La Commissione Antimafia non sia sede di conflitto

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"Tutelare il lavoro dell'Antimafia, che non può essere trasformata nella sede di un conflitto politico, tantomeno territoriale". Lo afferma all'Adnkronos il senatore del Pd Franco Mirabelli sulle accuse mosse da esponenti di Fi secondo i quali Nicola Morra, quando ancora non era alla guida della Commissione Antimafia, avrebbe consegnato alla guardia di finanza una intercettazione ambientale con Giuseppe Cirò, ex capo segreteria del sindaco di Cosenza Mario Occhiuto. Con l'aggravante, secondo gli esponenti forzisti, che il magistrato che ha poi aperto dei fascicoli e disposto la trascrizione dell'intercettazione è diventata in seguito consulente dell'Antimafia. Il senatore pentastellato ha contrattaccato definendo "trasparente" il suo operato, ha sfidato gli esponenti forzisti in tribunale e ha ricordato che la nomina del magistrato è avvenuta all'unanimità e come "naturale conseguenza" del suo lavoro contro la 'ndrangheta. "Io credo che questo scambio pubblico di accuse pesanti tra il presidente della commissione e il vicepresidente e altri esponenti di Forza Italia non aiuta a dare credibilità alla Commissione Antimafia e al suo lavoro - sottolinea Mirabelli - Spero che si faccia chiarezza al più presto, che si esprimano i presidenti di Camera e Senato su questo conflitto. Per noi l'unico obiettivo è tutelare il lavoro dell'Antimafia che non può essere trasformata nella sede di un conflitto politico, tanto meno territoriale".

Cornaredo, servono i fondi per l'ex mobilificio

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Articolo di Il Giorno.

Arriva in Parlamento il progetto di recupero dell’ex mobilificio di Cornaredo confiscato nel 2009 alla ‘ndrangheta e assegnato al Comune ma ancora in attesa dei finanziamenti. Il senatore Franco Mirabelli, vicepresidente del gruppo Pd al Senato, ha presentato un’interrogazione al presidente del consiglio Conte, per sapere "quali iniziative intende adottare il governo per garantire al Comune un esito positivo dell’istruttoria per l’assegnazione del finanziamento, se intende adottare misure di semplificazione delle procedure e della documentazione prevista ed eventualmente prorogare il termine in scadenza del 14 maggio 2019".
L'immobile in questione, di oltre 2.000 metri quadrati, confiscato all’imprenditore Costantino Mangeruca, presunto affiliato del clan Farao-Maricola di Cirò (Crotone), assegnato al Comune, dovrebbe diventare uno spazio polifunzionale nell’ambito del progetto "Bellezz@-Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati", per cui il governo gli ha assegnato un milione e 261mila euro di contributo.
Istituita la commissione ad hoc per l’attuazione del progetto e richiesta la documentazione al Comune, "la presidenza del consiglio ci ha chiesto il progetto esecutivo e lo stiamo definendo con il Politecnico – dichiara il sindaco Yuri Santagostino – ci chiedono la certificazione che l’ex mobilificio sia un bene culturale, ma non lo è. Speriamo di avere risposte dall’interrogazione. Sarebbe un controsenso se ora il governo ci neghi il finanziamento considerato che abbiamo superato ben due selezioni e che si tratta di un bene confiscato. Il finanziamento deve essere confermato, se necessario andremo a Roma a far sentire la nostra voce e la necessità di avere sul nostro territorio un luogo simbolo di legalità".

Nessun problema a discutere di conflitto di interessi

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Noi non abbiamo nessun problema a discutere di conflitto di interessi, abbiamo depositato un disegno di legge alla Camera dei Deputati.
Il punto è che Di Maio non fa sul serio, vuole solo usare l’argomento per far dimenticare i condoni che hanno votato in questi mesi.
È una mossa totalmente strumentale.
Non pensino, però, di trovare una sponda nel PD per coprire i loro cedimenti sulla legalità.

No alla liquidità internazionale del poker

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Intervista di AgiProNews.

No, la politica non ha cambiato idea sulla liquidità internazionale del poker. Francia, Spagna e Portogallo hanno già avviato da oltre un anno le partite “condivise”, dopo aver firmato il 6 luglio 2017 (a Roma) un accordo con l’Italia.
Il nostro paese si è invece rapidamente sfilato dall’intesa e la vicenda è poi finita anche in Parlamento, con un’interrogazione presentata al ministro dell’Economia da Franco Mirabelli del Pd.
Lo stesso senatore Mirabelli – capogruppo del Pd nella Commissione parlamentare Antimafia - conferma ora ad Agipronews la propria netta contrarietà all’ipotesi di allargare le partite anche a giocatori di altri paesi. La liquidità internazionale per il poker online mostra un elevato «rischio di infiltrazioni della criminalità e di riciclaggio di denaro. Gli altri Paesi coinvolti non hanno le stesse tutele che abbiamo noi», ha sottolineato il senatore.