Il PD visto da Milano

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Interventi svolti ad un dibatti alla Festa dell'Unità a Milano (video).

Il PD da Milano si vede un po’ meglio che da altre parti, nel senso che credo che qui, in questi anni, siamo riusciti a tenere insieme un quadro politico, sia dentro che fuori dal partito, che ha prodotto risultati utili e positivi.
A Milano, il PD ha litigato meno e, dato che alle porte ci sono i congressi metropolitano e regionale, credo che dobbiamo fare uno sforzo per mantenere questo quadro.
Questo non significa non distinguersi o non dire ciò che si pensa ma vuol dire cercare di farlo in un clima unitario che in questi anni ci ha consentito di fare cose importanti.
Non penso che il “modello Milano” sia qualcosa di straordinario o di esportabile altrove ma penso che quel modello corrisponda alla capacità che abbiamo avuto di non costruire schemi, di guardare a ciò che la società milanese ha prodotto, cercando di valorizzare le spinte migliori che sono nate e cresciute in questa città.
Sia l’esperienza di Pisapia che quella di Beppe Sala oggi sono solide e credo che abbiano ancora un consenso importante proprio perché non abbiamo ragionato su formule politiciste ma abbiamo guardato a Milano e abbiamo capito che bisognava collegarsi con pezzi di questa città, che sono vivaci e vanno valorizzati perché esprimono un’idea di progresso, crescita, democrazia, attenzione ai diritti sociali e civili, e abbiamo messo in campo proposte credibili.
Nei giorni terribili delle vicende della nave Diciotti, che molti di noi hanno seguito con angoscia perché non c’era una reazione nella società italiana, mi sono domandato perché, invece, Milano ha avuto la capacità di mettere in campo una risposta. E forse ciò è avvenuto perché Milano è una delle poche realtà in cui è possibile mettere insieme quelle forze (associazioni, cultura ecc.) che sono già legate e sono diventate protagoniste della città.
Se dovessi dire cos’abbiamo fatto in questa città e qual è il contributo del PD per Milano, risponderei che è stato il costruire un progetto politico e una proposta di Governo che ha reso protagonista il meglio di questa città.

Video dell’intervento»  

Credo che il prossimo congresso debba esserci al più presto, debba sicuramente eleggere il Segretario e questo deve avvenire sulla base di una linea politica che dica cosa dobbiamo fare per rifondare il PD e ricostruire l’alternativa al Governo del Paese.
Vorrei che si discutesse di questo.
Se il congresso è iniziato in questi giorni, è iniziato male perché la discussione da fare non può essere quella sulle alleanze.
Alcuni dicono che il congresso si giocherà tra chi vuole allearsi con il Movimento 5 Stelle e chi no.
Penso, invece, che nel nostro partito nessuno voglia allearsi con il Movimento 5 Stelle.
Sarebbe assurdo se fosse il contrario.
C’è, infatti, un punto su cui il Governo giallo-verde sta in piedi e l’alleanza Lega-M5S può avere un futuro: queste due forze politiche sono d’accordo nel voler costruire una democrazia illiberale, in cui non c’è spazio per le istituzioni terze o di controllo e per le opposizioni perché chi vince comanda.
Questo è ciò che avviene in Ungheria (e non è un caso che la Lega spieghi che Orban è un punto di riferimento), Turchia, Russia ed è la democrazia in cui chi vince prende tutto e toglie spazio alle opposizioni.
M5S e Lega stanno facendo insieme l’attacco ai giornalisti, ai magistrati, al Presidente della Repubblica, al mondo della cultura e a chiunque dica qualcosa di diverso da ciò che vogliono loro.
Non si tratta mai neanche di attacchi sul merito delle singole questioni ma è un attacco che si basa nel dire che l’altro non è legittimato a fare alcune affermazioni a loro contrarie.
Per questo motivo ritengo che il tema dell’alleanza con M5S non esiste e comunque non è un tema da discutere al congresso.

Al congresso dobbiamo discutere di come fare per recuperare un rapporto con il nostro popolo, quello su cui si fondano le ragioni della sinistra.
Come recuperiamo un gap per cui la sinistra, nel mondo, è apparsa come quel soggetto che, anziché difendere i cittadini e i più poveri, ha prima pensato di garantire la globalizzazione?
Questo, dal 2008, con la crisi, ha voluto dire “aiutiamo quei poteri che possono garantire che in qualche modo non salti in aria tutto”.
Nonostante abbiamo lavorato molto per fare leggi e approvare provvedimenti per rilanciare l’economia, creare l’occupazione e pensare ai più deboli, siamo apparsi come coloro che, prima di fare una proposta sul come affrontare i problemi di chi sta male, pensano alla compatibilità economica.
Questo non è stato solo un problema del PD ma di tutta la sinistra nel mondo perché la sinistra nel mondo ha sposato la globalizzazione pensando che fosse un’autostrada che avrebbe portato a magnifiche sorti per l’umanità.
Nel 2008, con la crisi, questo incantesimo si è rotto e noi siamo rimasti lì.
Questo, dunque, è il primo tema da affrontare al congresso.

