Cornaredo, servono i fondi per l'ex mobilificio

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Articolo di Il Giorno.

Arriva in Parlamento il progetto di recupero dell’ex mobilificio di Cornaredo confiscato nel 2009 alla ‘ndrangheta e assegnato al Comune ma ancora in attesa dei finanziamenti. Il senatore Franco Mirabelli, vicepresidente del gruppo Pd al Senato, ha presentato un’interrogazione al presidente del consiglio Conte, per sapere "quali iniziative intende adottare il governo per garantire al Comune un esito positivo dell’istruttoria per l’assegnazione del finanziamento, se intende adottare misure di semplificazione delle procedure e della documentazione prevista ed eventualmente prorogare il termine in scadenza del 14 maggio 2019".
L'immobile in questione, di oltre 2.000 metri quadrati, confiscato all’imprenditore Costantino Mangeruca, presunto affiliato del clan Farao-Maricola di Cirò (Crotone), assegnato al Comune, dovrebbe diventare uno spazio polifunzionale nell’ambito del progetto "Bellezz@-Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati", per cui il governo gli ha assegnato un milione e 261mila euro di contributo.
Istituita la commissione ad hoc per l’attuazione del progetto e richiesta la documentazione al Comune, "la presidenza del consiglio ci ha chiesto il progetto esecutivo e lo stiamo definendo con il Politecnico – dichiara il sindaco Yuri Santagostino – ci chiedono la certificazione che l’ex mobilificio sia un bene culturale, ma non lo è. Speriamo di avere risposte dall’interrogazione. Sarebbe un controsenso se ora il governo ci neghi il finanziamento considerato che abbiamo superato ben due selezioni e che si tratta di un bene confiscato. Il finanziamento deve essere confermato, se necessario andremo a Roma a far sentire la nostra voce e la necessità di avere sul nostro territorio un luogo simbolo di legalità".

Nessun problema a discutere di conflitto di interessi

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Noi non abbiamo nessun problema a discutere di conflitto di interessi, abbiamo depositato un disegno di legge alla Camera dei Deputati.
Il punto è che Di Maio non fa sul serio, vuole solo usare l’argomento per far dimenticare i condoni che hanno votato in questi mesi.
È una mossa totalmente strumentale.
Non pensino, però, di trovare una sponda nel PD per coprire i loro cedimenti sulla legalità.

No alla liquidità internazionale del poker

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Intervista di AgiProNews.

No, la politica non ha cambiato idea sulla liquidità internazionale del poker. Francia, Spagna e Portogallo hanno già avviato da oltre un anno le partite “condivise”, dopo aver firmato il 6 luglio 2017 (a Roma) un accordo con l’Italia.
Il nostro paese si è invece rapidamente sfilato dall’intesa e la vicenda è poi finita anche in Parlamento, con un’interrogazione presentata al ministro dell’Economia da Franco Mirabelli del Pd.
Lo stesso senatore Mirabelli – capogruppo del Pd nella Commissione parlamentare Antimafia - conferma ora ad Agipronews la propria netta contrarietà all’ipotesi di allargare le partite anche a giocatori di altri paesi. La liquidità internazionale per il poker online mostra un elevato «rischio di infiltrazioni della criminalità e di riciclaggio di denaro. Gli altri Paesi coinvolti non hanno le stesse tutele che abbiamo noi», ha sottolineato il senatore.

Nuove norme sulla sicurezza stradale

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Il tentativo di attentato da parte del senegalese Sy, che conduceva uno scuolabus nonostante i suoi precedenti penali, pone l’attenzione sulla necessità di ammodernare le norme stradali attualmente in vigore. Per parlare di quali siano le modifiche necessarie e quali le modalità di approvazione di queste nuove eventuali normative, è intervenuto ai microfoni di Radio Radio il senatore del PD Franco Mirabelli: "Non c’è nessun intento polemico però mi pare evidente che c’è un vuoto legislativo. Il fatto che l’autista di quel pullman non fosse stato monitorato, che avesse ricevuto la sospensione della patente per guida in stato di ebrezza e tentata violenza su minori. Occorre che questo tipo di reati vengano comunicati ai datori di lavoro oppure che si stabilisca un dovere a verificare periodicamente i casellari giudiziari. C’è un tema che va ripensato, uno dei motivi per cui i datori di lavoro non sono a conoscenza è dato dal fatto che lo Statuto dei Lavoratori impedisce che ci sia un eccesso di controllo della vita dei dipendenti. Mi auguro che nessuno pensi di usare questa cosa per controllare di più i lavoratori".