Casa, Parchi, legalità, Expo

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Vorrei parlare di tre cose che stiamo facendo in Parlamento e che credo possano avere l’interesse delle Zona 9.
Parto dalla questione della casa.
Da pochi giorni è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge sull’emergenza abitativa di cui sono stato relatore al Senato che ha affrontato il tema scottante del bisogno di casa oggi – che la crisi ha complessivamente aggravato in Italia – e lo ha fatto provando a mettere in campo, per la prima volta dopo molti anni, delle politiche pubbliche.
In particolare, in una fase in cui aumentano le persone non ce la fanno più a pagare l’affitto e che rischiano lo sfratto per questo, ci siamo occupati soprattutto di rifinanziare i Fondi per il sostegno affitti e il Fondo per la morosità incolpevole.
Il Fondo Sostegno Affitti era stato azzerato due anni fa mentre oggi lo abbiamo rifinanziato con 100 milioni per il 2014 e 100 milioni per il 2015.
Il Fondo per la morosità incolpevole (cioè quello che va ad aiutare le famiglie che non ce la fanno più a pagare l’affitto perché, ad esempio, hanno perso il lavoro), lo abbiamo reso permanente, dando la possibilità ai Comuni - e il Comune di Milano sta già lavorando in questa direzione - di utilizzare questi soldi non per concedere finanziamenti a pioggia ma per costituire delle agenzie per fare incontrare la domanda abitativa con un’offerta che va costruita attraverso convenzioni con le cooperative, le quali possono mettere a disposizione appartamenti per le persone che perdono la casa.
Si tratta, quindi, di aver finanziato un fondo che sia di garanzia per i proprietari, i quali potranno così tenere in quell’alloggio gli affittuari, sapendo che comunque verranno pagati.
Abbiamo, poi, previsto una serie di interventi sugli alloggi popolari che, in questa zona, sono assolutamente necessari.
Ci sono tantissimi appartamenti di edilizia residenziale pubblica vuoti mentre ci sono liste di attesa che arrivano fino a 25.000 richieste di un alloggio popolare. Questa è una situazione inaccettabile.
Quegli alloggi sono vuoti perché spesso, per avere l’abitabilità, mancano di interventi che costano 5/10/15 mila euro. Con la nuova legge, abbiamo messo a disposizione 500 milioni da utilizzare nel 2014, in tempi rapidissimi, per i Comuni e per le Aler per intervenire al fine di mettere subito a posto gli appartamenti e assegnarli a chi ha diritto.
Oltre a questo, ci sono anche una serie di incentivi per i privati per costruire case da mettere in affitto a canoni moderati e per mettere in affitto a canoni accessibili per le famiglie gli appartamenti vuoti di molti privati che non li hanno affittati fino ad ora perché non era conveniente farlo.
Per questo abbiamo creato una serie di incentivi fiscali, come ad esempio la cedolare secca (cioè le tasse che vengono pagate dal proprietario che affitta) che scende al 10% per chi affitta a canoni calmierati.
L’intento di questi provvedimenti è quello di favorire la possibilità di affittare più case e, quindi, di dare una disponibilità maggiore di abitazioni per le famiglie che non ce la fanno a comprarsi la casa.
Tutti gli interventi sono volti all’affitto e questa è una grande novità. Abbiamo lavorato per incentivare l’affitto a canoni accessibili.v A fronte dello sforzo che lo Stato sta facendo, mettendo in campo oltre 1 miliardo, per creare soluzioni abitative in tempi rapidi con diverse politiche, c’è un articolo che dice ciò che dovrebbe essere scontato ma che purtroppo non è e cioè che non si possono occupare le case e che tutto deve essere fatto nella legalità perché il diritto alla casa è importante ma non si possono prevaricare altri diritti come, invece, fa chi occupa le case. Per cui abbiamo fatto una norma che dice che, da ora in poi, chi occupa abusivamente un appartamento non potrà avere gli allacciamenti da parte degli enti che si occupano di allacciare gas, luce e acqua e che chi occupa una casa popolare – cioè toglie il diritto a un’altra persona che lo ha maturato stando in graduatoria – nel momento in cui viene mandato via, non può iscriversi alle graduatorie per accedere alle case popolari per almeno 5 anni. Il senso di questa norma è anche quello di dare un messaggio.

Un’altra questione che riguarda questa zona è la riforma della legge sui parchi che stiamo discutendo, a cui sono già stati presentati degli emendamenti e che porteremo in Aula al Senato a breve.
In particolare, nella legge, si prevede la possibilità anche per i parchi regionali di aumentare la propria capacità di attrarre investimenti, stabilendo che anche in questi parchi, come ad esempio il Parco Nord, se c’è già all’interno un impianto, a quell’attività deve corrispondere una royalty. Si tratta cioè di un contributo che chi beneficia di queste attività interne al parco deve dare al parco per aiutarne il mantenimento.
Questa procedura era già prevista per i parchi nazionali, con la nuova legge pensiamo di estenderla anche ai parchi regionali. Il ricavato deve andare a finanziare i parchi per il 70% mentre il restante 30% andrà a finanziare un fondo a rotazione che servirà comunque a finanziare iniziative nei parchi regionali.

