Mettere al centro le persone

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Intervento svolto all'assemblea del Circolo PD di Rogoredo (video).

Abbiamo fatto molte assemblee in questi giorni ed è positivo stare in un partito che discute, in cui si esplicitano i dubbi, le incertezze e che ha eletto un gruppo dirigente con le Primarie, che contano molto di più dei sondaggi sulla piattaforma Rousseau.
In 15 giorni ad agosto abbiamo dovuto affrontare una crisi politica totalmente inattesa.
Penso che abbiamo gestito bene tutto questo e che Zingaretti sia stato molto bravo e che sia merito suo il risultato raggiunto perché ha saputo avere come bussola l’unità del PD.
In una fase così complicata, nulla si sarebbe potuto fare senza avere il partito unito.
Per una lunga fase non ci sono state le condizioni di trovare l’unità sull’ipotesi di fare un altro Governo che necessariamente doveva vedere come nostro alleato M5S. Sapevano che fino a pochi giorni prima c’era una parte del partito che considerava dirimente quel tema: ci sono state una fila di interviste a esponenti PD che dicevano “Mai con M5S” e minacciavano l’uscita dal PD in caso di accordo. Per questo Zingaretti ha annunciato subito l’intenzione di andare al voto: era la condizione che teneva insieme il PD.
Il cambiamento di linea di Matteo Renzi ha reso possibile lo sblocco della situazione e il raggiungimento dell’unità su questo punto.
Io non ho mai pensato che Lega e M5S fossero uguali: già un anno e mezzo fa si sarebbe potuto anche provare a sperimentare e verificare se c’erano le condizioni per un eventuale Governo ma un pezzo del PD non era d’accordo.
Ritrovata l’unità del PD su questo tema, si è andati a vedere e Zingaretti ha diretto bene questa fase complicata, tenendo insieme il partito.
Il risultato del Governo è figlio di un percorso che ha visto il PD unito come non lo è mai stato in tutti questi anni.
Questo è ciò che è successo.

La priorità oggi, per il PD, è quella di capire le ragioni per cui abbiamo scelto di fare un Governo con un nostro avversario politico e capire cosa dobbiamo fare d’ora in avanti per fare in modo che questo non sia solo un Governo che ritarda di qualche mese la vittoria elettorale dei sovranisti ma sia un Governo che possa cambiare il quadro politico e costruire un’alternativa vera ai sovranisti.
Le ragioni per cui abbiamo scelto di fare il Governo riguardano il Paese e, soprattutto, la democrazia del nostro Paese.
La frase di Salvini “datemi tutti i poteri” ci ha colpito molto ma non ci ha sorpreso. È molto tempo che Salvini lavora per costruire un modello di democrazia in cui c’è solo il rapporto del leader con il popolo e tutto ciò che c’è in mezzo (il Parlamento, il Presidente della Repubblica, le istituzioni di garanzia) va tolto o delegittimato.
Questa idea di democrazia è quella di Putin o di Orban; non è certamente l’idea di una democrazia liberale che noi continuiamo ad avere.
Questo è un pericolo che avremmo corso se fossimo andati alle elezioni, perché presumibilmente Salvini avrebbe vinto.
Oltretutto, non è una democrazia sana una democrazia secondo cui qualcuno, sulla base dei sondaggi, fa cadere un Governo ogni anno perché questo non consente al Paese di funzionare.
Inoltre, ci sarebbero stati altri problemi: innanzitutto sarebbe aumentata l’IVA e sarebbe aumentato lo spread.
Oggi, con lo spread che è sceso già all’annuncio del nuovo Governo, abbiamo risparmiato quasi 4 miliardi.
Lo spread non è un’operazione dell’Europa cattiva.
Lo spread indica semplicemente il grado di fiducia che c’è nel nostro Paese da parte di chi deve comprare i titoli di Stato, cioè prestarci i soldi per pagare il debito. Più c’è incertezza rispetto al futuro economico e meno gli investitori si fidano e aumentano gli interessi.
Perché sale lo spread se Salvini dice di voler fare la Flat Tax, arrivare al 5% di deficit, e quindi indebitare ulteriormente il Paese? Perché chi deve prestare i soldi pensa che sarà più difficile che ritornino e, quindi, li fa pagare di più. La conseguenza di tutto ciò sarebbe stata che avremmo avuto meno risorse a disposizione per i servizi.
Inoltre, saremmo in una condizione molto problematica nei rapporti con l’Europa: Salvini, infatti, avrebbe vinto contro l’Europa, per far saltare l’Europa.
Tutto questo è confermato da ciò che è già successo.
In questi giorni, in cui il Governo non ha neanche iniziato a lavorare, abbiamo già dato segnali di svolta, anche dal punto di vista dello stile.
Abbiamo chiuso la fase del “contratto” in cui ognuno ha le sue bandierine da portare a casa e stiamo provando davvero a fare un Governo insieme, senza fare polemiche ogni giorno su tutto come accadeva al Governo precedente in cui le due forze politiche volevano fare sia maggioranza che opposizione.
Abbiamo dato un po’ più di tranquillità al Paese e all’economia.
Il nuovo Governo ha sicuramente una credibilità diversa rispetto a quello precedente in Europa, lo dimostra il fatto che Gentiloni sia diventato Commissario Europeo all’Economia e per il nostro Paese è una cosa importante. Sicuramente questo potrà aiutare rispetto all’idea di scorporare dai parametri di Maastricht tutti gli investimenti per far fronte al dissesto idrogeologico o nel campo dell’innovazione per spingere la green economy. Probabilmente, essendoci maggior fiducia in noi, potremmo condizionare di più l’Europa e provare a cambiare l’Unione anche da questo punto di vista.
Un'altra svolta c’è stata sul fronte dell’immigrazione: è arrivata una nave con 80 persone e in una giornata si è risolto tutto senza sceneggiate, senza lasciare la gente a soffrire in mezzo al mare e senza agitare il problema per fare campagna elettorale invece di risolverlo. Si è fatto tutto insieme agli altri Paesi europei, stabilendo il principio, che speriamo venga certificato, secondo cui chi arriva in Italia, Grecia o Spagna entra in Europa non solo in quel singolo Paese e, quindi, tutti gli Stati si devono occupare di governare il fenomeno, non di usarlo come ha fatto invece Salvini.
Qualcosa, quindi, è già cambiato.

