Il futuro delle associazioni di Sesto San Giovanni

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Intervento all'incontro "Quale futuro per le associazioni sestesi?" (video).

Noi, in Parlamento, abbiamo fatto ciò che dovevamo fare e che potevamo fare rispetto alla vicenda che ha coinvolto le associazioni di Sesto San Giovanni: abbiamo sollevato una questione che riguarda il territorio di Sesto ma che è anche nazionale.
Il valore di ANED e del loro archivio conservato a Sesto, infatti, va oltre il territorio sestese e, quindi, credo che sia stato giusto porre la questione a livello nazionale.
Con un’interrogazione depositata in Senato, abbiamo chiesto al Presidente del Consiglio cosa intende fare per tutelare questo patrimonio, che è di Sesto San Giovanni ma è anche del Paese.
Ovviamente abbiamo sollevato la questione a livello nazionale anche sapendo che c’è una questione più generale che riguarda il rapporto conflittuale che ha l’attuale amministrazione sestese con l’associazionismo. Una vicenda come quella della messa all’asta della palazzina in Via Dei Giardini (dove sono ospitate diverse associazioni, tra cui ANED) dimostra come vi sia una volontà punitiva da parte dell’amministrazione comunale nei confronti delle associazioni e, soprattutto, nessuna volontà di dialogo.
Sono stato anche alla conferenza stampa di ANED, dove è intervenuto un avvocato che sta seguendo questa vicenda e penso che, accanto alla politica, ci siano anche strade legali che possono rendere molto difficile il percorso trionfale che ha in mente il sindaco Di Stefano su queste vicende, in quanto ci sono molti argomenti per resistere.
Credo anche che ci sia una questione politica, civile, democratica e seria a Sesto San Giovanni se si mettono insieme tutti i punti.
Questo richiede il fatto che il Partito Democratico e gli altri partiti che non si riconoscono nelle scelte dell’attuale amministrazione debbano fare la propria parte nelle istituzioni e debbano essere capaci di fare il proprio dovere e di stare dentro ad un movimento che, però, deve avere nelle associazioni la propria ispirazione. E deve essere un movimento che deve cominciare a parlare a tutti i cittadini perché stiamo parlando del patrimonio e dell’identità di una città.
ANED è una realtà unica, in quanto a Sesto non c’è stata solo la deportazione degli ebrei nei campi di concentramento ma in questo territorio c’è stata anche una deportazione politica delle persone che lavoravano nelle grandi fabbriche e che hanno cominciato la Resistenza e si sono opposte al fascismo.
Per questo, mi ha colpito molto l’intervista dell’assessore Pizzocchera che spiegato di aver proposto ad ANED di presentare un progetto che verrà preso in considerazione se si occuperà anche delle Foibe e dei morti dell’11 settembre.
L’idea di fondo mostra un’ignoranza e un livello agghiacciante perché vuol dire che abbiamo un’amministrazione che pensa che il mondo si divida in quelli che stanno con loro e quelli contro di loro, e questi ultimi sono i “terroristi islamici” dell’11 settembre, i “comunisti” che hanno messo le persone nelle Foibe.
Questa idea portata nella città di Sesto San Giovanni, con il patrimonio che c’è, è agghiacciante.
Questa idea impedisce di trovare un punto che è emerso più volte nella discussione con le associazioni: le associazioni non sono un patrimonio della sinistra ma della città; sono carne viva di Sesto San Giovanni; sono cresciute dentro Sesto e l’hanno fatta crescere e pensare di ridurle ad un elemento di una fazione vuol dire davvero entrare con un cuneo e spaccare la convivenza civile e le solidarietà dentro una città.
Non si riesce a capire che l’associazionismo è una ricchezza per Sesto e bisognerebbe saperci dialogare, a prescindere dalla parte politica.
Le associazioni non sono solo un elemento che dà servizi ai cittadini ma promuovono anche la convivenza civile; fondano l’identità sestese per come conosciamo Sesto San Giovanni; creano la partecipazione e la solidarietà tra le persone.
C’è, quindi, l’idea evidente di voler cancellare un patrimonio e dobbiamo denunciarlo.
In operazioni di questo tipo, il sindaco Di Stefano non è solo perché frasi del tipo che la “Resistenza appartiene al passato” le dice anche il Ministro degli Interni.
L’idea è che tutta la Storia che abbiamo dietro non conti più niente e adesso si azzeri tutto e, di conseguenza, vengano rilegittimati anche soggetti come Casa Pound, a cui il Comune di Sesto ha dato una sala.
Questa è un’idea che va avanti e contro cui bisogna combattere.
Non c’è solo l’idea di cancellare un patrimonio ma c’è l’idea di dividere la città.
C’è un’idea autoritaria della città.
Tutte le associazioni hanno spiegato che il Sindaco non si è confrontato e non ha voluto dialogare con nessuno.
A Sesto, quindi, c’è un Sindaco che - in maniera autoritaria - sceglie chi può e chi non può fare delle cose; sceglie chi sono le associazioni buone e quali sono le associazioni cattive; decide chi può essere assistito e chi no.
La vicenda della chiusura dello sportello immigrati dice questo.
Però si può vincere contro queste scelte e lo dimostra la vicenda del sostegno ai ragazzi disabili: l’amministrazione l’aveva tolto ma è stata sconfitta per via giudiziaria grazie alle associazioni che si sono mobilitate e adesso quei bambini e quei ragazzi avranno l’insegnante di sostegno.
L’attuale amministrazione sestese fa questo: spacca la città, divide e dobbiamo spiegare che in questo modo si sta peggio tutti perché tutto è fatto con questa logica di cancellare il passato e di dividere.
Penso, quindi, che ci sia una grande battaglia da fare.
Noi ci siamo: quello che potremo fare in Parlamento lo faremo e quello che potremo fare sul territorio da parlamentari lo faremo perché questa non è una vicenda locale ma riguarda una grande città che è stata un simbolo e su cui ora si sta facendo un’operazione che non è accettabile.
Per questo abbiamo bisogno di tutte le forze in campo e tutte le energie possibili per spiegare innanzitutto cosa sta succedendo.


Video dell'intervento»


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