L’altra questione di cui mi occupo di più è quella della legalità e della lotta alla criminalità organizzata.
Tra qualche settimana presenteremo un rapporto sulla presenza della criminalità organizzata al Nord.
In questa legislatura, infatti, una delle priorità dell’azione della Commissione Antimafia è stato il tema di come sono insediate le mafie al Nord, quali caratteristiche hanno questi insediamenti, quale tipo di infiltrazioni ci sono da parte della criminalità organizzata nell’economia, nella società e nella politica, anche per mettere in campo delle misure di contrasto.
Abbiamo elaborato un primo rapporto, con la collaborazione di Nando Dalla Chiesa, che è uno dei consulenti della Commissione Antimafia, da cui emerge un quadro molto preoccupante di penetrazione della criminalità organizzata e, in particolare della ‘ndrangheta, nelle attività economiche e anche nella politica (lo abbiamo visto anche recentemente da alcune inchieste che hanno interessato Lecco e Viadana).
Si tratta di infiltrazioni molto preoccupanti che danno il segno di una criminalità, che quasi in silenzio e senza essere vista, assume un peso notevole condizionando non solo l’economia ma anche la convivenza civile e la democrazia anche in questa parte del Paese.
Al Nord la ‘ndrangheta si è riprodotta uguale a quella che c’è in Calabria. Ogni “locale” che c’è in Calabria ha un proprio corrispondente in Lombardia.
Questo è un fenomeno che va studiato e rispetto al quale vanno messe in campo una serie di misure di contrasto.
Su Expo, per quanto riguarda l’antimafia, è stato fatto un lavoro straordinario per impedire le infiltrazioni della ‘ndrangheta negli appalti e questo ha funzionato: sono state mandate via oltre 30 aziende, si è costruito un sistema informatico e un coordinamento di tutte le forze dell’ordine che diventerà un esempio per tutte le grandi opere per impedire le infiltrazioni mafiose.
Ovviamente, questi sistemi non hanno potuto impedire quello che è avvenuto nelle centrali appaltanti pubbliche.
Tuttavia, è stato raggiunto l’obiettivo di verificare ogni singola azienda (soprattutto quando ci sono stati in mezzo soldi pubblici) e di verificare i legami con la criminalità organizzata, in particolare in alcuni settori come ad esempio quello della movimentazione terra.
Si tratta di una cosa che dobbiamo continuare a fare, anche aggiustando meglio alcune norme.
Così come credo che serva anche fare delle norme per garantire che non accada ciò che è emerso dalle inchieste fatte negli ultimi anni e cioè che c’è un ruolo dei professionisti (quali commercialisti, avvocati) in tutte queste vicende. C’è una zona grigia molto preoccupante rispetto a cui oggi non abbiamo strumenti per intervenire.
Come si fa per le aziende che devono avere il certificato antimafia per partecipare ad un appalto pubblico, forse bisognerà cominciare a pensare che ci deve essere anche una white list di commercialisti e avvocati ecc. che garantiscono rispetto al fatto di non avere rapporti con la criminalità organizzata. Poi bisognerà anche cominciare a discutere con gli Ordini professionali affinché se una persona viene condannata per associazione mafiosa non può essere espulsa in una città e poi reiscritta in un’altra e continuare l’attività come se niente fosse.
Stiamo anche lavorando su un tema su cui credo che Milano sia un modello che è il tema dell’utilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata e, anche questo, è fondamentale perché purtroppo non in tutta Italia sta funzionando così bene e abbiamo già proposto una riforma dell’Agenzia che deve gestire questi beni.
Però, è importante dare il messaggio che si confiscano i beni della criminalità organizzata e si restituiscono alla società con un ruolo e con una funzione sociale. A Milano, su questo tema, questa giunta sta dando prova di efficienza.

Tre risposte veloci.
Bisogna investire di più nella sistemazione degli edifici scolastici, qualcosa lo si sta già facendo. Quello con le scuole è stato il primo impegno del Governo Renzi, che ha messo in campo oltre 1 miliardo e ha utilizzato modalità innovative e rapide con delle comunicazioni dirette tra i Comuni e il Ministero. Questo dovrebbe consentire l’avvio dei lavori di sistemazione in moltissime scuole in tempi brevi.
Credo che riusciremo a togliere dal patto di stabilità i lavori per il rifacimento delle scuole, consentendo così ai Comuni virtuosi (cioè quelli che hanno dei soldi in cassa da spendere) di poter intervenire per garantire la sicurezza delle scuole e la sicurezza degli alunni.

