Un Governo con un programma che metta al centro il sociale e la crescita

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Intervista all'evento La Piazza di Affaritaliani (video).

Siamo tutti a cercare di capire se davvero abbiamo il Governo.
Io penso di sì, mi pare che negli ultimi due giorni le cose si siano sbloccate. L’incontro sul programma mi pare che stia aggiustando le cose più complicate che avevamo da risolvere.
Mi pare che oggi si sia tolta da mezzo anche la questione del vicepremier e penso che davvero Conte potrà andare presto al Quirinale a sciogliere la riserva.
Siete sicuri che tra voi e M5S non si ripeta quel meccanismo fatto di collaborazione ma anche competizione che ha finito per logorare il precedente Governo? Vi siete assicurati che ciò non accada?
È tutto molto complicato.
Se ci avessero chiesto qualche mese di fare un Governo PD e M5S avremmo detto di no.
Oggi, invece, mi pare che si siano create le condizioni, innanzitutto perché c’è bisogno di dare risposte al Paese di fronte ad una scelta che ha fatto Salvini.
Ricordo, infatti, che è stato Salvini a scegliere di aprire la crisi di Governo.
Io penso che con i 5 Stelle si possa discutere. Certamente, bisogna partire da un punto di vista diverso da quello da cui è partito il precedente Governo giallo-verde: non ci può essere un contratto che tiene insieme cose tra loro diverse o addirittura contrapposte e in cui ognuno si occupa solo di fare ciò che riguarda la propria parte per piantare la propria bandierina.
Io penso che si stia lavorando ad un programma che definisca un’idea di Paese che metta al centro il sociale e la crescita e credo che ce la possiamo fare, anche perché il punto di partenza è diverso: si cerca insieme di trovare una sintesi che possa dare risposte ai problemi dell’Italia e dei cittadini.
Una delle questioni che vi dividevano all’inizio era il taglio dei parlamentari che i 5 Stelle volevano portare a casa ma il PD, anche in coerenza con l’atteggiamento avuto in precedenza su quel testo di legge, era più freddo. Com’è stato risolto?
Intanto chiarisco che per il PD il punto non è il difendere il numero dei parlamentari: come molti ricorderanno, noi avevamo fatto una proposta di riforma costituzionale che riduceva il numero dei parlamentari abolendo una Camera.
Il tema si risolverà perché nell’accordo si prevede di vincolare la riduzione dei parlamentari a fronte di altre scelte in ambito di riforme istituzionali al fine di garantire un equilibrio di rappresentanza a tutti i territori e per garantire i pesi e i contrappesi che è giusto che ci siano.
La riduzione del numero dei parlamentari da sola come era concepita nel testo di legge in discussione rischia di togliere la rappresentanza ad interi territori e di apparire come un modo per delegittimare il Parlamento. Questo non deve essere: ci dovranno, quindi, essere altri interventi sulla Costituzione, unitamente alla riduzione del numero dei parlamentari.
Quindi, una riforma della legge elettorale in senso proporzionale?
Anche una riforma della legge elettorale. Non so se in senso proporzionale. Io penso che non ci siano alternative finché resta questa condizione in cui il bipolarismo sembra ancora lontano da venire.
Però, non è solo questo.
Penso che bisogna intervenire anche sui regolamenti parlamentari per dare più peso al Parlamento, che non può diventare semplicemente uno strumento che di volta in volta vara i decreti governativi e che non può essere considerato neanche qualcosa che non serve o è inutile, come lo ha presentato Salvini troppo spesso in queste settimane.
Il Parlamento è una cosa seria, rappresenta gli italiani: i parlamentari sono i rappresentanti dei cittadini e a loro va data l’ultima parola sulle leggi del Paese.
Vi sentite garantiti dal Presidente Conte, rispetto al quale all’inizio eravate un po’ scettici?
Io l’ho detto in un intervento in Senato, è evidente che noi non abbiamo gradito il modo in cui Conte ha diretto il Governo giallo-verde e non abbiamo condiviso molte delle azioni politiche che ha messo in campo quel Governo. Conte è stato sicuramente un rappresentante di quel Governo che viveva di un contratto.
Oggi mi pare che il Presidente incaricato stia cercando di assumere un ruolo diverso, volto a costruire un’idea di Paese e a mettere in campo le proposte per un Governo di legislatura che affronti i temi che riteniamo utili.
Sicuramente, a Conte va riconosciuto che, in una situazione difficilissima come quella del Governo giallo-verde, è riuscito a tenere il filo del rapporto con l’Europa.
Di questo gli va dato merito perché il Paese era fermo, l’economia non è cresciuta, ci mancava solo di allentare definitivamente i legami con l’Europa – come avrebbe voluto qualcuno – e probabilmente i cittadini ne avrebbero subito pesantemente le conseguenze.
Conte ha avuto la capacità di tenere fermo il punto dell’appartenenza dell’Italia alla Comunità Europea e questo è un merito che ha, su cui dobbiamo investire.
Poi vedremo nel lavoro che si sta facendo e lo vedremo già quando Conte presenterà il programma di Governo alle Camere.
Io sono abbastanza ottimista, con tutte le remore che evidentemente si possono avere di fronte ad una cosa nuova, però penso che si possa fare il bene dell’Italia.
Sulla questione della sicurezza, su cui la posizione del PD è storicamente diversa da quella del Governo giallo-verde, metterete mano ai due decreti di Salvini? Come gestirete il tema dei migranti?
Vedremo, però mi pare che ci siano due punti fermi: innanzitutto che sul “Decreto Sicurezza Bis” si interverrà per rispondere alle osservazioni che sono venute dal Presidente della Repubblica (avrebbe dovuto farlo qualunque Governo).
In particolare, credo che dobbiamo sanare la scelta che mette il nostro Paese in difetto rispetto al diritto internazionale.
In questi giorni stiamo assistendo ad una cosa che viola in maniera evidente il diritto internazionale: ci sono trenta persone che vengono lasciate in mezzo al mare perché ci si rifiuta di garantire loro un porto sicuro. Credo che cose di questo tipo non debbano più succedere.
Questo non significa automaticamente aprire le porte a flussi indiscriminati: già il Governo precedente, con Marco Minniti al Ministero degli Interni, aveva di molto ridotto gli arrivi in Italia.
Occorre fare una politica seria non di fare cose disumane.
Inoltre, è necessario fare una legge sull’immigrazione che colpisca duramente i trafficanti e chi lucra sull’immigrazione ma che consenta anche una vera gestione dei flussi in entrata sulla base delle esigenze che il nostro mercato del lavoro manifesta.
Quei famosi flussi che erano previsti anche dalla Legge Bossi-Fini ma che non vengono mai fatti e il risultato è che abbiamo tantissimi immigrati che stanno lavorando in nero.
Tornerà Minniti al Ministero dell’Interno oppure, come dice un’indiscrezione di queste ultime ore, potrebbe andarci Michele Emiliano?
Non lo so, non ho indiscrezioni.
Dai contatti che ho con chi è ai tavoli dei confronti con M5S so che il capitolo Ministri non si è ancora aperto.
Penso che Minniti sarebbe capace di svolgere bene quell’incarico, come ha già dimostrato nella scorsa Legislatura; probabilmente lo sarebbe anche Emiliano ma non so se voglia continuare o meno a governare la sua Regione; ci sono anche altri che potrebbero fare bene quel lavoro. Sicuramente, però, ci vorrà una personalità forte, capace e con esperienza nel settore perché bisognerà ricostruire una normalità. In quest’ultimo anno e mezzo il Ministero degli Interni è stato usato per fare una campagna elettorale permanente.

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