Contrastare la strada indicata da Salvini che ci riporta indietro

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Articolo pubblicato su Huffington Post.

In pochi giorni i nostri governanti hanno prima attaccato la legge Mancino sostenendo che fascisti e razzisti vanno comb attuti non con le leggi ma confrontando le idee.
Poi hanno spiegato che gli omosessuali sono cittadini di serie B incapaci di essere genitori.
Hanno chiarito che, tra un pubblico ufficiale che offende e espone al pubblico ludibrio una persona di origine rom e la invita a scendere da un mezzo pubblico e la persona offesa, ha ragione e va premiato il capotreno.
Il ministro degli Interni ha spiegato di considerare una medaglia l’accusa di istigazione all’odio razziale.
Passano l’estate a sdoganare i sentimenti peggiori delle persone e a demolire conquiste civili che pensavamo acquisite per sempre.
Il “prima gli italiani” è diventato “prima gli italiani bianchi, latini e eterosessuali”.
L’informazione viene continuamente richiamata ad adeguarsi al nuovo pensiero dominante, che poi è quello vecchio, di un tempo che speravamo di aver superato.
Di fronte a tutto ciò chi reagisce viene guardato con sufficienza.

Così assetati di poltrone che si vogliono spartire anche il Cai

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Articolo pubblicato su HuffingtonPost.

Alla Lega e al Movimento 5 stelle, sempre in nome del cambiamento, ma verso la ricostruzione della Prima Repubblica, non basta spartirsi tutti i posti che ci sono in Rai, alle Fs e in Cdp. Non ancora sazi, quelli dell'Italia agli italiani e quelli dell'uno vale uno ora hanno bisogno di altri spazi per soddisfare i propri appetiti, mettendo anche in discussione l'autonomia di altri enti e organizzazioni che, negli anni, hanno costruito una loro, sana e importante, autonomia dalla politica.
È il caso del CAI (Club Alpino Italiano). Nel decreto di riordino dei ministeri, trasferendo le competenze per questo ente dal Mibact al Ministero dell'Agricoltura, il governo ha pensato bene di inserire una norma che ci riporta nientepopodimeno al 1963 (la Prima Repubblica è con noi...), quando appunto era il Ministero competente a designare i 5 membri dell'organismo direttivo del Cai. Oggi al ministero competente spetta solo la nomina di un revisore per assolvere al ruolo di vigilanza sui bilanci.
Io, con i colleghi del Pd Parrini, Sbrollini e Farrari, ho presentato un emendamento soppressivo di questa norma. Ma mi chiedo: che fine ha fatto la battaglia grillina contro la occupazione della società da parte della politica? Quando si interviene così, cercando di imporre 5 nominati a gestire un ente come il Cai, in cui le cariche direttive sono tutte elettive e scelte dai soci, dove si va a finire?

La vera lotta alla ludopatia

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Articolo pubblicato su Democratica (file PDF).

Se la lotta alla ludopatia è davvero una priorità, allora il governo sia conseguente e coerente: preveda la diminuzione delle entrate dello Stato dal settore e il dimezzamento dell’offerta di gioco, altrimenti il divieto di pubblicità rimarrà soltanto uno slogan.
In questa direzione va il nostro disegno di legge sul riordino del settore del gioco, appena presentato a mia prima firma al Senato, che raccoglie l’eredità del confronto in Conferenza Stato Regioni ed enti locali e del lavoro svolto nella passata legislatura, con il sottosegretario Barretta. Su questo ci aspettiamo che il governo batta un colpo e che si confronti con le opposizioni.
Il disegno di legge del Pd intende riordinare l’intero settore, lasciando in capo allo Stato la regolamentazione del gioco pubblico, in leale collaborazione con le Regioni e con gli enti locali, con cui stringere intese.
Gli obiettivi della nostra proposta sono di ridurre l’offerta e la domanda di gioco, dimezzare il numero delle slot e delle sale gioco sul territorio e tutelare la salute dei cittadini, soprattutto dei minori e dei soggetti più deboli dalle ludopatie, contrastando il gioco d’azzardo patologico.
La qualità dell’offerta e le garanzie di credibilità e sicurezza degli operatori devono aumentare e deve crescere il controllo e la tracciabilità di tutti i flussi finanziari per garantire la legalità e contro il riciclaggio.

Immigrazione: nessuna svolta, nessuna novità storica

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Articolo pubblicato da HuffingtonPost.

L'entusiasmo con cui il presidente del Consiglio e il ministro degli Interni stanno festeggiando la disponibilità di alcuni Paesi europei a farsi carico di una parte delle persone sbarcate a Pozzallo appare francamente esagerato.
In realtà non siamo di fronte a nessuna svolta storica e neppure a un fatto nuovo.
Nel 2015 l'Unione Europea su pressione del governo italiano stabilì una quota di ricollocamento obbligatoria dall'Italia negli altri Paesi UE di 40.000 immigrati. A oggi, l'Europa non ha mantenuto interamente l'impegno grazie anche al rifiuto di molti Paesi a fare la propria parte preferendo essere deferiti alla Corte di Giustizia Europea per non aver adempiuto a un obbligo stabilito in sede comunitaria. Nonostante ciò, comunque, 12.500 persone sbarcate in Italia sono state collocate in altri Paesi europei.
Raccontare, come si sta facendo in queste ore, che le poche decine di immigrati che verranno accolti in pochi Paesi della Unione Europea rappresentano una novità storica, un successo del governo e della sua linea dura appare francamente propagandistico o perlomeno prematuro, certamente non giustificato dai dati di realtà.