No alla liquidità internazionale del poker

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Intervista di AgiProNews.

No, la politica non ha cambiato idea sulla liquidità internazionale del poker. Francia, Spagna e Portogallo hanno già avviato da oltre un anno le partite “condivise”, dopo aver firmato il 6 luglio 2017 (a Roma) un accordo con l’Italia.
Il nostro paese si è invece rapidamente sfilato dall’intesa e la vicenda è poi finita anche in Parlamento, con un’interrogazione presentata al ministro dell’Economia da Franco Mirabelli del Pd.
Lo stesso senatore Mirabelli – capogruppo del Pd nella Commissione parlamentare Antimafia - conferma ora ad Agipronews la propria netta contrarietà all’ipotesi di allargare le partite anche a giocatori di altri paesi. La liquidità internazionale per il poker online mostra un elevato «rischio di infiltrazioni della criminalità e di riciclaggio di denaro. Gli altri Paesi coinvolti non hanno le stesse tutele che abbiamo noi», ha sottolineato il senatore.
«Allo stato attuale, non ci sono novità e la mia posizione resta contraria: se non si fa un'altra ipotesi di accordo», lo stop sulla liquidità internazionale «deve continuare», ha concluso.
Un anno e mezzo fa, il progetto fu messo in stand-by dal Ministero dell’Economia a quei tempi guidato da Piercarlo Padoan: secondo gli esperti delle poker room nazionali, la crescita del mercato – in caso di lancio della liquidità - sarebbe stata di breve durata. Con il passare dei mesi si sarebbe creato uno squilibrio tra giocatori molto esperti e semplici amatori, con il conseguente impoverimento delle piattaforme stesse.
I player più esperti – secondo uno scenario disegnato dagli oppositori del progetto - sarebbero stati i veri beneficiari dei tavoli condivisi, a fronte di uno scarso interesse da parte dei giocatori amatoriali.
Il recupero del gioco illegale, inoltre, non sarebbe un elemento rilevante, dal momento che il fenomeno in Italia – per quanto riguarda il poker online - è in forte contrazione.
Non solo, potrebbe poi avvenire un fenomeno di erosione del gettito erariale, almeno a medio termine: l’aumento dello squilibrio tra professionisti e altri giocatori avrebbe favorito lo spostamento del denaro, e dunque il pagamento delle imposte, verso altri paesi.

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