cosa separa Beppe Sala da Stefano Parisi e lo schieramento che ha governato la città in questi anni dal centrodestra. Sono tutte vicende che riguardano o tirano in ballo il grande tema della sicurezza dei cittadini e della legalità.

La prima. In queste ultime settimane si stanno moltiplicando sui treni di Trenord con una frequenza preoccupante episodi di aggressione sulle carrozze in particolare contro donne sole o anziani. Ovviamente la condanna è e deve essere unanime, così come la richiesta di maggiori garanzie di sicurezza sui treni. Purtroppo, altrettanto ovviamente Lega e “cespugli vari” si sono impegnati a dare la colpa al Governo, a Renzi ecc. ecc. Speculando, come al solito, sulle paure.
Eppure, se si guardano i fatti, ci si accorge che ciò che accade sui treni della Regione non accade nelle metropolitane, o accade più raramente nelle metropolitane. E qui c'è una differenza.
Per noi il compito della politica è risolvere i problemi dei cittadini, non usarli. Per questo il Comune di Milano e ATM hanno organizzato un servizio di vigilanza nelle stazioni e sui vagoni che lavora in coordinamento con le forze dell'ordine. Chi invece urla e si indigna e governa Trenord questa cosa non l'ha fatta, preferendo continuare ad alimentare le paure anziché dare più sicurezza ai cittadini.

Secondo. In Lombardia il centrodestra e la Lega stanno facendo una battaglia intollerabile contro le libertà religiose. Le recenti leggi regionali, fortunatamente cancellate dalla Corte Costituzionale, rendono quasi impossibile la realizzazione di ogni luogo di culto, non solo delle moschee.
Ci sono, però, problemi reali: non è più tollerabile né per i fedeli né per i nostri quartieri che si debba pregare in un garage, in un edificio dismesso o in un cortile creando disagio a tutti e tensioni.
Anche qui ci sono due strade: o si definiscono regole chiare che consentano a tutti di poter avere un luogo di preghiera nella città (non solo ai mussulmani, ma anche agli evangelici, ai buddisti ecc.) oppure per qualche voto, si solletica la pancia delle persone indicando negli islamici il nemico di tutti ed in nome di questa idiozia si privano di un diritto costituzionale loro e, spesso, molte altre Chiese.
Insomma, qui la differenza è tra chi pensa che serva riconoscere i diritti di tutti per garantire convivenza e legalità e chi, invece, spiega che ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B a cui bisogna proibire di pregare per non mettere a repentaglio la nostra sicurezza.
Qualunque persona di buon senso, compreso il candidato del centrodestra, capisce che la seconda strada, quella della discriminazione e della violazione di una libertà che è elemento fondante della nostra civiltà laica e democratica, è una pazzia e rischia di creare ferite e tensioni. Purtroppo, lo stesso Parisi è stato immediatamente ripreso dalla Lega che gli ha detto che non ci sarà mai una moschea dove governano loro. In quel malaugurato caso, quindi, avremmo ancora tante Viale Jenner volute dalla Lega e usate poi dalla Lega stessa per cavalcare problemi che crea invece che risolvere.

Infine, nei giorni scorsi l'on. Gelmini si è fatta riprendere mentre indignata mostrava una multa con alle spalle una fila di auto parcheggiare sul marciapiede in sosta vietata.
Anche qui capisco, ma non posso condividere, la propaganda qualunquista contro le multe e credo che sia inaccettabile che chi chiede sempre agli altri, giustamente - soprattutto se immigrati - il rispetto delle regole e del principio che non esistono solo i diritti ma anche i doveri, faccia una cosa di questo genere.
Ci sono, quindi, due idee di legalità (e c'entra anche questo con la sicurezza): una, la nostra, che dice che le regole si devono rispettare sempre e tutti, altrimenti si mette in discussione un valore fondamentale della convivenza civile; l'altra, la loro, per cui le regole valgono soprattutto per gli altri e solo se conviene rispettarle. Il dovere di pagare le multe, le tasse o evitare che i propri comportamenti mettano in difficoltà altri non rientra nella loro idea di legalità.

Forse questi tre esempi possono servire a chiarire che in realtà non siamo tutti uguali, come qualcuno propaganda, ma si confrontano due idee di città, di sicurezza e di amministrazione: noi vogliamo governare per risolvere i problemi delle persone, anche se non è semplice, altri vogliono usarli per crearsi facile consenso.


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