Su Expo abbiamo perso i primi 5 anni perché l’evento è stato preso in ostaggio da uno scontro di potere tra il Comune guidato allora da Letizia Moratti e la Regione di Formigoni, i quali hanno litigato sulla governance per un tempo infinito.
Sicuramente ci siamo trovati in ritardo ma, soprattutto, ciò che è ancora più grave è che ci siamo ritrovati in una condizione per cui Expo che, all’inizio, quando era stata ottenuta, era stata vissuta da tutti come un’opportunità per la città, si è trasformata solo uno scontro di potere e ha raffreddato gli animi di tanti cittadini.
In questi due anni si era riusciti a recuperare anche da questo punto di vista un’attenzione e una convinzione da parte di tanti cittadini milanesi sul fatto che Expo potesse essere una grande opportunità (per l’occupazione, il turismo, le infrastrutture che lascerà alla città) a cui guardare con entusiasmo.
Adesso è emersa questa triste vicenda degli appalti che, al momento, non ha ancora prodotto alcun effetto, nel senso che nessun appalto è stato bloccato. Questo significa che si stavano organizzando ma probabilmente non avevano raggiunto l’obiettivo. Però, questa vicenda ha nuovamente raffreddato gli animi su una grande manifestazione che, invece, avrebbe bisogno del sostegno della città perché è una grande occasione per Milano.
I numeri dei partecipanti, di quelli che saranno gli occupati, di quello che lascerà Expo dicono che bisogna recuperare attenzione e fiducia su questo.

Sul fronte della casa, ci sono sicuramente alcune realtà che sono state abbandonate a se stesse e che, invece, andrebbero recuperate. Tuttavia, penso che occupare un alloggio pubblico che spetta ad un’altra persona in graduatoria o un alloggio privato che ha comunque un proprietario, sia sbagliato e sia un reato e non vada praticato.
Nel 1998, cancellando i fondi Gescal, implicitamente abbiamo detto basta ad un modello fatto di grandi quartieri popolari che venivano costruiti con quei fondi.
Quel meccanismo oggi non c’è più e, quindi, occorre ripensare le politiche pubbliche. Il decreto sull’emergenza abitativa che abbiamo appena approvato è il primo provvedimento che mette in campo delle politiche pubbliche serie e che guardano al futuro da dopo il 1998.
Innanzitutto, con il testo approvato, si torna a dire che bisogna investire soldi pubblici sull’affitto. Cominciamo a tornare indietro rispetto all’idea che o si ha la casa di proprietà o si rimane senza casa. Anche perché oggi quel modello non è più perseguibile perché non ci sono le risorse sufficienti.
Inoltre, è cambiato tutto, a partire dal mercato del lavoro: difficilmente oggi vale ancora il modello secondo cui ci si compra la casa vicino alla fabbrica in cui si lavora e si sta lì tutta la vita; spesso si cambia anche città.
L’idea di fondo, quindi, è quella di creare opportunità di affitto a canoni che però non possono essere quelli del libero mercati perché non tutti vi possono accedere.
Con il decreto sono state incentivate tutte le operazioni che servono a realizzare questa possibilità.
Oggi, quindi, investiamo sull’housing sociale senza consumare nuovo suolo e facendo attenzione al fatto che tutti questi interventi devono garantire l’efficienza e il risparmio energetico. Anche perché, ad esempio, nelle case popolari i canoni per gli inquilini sono molto bassi ma poi aumentano in modo eccessivo le spese energetiche.
Stiamo favorendo il riuso di strutture che non sono più utilizzate, gli interventi per prendere una parte degli edifici di terziario abbandonati che ci sono a Milano - che corrispondono a 30 volte la volumetria del Pirellone - cambiamogli destinazione d’uso, si favorisce l’abbattimento e la ricostruzione di edifici ormai fatiscenti con l’obiettivo di creare case in locazione a canoni sociali e con operazioni che garantiscano un mix sociale. L’altro tema da affrontare, infatti, è quello dei quartieri popolari che diventano sempre di più dei ghetti perché ci stanno persone con redditi bassi e condizioni di disagio sociale elevato (anche perché spesso chi riesce ad arrivare alla casa, scalando la graduatoria, somma una serie di problemi gravi). L’idea di un mix di fasce di reddito diverse può garantire anche una maggior sicurezza. Questo la legge lo dice e lo incentiva.
In questo le cooperative hanno un ruolo fondamentale.
Le cooperative, in questi vent’anni, sono state una delle poche possibilità che hanno avuto le persone di trovare alloggi in affitto a canoni contenuti. Questo ruolo oggi lo potranno svolgere, insieme a tanti altri, in modo ancora migliore, forti di una scelta politica che va verso l’affitto.


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