Oggi per il PD la priorità è quella di far funzionare questo Governo e non lo si fa soltanto dal Parlamento o da Palazzo Chigi ma si fa sui territori, se mettiamo in campo un partito che ci crede e che ritorna ad essere sul territorio, non facendo l’errore che abbiamo fatto nella scorsa Legislatura, dove abbiamo governato bene ma non lo abbiamo spiegato e in più non siamo stati capaci di raccogliere un sentimento di disagio, preoccupazione e rabbia che c’era, accontentandoci delle buone cose fatte e dei dati macroeconomici.
Oggi serve il partito.
Noi dobbiamo costruire un Governo che duri e che, in questi anni, ci deve consentire di costruire davvero un’alternativa ai sovranisti. Per fare questo sicuramente dovremo chiedere a M5S di cambiare; sicuramente il centrosinistra non potrà essere ciò che abbiamo pensato e conosciuto negli anni scorsi e anche noi dovremo cambiare.
Questa è la scommessa che abbiamo di fronte e non è una scommessa semplice: gli interlocutori sono difficili.
Sta passando, però, l’idea che serve costruire un’alternativa ai sovranisti per il Paese.
Ci saranno ancora litigi e incomprensioni ma penso che ciò che sta succedendo in Umbria è un dato che dice che, se PD e M5S sono in grado di rinunciare ciascuno ad alcune cose, si trova insieme la strada e probabilmente ci presenteremo insieme sostenendo una figura in grado di rappresentarci bene.
Questo è ciò che dobbiamo fare da qui ai prossimi anni e per farlo, dal Governo, abbiamo bisogno di fare cose che diano il senso della discontinuità rispetto al passato ma anche tra il Conte 1 e il Conte 2.
Il primo banco di prova sarà la manovra.
Noi lo abbiamo detto chiaramente e i temi che abbiamo posto sono tutte questioni su cui M5S dovrebbe essere d’accordo.
Sicuramente siamo d’accordo sul congelamento dell’aumento dell’IVA, sull’intervenire sul cuneo fiscale per lasciare più soldi in tasca ai lavoratori dipendenti dei ceti medio-bassi tagliando le tasse, sulla necessità intervenire per aiutare le famiglie con l’idea di azzerare le rette sugli asili nido per i ceti medio bassi.
Un altro elemento di discontinuità dal Governo precedente deve essere sulla legalità: oggi mettiamo al centro della manovra la lotta all’evasione fiscale mentre il Governo precedente aveva fatto 9 condoni e la Lega spiegava tutti i giorni che si potevano violare le regole sugli appalti se serviva a far girare l’economia.
Oggi su questo dobbiamo costruire discontinuità.
Così come una discontinuità si crea sull’idea di mettere al centro le persone più in difficoltà; l’idea di mettere un miliardo all’anno per costruire un “Piano Casa” per dare casa a chi la sta cercando e a chi non ce l’ha ma anche per ristrutturare e risistemare un patrimonio di edilizia residenziale pubblica che oggi è in condizioni molto compromesse.
Penso che se la finanziaria avrà dentro questi temi, daremo già un segnale forte di discontinuità e toccherà a tutti noi spiegarlo.
Non credo all’alternativa tra una sinistra-sinistra che ripropone modelli del ‘900 e una sinistra che dice “arrangiatevi”.
Penso, invece, che dobbiamo fare quello che abbiamo deciso insieme al congresso: pensare alle persone e fare in modo di dare risposte concrete ai problemi delle persone.
Credo che il PD oggi debba parlare di questo.

