I 5 Stelle vittime di loro stessi e del loro uso politico della lotta contro la mafia

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Articolo pubblicato da L'Unità (file PDF).

Il rapporto tra mafia e politica e le infiltrazioni della criminalità organizzata nelle pubbliche amministrazioni sono certamente questioni prioritarie da affrontare per chiunque voglia liberare il nostro Paese dalla piaga delle mafie. La storia e l'evoluzione che le organizzazioni criminali hanno avuto in questi anni ci raccontano che non tutto si riduce più al tentativo di controllare gli appalti pubblici. Anzi, al Nord l'interesse principale delle mafie sembra essere quello di infiltrarsi e condizionare l'economia legale, conquistare posizioni nei mercati, assumere il controllo di grandi aziende in grado di attrarre commesse e appalti che possano alimentare l'attività di una economia mafiosa fatta di tante aziende che ricevono subappalti.
In questo quadro l'interesse delle organizzazioni criminali ad infiltrarsi nelle istituzioni e nella politica va oltre al semplice tentativo di mettere le mani sui soldi pubblici e diventa più complesso ed insidioso: serve anche a condizionare le scelte urbanistiche, accelerare le pratiche, a penetrare nei settori della Pubblica Amministrazione che creano più consenso sociale e che danno prestigio, come la Sanità o l'erogazione dei sussidi sociali.
Tutto ciò mentre la chiusura della fase stragista e la capacità di ampliare una zona grigia in cui le mafie operano nascoste dietro commercialisti, avvocati, funzionari pubblici, hanno abbassato la percezione della presenza e della pericolosità delle consorterie criminali e anche il livello di attenzione e prevenzione, soprattutto al di fuori delle Regioni in cui le mafie sono storicamente radicate.
Se le cose stanno così le responsabilità della politica nella lotta alle mafie aumentano, non diminuiscono. C'è bisogno, come abbiamo fatto in questi mesi, di migliorare la legislazione (voto di scambio, auto riciclaggio, riforma del codice antimafia, codice degli appalti) e di dare tutti gli strumenti necessari a magistrati e inquirenti che lavorano quotidianamente ottenendo risultati importanti. Ma, soprattutto, serve che politica e istituzioni diano un messaggio chiaro: la mafia c'è ed è pericolosa, può condizionare la nostra convivenza, la nostra economia e la nostra stessa democrazia. Di fronte a questa minaccia deve esserci una battaglia comune, che supera le differenze e porta tutti ad assumersi la responsabilità di estirpare un tumore che minaccia l'intero Paese.
Usare l'antimafia, come han fino ad ora fatto i Cinque Stelle, facendone uno strumento di battaglia politica è sbagliato e pericoloso. È dannoso creare divisioni artificiose per distinguersi e raccontare, come hanno fatto in questi mesi i Cinque Stelle, la favola che loro sono i buoni e gli altri sono cattivi, che i mafiosi stanno tutti da una parte e chi non sta dalla loro parte è colluso.
È pericoloso questo atteggiamento per molte ragioni, ma soprattutto perché, come dimostra la storia di questo Paese, quando la politica si è mostrata unita nella difesa delle istituzioni e della legalità, ha saputo battere il terrorismo e dare colpi durissimi alla criminalità organizzata.
Alimentare l'idea che essendo una parte pura, l'altra deve per forza essere corrotta produce un confronto in cui l'interesse di parte fa perdere di vista l'interesse comune e l'obbiettivo di contrastare le mafie.
A Quarto i Cinque Stelle sono stati vittima proprio di questa loro pretesa di essere i buoni per definizione. Per questo hanno sottovalutato il rischio che tra loro potessero infiltrarsi persone legate alla camorra, per non mettere in discussione la loro purezza hanno tenute nascoste le minacce e le infiltrazioni e oggi, per questo, invece di prendere atto della dolorosa vicenda di Quarto interrogando se stessi e facendo pulizia, come purtroppo abbiamo dovuto fare anche noi di fronte a vicende dolorose, da Ostia a Messina, pensano di risolvere la vicenda ricordando quelle che hanno coinvolto altri partiti come se questo potesse cancellare le proprie responsabilità.
I Cinque Stelle oggi sono vittime di loro stessi, della scelta di fare della lotta alla criminalità organizzata uno strumento di battaglia politica, da usare contro gli avversari politici e non contro le mafie.



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