Il secondo tema da affrontare al congresso riguarda il tornare tra le persone. Non voglio discutere del rapporto con M5S ma voglio discutere del rapporto con le persone, nei quartieri e dove ci sono dei problemi.
Anche a Milano dobbiamo domandarci se il PD c’è in certe situazioni.
Ci siamo sulla vicenda del “bosco della droga” di Rogoredo? La risposta che stiamo dando e la vicinanza ai cittadini è sufficiente?
Credo che questa debba diventare la bussola.
In Comasina, quando un gruppo di persone ha circondato una volante della polizia, siamo andati a capire cosa stava succedendo?
A mio avviso, dobbiamo ricominciare a fare queste cose. E per ricominciare a farle abbiamo bisogno di un partito come lo abbiamo conosciuto e come oggi è la Lega, che sta nei quartieri, che è dove ci sono i problemi, dove ci sono le contraddizioni e vicino ai cittadini.
Il PD deve recuperare questo aspetto.
Questi non sono gli unici temi importanti, ma se riusciamo a sciogliere questi nodi al congresso, al di là del leader, facciamo dei bei passi avanti.

Il risultato elettorale del 4 marzo mostra che evidentemente non siamo stati abbastanza vicini alla gente per spiegare che eravamo lì anche ad ascoltare e non solo al Governo a fare le leggi. L’ascolto e la vicinanza sono cose che ci sono mancate.
Non è solo un problema di apparenza: il problema è che la sinistra nel mondo ha scelto di seguire la globalizzazione. Quando la globalizzazione ha comportato delle contraddizioni, come è successo con la crisi, noi siamo apparsi come quelli che non rappresentavano prioritariamente gli interessi del popolo. Abbiamo parlato di “responsabilità” ma il risultato è stato questo.

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Un altro tema da discutere al congresso penso che riguardi le primarie e, più complessivamente, lo Statuto del PD, in quanto da qui si determina che partito vogliamo ricostruire.
Sicuramente dobbiamo fare un ragionamento.
Le ragioni per cui abbiamo inventato le primarie - che sono state uno strumento straordinario, come lo è l’idea che un partito chiede ai propri elettori di scegliere il leader - non sussistono più in questa fase storica.
Aveva un senso che gli elettori del PD votassero il Segretario quando, per l’automatismo previsto dallo Statuto, questi era anche il candidato premier.
A mio avviso, oggi, questo quadro non è riproponibile.
Questo non vuol dire rinunciare ad una partecipazione ampia o tornare indietro a delegati o comitato centrale ma dobbiamo comunque riflettere su come ottenere la massima partecipazione per eleggere un Segretario che, oggettivamente, ha un ruolo diverso. Il sistema elettorale vigente e la scomparsa del bipolarismo implicano che non abbia senso candidare qualcuno alla premiership.

Sono contrario alla polemica pubblica sui giornali ma il tema non può essere solo quello delle “minoranze cattive”: bisogna capire cosa non va per cui a livello nazionale, anziché discutere nelle sedi opportune, lo si è fatto sui giornali. Forse le sedi che avrebbero dovuto definire uno spazio anche per le minoranze di veder riconosciuta la propria posizione non hanno funzionato.
Il tema, quindi, è come governiamo il pluralismo dentro al partito.
Le polemiche sui giornali le abbiamo pagate molto in termini di consenso ma non risolviamo il problema vietando le dichiarazioni di chi la pensa diversamente.

Il riferimento di tutte le nostre prossime decisioni devono essere i cittadini, soprattutto quelli che hanno più bisogno.
Se il reddito di cittadinanza che troveremo nella Legge di Bilancio sarà più simile al Reddito di Inclusione, aggiungendo risorse per contrastare la povertà, con lo stesso meccanismo introdotto dal REI, non potremo dire che non va bene.
Sulla proposta delle pensioni a quota 100 non penso che il PD debba rispondere di no perché c’è un problema di tenuta dei conti ma dovremo dire che abbiamo altre proposte che, ad esempio, si occupano della pensione dei giovani. Il problema della Legge Fornero e della quota 100, infatti, riguarda solamente le persone che andranno in pensione entro i prossimi dieci anni mentre tutti coloro che ci andranno dopo rischiano di avere livelli di pensione ridicoli e difficilmente potranno arrivare a quota 100.
Il PD, quindi, non deve rispondere in base alle compatibilità economiche ma deve rispondere che si occupa del problema e che la priorità sono i giovani, anche perché abbiamo in parte già pensato a mandare in pensione prima gli altri, con l’introduzione dell’APE.
Il tema da affrontare è come mandare in pensione i giovani con dei livelli di reddito sufficienti.
Non possiamo fare l’opposizione comportandoci come se stessimo al Governo, pensando alle compatibilità economiche.
Dobbiamo fare proposte che parlino ai cittadini.
Non andiamo a dire che non condividiamo le proposte degli altri perché pensiamo alle compatibilità economiche o ai vincoli europei di cui ai cittadini, soprattutto quelli in maggiore difficoltà, non interessa nulla o vivono in maniera allergica.

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