Renzi ha deciso di fondare una nuova formazione politica a partire dai gruppi parlamentari eletti nel PD. È una scelta che io non condivido: a mio avviso è un errore, rispetto al partito e rispetto al Governo ed è un errore in generale. Quando ci si divide, la frammentazione non aiuta nessuno.
Il PD è nato come il partito che doveva unire i riformisti e unire il Paese.
Se qualcuno, ogni volta che pensa di non essere sufficientemente valorizzato, decide di andarsene, per me commette un errore.
Ho sentito ragioni diverse da chi ha lasciato il PD e una di queste sarebbe quella di voler “coprire uno spazio al centro”.
A mio avviso, si tratta di un errore ancora più grave perché mi domando se ci sia ancora uno spazio al centro e se non stiamo facendo un’analisi antica. Il mondo ovunque vede una radicalizzazione, si sta da una parte o dall’altra e uno dei grandi temi divisivi, ad esempio, è l’Europa.
Davvero c’è uno spazio in mezzo? O si sta da una parte o dall’altra.
Credo, quindi, che con la scissione si sia fatto un errore.
Noi stiamo ancora scommettendo su un Partito Democratico che riesca a rappresentare a rappresentare le diverse culture riformiste ma è una sfida tutta aperta e non si risolve dicendo “io me ne vado da solo a rappresentare solo un pezzo”. Non credo che sia questa la risposta.
Un’altra cosa che vorrei che fosse chiara è che noi non diventiamo il “PD di sinistra” ora perché Renzi se n’è andato.
Noi siamo il PD di prima; siamo il PD che ha fatto la scommessa di unire i riformisti.
Renzi ha fatto un’altra scelta ma noi da questo punto di vista non arretriamo di nulla.
Lo devono sapere quelli che sono contenti che Renzi se ne sia andato perché pensano che adesso si possa “fare la sinistra”; lo deve sapere Renzi e chi continua a evocare l’ingresso di Bersani e D’Alema e il ritorno indietro con “Bandiera Rossa” (oltretutto al Senato Italia Viva è entrata nel gruppo dei socialisti).
Non succederà nulla di tutto questo.
Lo dico anche a chi pensa che adesso dobbiamo guardare un po’ con sospetto i renziani che restano nel PD, pensando che siano “quinte colonne”.
Io penso che adesso dobbiamo aprire le porte, allargare le maglie, abbracciare chi resta e fare di tutto affinché non ci sia più nessuno che se ne vada e che sia sempre più chiaro che in questo partito c’è spazio per tutti i riformisti e per tutti quelli che vogliono cambiare il Paese come abbiamo sempre pensato.
Dobbiamo stare in campo, tutti, anche il partito sulle ragioni di una scelta, sui contenuti, sulle proposte del Governo e sull’ambizione che abbiamo, sapendo che per farlo dobbiamo cambiare noi e devono cambiare gli altri, ma noi dobbiamo costruire l’alternativa ai sovranisti e con le vecchie formule non riusciremo a costruirla.
Adesso questa è la partita perché non basta dare una risposta a Salvini.
Sono entusiasta del fatto che Salvini non sia più al Governo però se non facciamo funzionare il Governo e non costruiamo l’alternativa ai sovranisti, Salvini torna.
C’è bisogno, quindi, di fare tante cose anche sui territori.
A Rogoredo è stato fatto un bel lavoro sul “bosco della droga” ma non basta, dovremo fare un ragionamento su come riempire lo spazio che si è liberato. Ora c’è l’ipotesi che in questa zona sorga anche il Conservatorio e lavoreremo tutti affinché il progetto si realizzi.

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